Comfort food, il cibo che ci consola

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Comfort food il cibo che ci consola

Comfort food, il cibo che ci consola

Cos’è il comfort food?

Con il termine inglese “Comfort food” si indicano quegli alimenti che, consumati, offrono un senso di piacere, benessere al corpo e soddisfano un bisogno emotivo. Il cibo assume un ruolo che va al di là del semplice nutrimento e  ha capacità di confortare, consolare, coccolare.

In genere è il cibo dell’infanzia o legato a una persona, a un posto o a un tempo felice. La torta della nonna, ad esempio, le tagliatelle della mamma, etc.

 


Perché non riusciamo a smetterla con il comfort food?

Spesso ingurgitiamo quello che ci capita a tiro magari mentre siamo impegnati a fare altro, senza renderci conto delle quantità e, tanto meno,  del sapore di quel determinato alimento. Altre volte invece ci concediamo qualcosa di gratificante che ci appaga per sapore, odore e palatabilita così che ritroviamo per un po la pace dei sensi, mettendo da parte amarezze, dispiaceri e preoccupazioni.

Secondo i dati pubblicati da Censis- Coldiretti (2010) nel ” Primo rapporto sulle abitudini alimentari degli italiani”:

  • il 36,8% degli italiani dichiara che vorrebbe seguire ” un regime alimentare più sano, ma spesso non ci riesce”
  • emerge che ciò che influenza il tipo di alimentazione sono per il 33,2% della popolazione caratteristiche e scelte soggettive
  • solo il 14,9% dà  peso ai valori nutrizionali quando mangia fuori casa
  • il 29,7% quando mangia in casa

La scelta viene influenzata da dinamiche relazionali, da precise convinzioni e dalle emozioni.

Infatti, i cosiddetti “mangiatori emotivi“, sono portati a utilizzare il cibo come sostituto simbolico di qualcosa che manca, come un oggetto che diventa fonte di soddisfazione, seppur di breve durata.

  • “Non sono soddisfatta di me”
  • “Non riesco ad avere una relazione soddisfacente con quella persona””
  • “Non riesco a farmi valere al lavoro”

Sono solo alcune delle affermazioni che spingono a ricorrere al cibo come consolazione. Si cerca soddisfazione nel cibo che ci fa sentire meglio e allevia le sofferenze date dall’ ansia, dalla tristezza e dalla rabbia, il cibo che ci consola e ci rassicura anche se momentaneamente.

 


Cosa succede quando scegliamo di ricorrere al cibo come elemento di conforto, comfort food, anziché di nutrimento?

La valenza consolatoria del cibo è dimostrata dagli studi sui meccanismi fisiologici alla base del desiderio smodato e incontrollabile per i “comfort food”, non a caso sempre ricchi di carboidrati.

È frequente, infatti, che ci si consoli con un dolce, dei biscotti, un pezzo di pizza o una fetta di pane.

Al di là della facile reperibilità di questi alimenti, il meccanismo alla base del desiderio incontrollabile di assumere carboidrati è legato alla produzione di serotonina, neurotrasmettitore responsabile delle sensazioni di calma e tranquillità, e all’abbassamento dei livelli di cortisolo, ormone dello stress,  prodotti da tali alimenti. Si crea, quindi, un vero e proprio effetto calmante e appagante, una vera e propria dipendenza come avviene con il caffè, l’alcol e le sigarette.

Si stabilisce un circolo vizioso in cui il ricorso al cibo diventa incontrollabile perché si è creata una dipendenza dalla quale è difficile uscire a causa della gratificazione a livello fisiologico e della convinzione di non essere capaci di liberarci dal meccanismo di dipendenza con gravi ricadute sull’autostima personale.

Dunque, mangiare non è qualcosa di matematico basato sul calcolo delle calorie e sull’adozione uno stile alimentare adeguato, ma è un processo che fa leva su aspetti più profondi e radicati nel nostro essere. Per questo, per raggiungere e mantenere il peso forma è  necessario considerare i meccanismi psicologici del nostro rapporto con il cibo.

Dott. Federica Morini

 

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