Mangiare per fame non per abitudine

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mela

Mangiare per fame non per abitudine

Le motivazioni che ci spingono a mangiare sono di tre tipi:

  • desiderio fisico: è la voglia di mangiare stimolata dalla vista e dall’odore del cibo. Succede, ad esempio, quando guardiamo la tv e sentiamo il desiderio del cibo appena pubblicizzato. In questo modo, seguendo i sensi, si tenderà a mangiare troppo.
  • desiderio emotivo: si mangia per gestire le emozioni di cui si è più o meno consapevoli. Mangiando sotto l’influenza di stress, noia, ansia, rabbia, depressione si ha la sensazione che lo stomaco sia un pozzo senza fondo perché mancano i segnali di fame e sazietà.
  • bisogno fisiologico: è l’organismo che manda segnali (ad es. vuoto allo stomaco, testa leggera) per comunicare il bisogno di carburante per svolgere le sue funzioni e guida esattamente verso i nutrienti di cui ha bisogno.

Solo seguendo il bisogno fisiologico del nostro corpo si potrà essere soddisfatti del cibo scelto e lo si consumerà nella quantità giusta.

 

Come  fare le giuste scelte alimentari

La chiave del benessere risiede nella consapevolezza.

Un’alimentazione consapevole può fare la differenza: conoscere se stessi, conoscere gli alimenti e sapere che effetto hanno sul nostro organismo ci rende liberi di scegliere in base al nostro bisogno reale.

Il nostro corpo è in continua comunicazione con noi, ci parla e spesso alza la voce per attirare le nostre attenzioni e indicarci la strada per il raggiungimento del nostro benessere. E’ giusto, quindi imparare ad ascoltarne i messaggi per tendere al benessere più profondo senza accontentarci di uno stato di appagamento temporaneo.

Mangiare per fame non per abitudine

Scegliere non quello che si pensa di dover mangiare, ma ciò di cui il corpo ha veramente fame. E’ questa la chiave per stabilire una complicità con il proprio corpo, che diventa un alleato di cui fidarsi e non più un nemico da controllare. Se capita di esagerare con i cibi di cui ci si è privati a lungo, è importante non rimproverarsi ma considerare tali eccessi come un’opportunità per capire come fare meglio.

Lavorando sull’autoconsapevolezza possiamo portare equilibrio e chiarezza nella nostra mente e quindi sulle scelte alimentari. In questo caso, le scelte alimentari genuine non saranno un obbligo imposto dal nostro lato razionale ma una vera esigenza che parte da dentro e non dovremo neanche sforzarci di evitare gli alimenti che ci fanno stare male perché tutto il nostro essere punta al benessere. Se riusciamo a fidarci del nostro corpo anche la fame emotiva influenzerà di meno la nostra vita alimentare e la nostra dieta non risentirà dell’umore.

Per raggiungere l’equilibrio impariamo a usare le nostre risorse, la nostra intelligenza e soprattutto l’autocompassione. Togliamo gli “occhiali scuri” per vedere la nostra immagine in una luce più naturale e positiva. Non diventiamo troppo severi con noi stessi, la nostra sensibilità deve manifestarsi soprattutto nel modo in cui ci trattiamo, per costruire e migliorare la nostra vita.

 

 Giù l’autostima!

Tirarsi sempre indietro ci rende fragilitirarsi-sempre-indietro-ci-rende-fragili

Non mi sento pronto”, “Ora non è il momento giusto, ci penserò più avanti”, “Non fa per me, è troppo difficile”….

Queste sono le affermazioni pronunciate più spesso da chi si trova nell’indecisione di apportare un cambiamento e affidarsi a un nuovo equilibrio alimentare può essere una scelta combattuta.

NON E’ VERO che non siamo pronti, abbiamo solo timore di non riuscirci. Ogni volta però che rinunciamo a fare qualcosa di importante per noi, confermiamo allo stesso tempo un’immagine di noi inadeguata, debole e immatura da tenere sotto una campana di vetro.

Nel tempo dimentichiamo che la maggior parte delle cose che sappiamo fare oggi è il risultato di tentativi non tutti andati a buon fine, anzi gli errori sono diventati spesso un nuovo punto di partenza.

 

Quindi, perché aspettare? Iniziamo a prenderci cura di noi stessi rivedendo le abitudini alimentari e tollerando sì un po’ di ansia ma consapevoli che è più sana questa paura di quelle che si sviluppano continuando a rimandare.

 

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