Fame nervosa: sopravvivere al cambio di stagione

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Fame nervosa: sopravvivere al cambio di stagion

Fame nervosa: sopravvivere al cambio di stagione

Con il diminuire delle ore di luce, l’arrivo della nebbia e delle prime piogge è normale sentirsi giù di tono.

Capita a tutti, man mano che le giornate si accorciano, di sentirsi più stanchi, pigri, irritabili e con poca concentrazione nello studio o nel lavoro.

Tutta colpa del cambio di stagione che rende più vulnerabile il fisico, portando a possibili problemi di insonnia e gastrointestinali, e mette a dura prova anche il nostro benessere psicologico ed emotivo.

Con l’arrivo dell’autunno può capitare a tutti di sentirsi spossati. Il nervosismo, l’ansia e lo stress sono problemi con cui si può facilmente avere a che fare anche in questa stagione e a risentirne è il nostro umore. Il nostro organismo è, infatti, sensibile ai cambiamenti climatici e alla variazione di esposizione alla luce solare. Questi cambiamenti, insieme allo stile di vita frenetico, incidono negativamente sul benessere psicofisico determinando la presenza delle fastidiose sensazioni di stanchezza, astenia, irritabilità e difficoltà di concentrazione.

Un altro problema con il quale ci si ritrova a fare i conti è l’aumento del senso di fame. Si tratta però della “fame nervosa” (eating emozionale) ossia quella particolare situazione in cui si ricorre al cibo per far fronte alle emozioni legate alle attività della vita quotidiana.

 

Mangiare spinti dalla fame nervosa non è prerogativa di chi ha problemi di sovrappeso, tutti noi raramente mangiamo solo per soddisfare la fame biologica e per nutrirci. Diverse sono quindi le emozioni che inducono a consumare alimenti calorici, facendoci sentire completamente privi di controllo. Si può eccedere con il cibo spinti dall’influenza di ansia, tristezza, solitudine, noia, rabbia o desiderio di divertimento nelle situazioni sociali.

 

Come fa il nostro stato d’animo a influire sulla scelta di cosa mangiare?

I risultati della ricerca sulla connessione tra la selezione del cibo e uno stato d’animo basso mostrano che le persone con uno stato mentale negativo sono più propense a scegliere cibi zuccherati, grassi o salati – per indulgenza verso se stessi o comodità – rispetto a quelli nutrienti.

Gli alimenti consolatori possono aumentare l’energia e migliorare l’umore nell’immediato ma questi effetti positivi sono di solito fugaci e hanno, spesso, un risvolto negativo perché sono seguiti  da sensi di colpa (dato che sappiamo che questi alimenti non sono buoni per noi) e da un conseguente calo di umore. Ecco quindi che si può innescare un maggiore consumo di cibi non buoni creando un circolo vizioso.

La ricerca suggerisce che, invece, essere di buon umore rende più propensi a scegliere alimenti nutrienti a basso contenuto di zucchero, sale e grassi e permette di concentrarsi sui benefici a lungo termine di questi alimenti sani. Ma altri studi indicano la possibilità, per le persone di buon umore, di consumare comunque alimenti golosi o mangiare in eccesso.

Anche i pensieri hanno un ruolo nella scelta dei cibi: i pensieri incentrati sul futuro possono portare a scelte alimentari più sane. Inoltre, uomini e donne si differenziano nelle scelte degli alimenti in base alle emozioni provate: le donne sono più propense a mangiare cibi appaganti quando si sentono depresse, sole o colpevoli, mentre gli uomini sono più inclini a rivolgersi a zuppe, pasta e bistecche come ricompensa quando si sentono ottimisti.

– Allora è l’umore o la scelta del cibo a condizionarci maggiormente?

– Chi rischia di essere il pilota più forte: l’umore o il cibo?

– E’ il consumo di cibi particolari a portare al cambiamento di umore o è il nostro stato d’animo il fattore predominante nel determinare la scelta di ciò che mangiamo?

La ricerca suggerisce che gli alimenti che consumiamo sono importanti nell’influenzare l’umore di un paio di giorni più tardi. Questa associazione è più forte per gli stati d’animo negativi, così il consumo di energia eccessivo, i grassi saturi e il sodio sono stati associati a un umore peggiore due giorni dopo.

I nutrienti presenti nei cibi sani sembrano lavorare in sinergia per indurre il cervello a produrre l’ormone che fa sentire meglio, la serotonina, che è associata a un miglioramento dell’umore e a sensazioni di relax. E mangiare cibi che mantengono un livello costante di zucchero nel sangue entro la gamma appropriata, come i cereali integrali, aiuta a stabilizzare l’umore.

E’ certo che una dieta equilibrata può conferire benefici per la salute non solo fisica, ma anche una migliore salute mentale  e un miglioramento del tono dell’umore.

Alcuni consigli per non invitare le emozioni difficili a tavola:

  • se ancora prima di ordinare al ristorante, si finisce il cestino del pane, si può deviare l’attenzione verso la conversazione con gli altri commensali;
  • spostare lo sfogo dello stress dal gusto al tatto;
  • giocare con i colori quando si accostano i cibi, anche l’occhio vuole la sua parte;
  • gustare ogni boccone lentamente, il senso di sazietà arriverà prima;
  • non mangiare in pigiama o in tuta perché impediscono di sentire le forme del corpo;
  • prima di mangiare fare qualcosa che appaga, per non sfogare l’ansia di gratificazione sul cibo.

 

Dott.ssa Federica Morini

Psicologa-Psicoterapeuta

federicamorini@tiscali.it

Carpi, via Lincoln 2

 

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