Figli e cibo: l’alimentazione come comunicazione in famiglia

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Figli e cibo

Con l’intervento di un esperto, la dott. Morini, oggi condividiamo un argomento molto delicato: il rapporto col cibo dei nostri figli.

Questa collaborazione è nata dall’esigenza di fare sempre più chiarezza su una tematica che, oggi più che mai, ci tocca da vicino.

Ogni mese affronteremo argomenti diversi per rendere il più completa possibile l’informazione sull’alimentazione e sulla stretta relazione con la nostra mente”

dott. Sabrina Del Buono

 

Figli e cibo: l’alimentazione come comunicazione in famiglia

I figli a tavola sono il tormento di molti genitori.

Il bambino che regolarmente sputa la pappa, oppure, crescendo, mangia pochissimo o, al contrario non la smette mai di mangiare.

Il comportamento alimentare diviene molto presto veicolo di messaggi che fanno del nutrirsi una prima forma di comunicazione legata alla dimensione affettiva del bambino con l’ambiente familiare.

Ecco perché i disturbi dell’alimentazione possono avere un precoce esordio pediatrico. Il disagio verso il cibo può riguardare bambini molto piccoli perché nutrirsi è una forma di scambio e di comunicazione con la mamma e il papà.

Ciò spiega la facilità con cui l’atto del nutrirsi può intrecciarsi con altri significati e trasmettere messaggi relativi a difficoltà nella regolazione emotiva, alla fatica di separarsi, di accettare le novità e le trasformazioni fisiche, che il bambino o il preadolescente rivolge ai propri genitori.

Quindi, al posto del pianto e delle parole è il cibo, rifiutato o divorato, il mezzo per comunicare.

Nell’infanzia e nella preadolescenza un figlio non è solo nutrito attraverso una sana alimentazione, ma si nutre di quel cibo particolare che non riempie lo stomaco ma il cuore perché risponde alla sua domanda di amore, al suo desiderio di essere riconosciuto come soggetto unico e diverso.

Crescendo può accadere che l’insoddisfazione per il proprio corpo si manifesti già durante la scuola elementare.

L’obesità nella prima infanzia è il problema nutrizionale più diffuso ed è destinato a trascinarsi fino all’età dell’adolescenza. Per questo è importante dare ascolto ai primi segnali di malessere del bambino e dell’adolescente, per prevenire quadri sindromici più seri.

I genitori devono dare la giusta attenzione ai primi campanelli di allarme presenti nei disordini alimentari dei loro figli.

L’anoressia, l’iperfagia e l’obesità veicolano sempre un messaggio perché mettono in scena un rifiuto, un grido che dice “Guardatemi, sono qui e sto soffrendo”. Questi comportamenti alimentari sono una soluzione transitoria per riempire un vuoto del cuore o colmandolo di cibo o affamandosi.

Prevenire è meglio che curare e nell’infanzia è possibile!

Non c’è disagio alimentare nell’infanzia e nell’adolescenza che non possa trarre beneficio da un lavoro con i genitori accogliendo le loro preoccupazioni, dubbi e ansie attraverso un ascolto attento, empatico e non giudicante.

Dott.ssa Federica Morini
Psicologa- psicoterapeuta cognitivo comportamentale