Enza: meno 14 kg e un uovo stile di vita alimentare
Enza: meno 14 kg e un uovo stile di vita alimentare

Enza: meno 14 kg e un uovo stile di vita alimentare

Mi sono rivolta a Sabrina nel febbraio 2020 dopo essermi accorta di aver preso troppo peso dall’inizio della convivenza con il mio compagno.
Il cambio di abitudini e la disorganizzazione alimentare hanno contribuito fortemente a fare aumentare il mio peso di ben 14 kg ed avere un fegato leggermente ingrossato.
Non riuscivo più a guardami allo specchio nè a piacermi ma, soprattutto, a riconoscermi.
Il mio percorso inizia a fine febbraio e termina a Novembre ma solo per aver raggiunto il peso forma, poiché ritengo che ora sia diventanto uno stile di vita, più che una “dieta/alimentazione” temporanea dettata dall’esigenza di far fuori quei kg di troppo.
A chi afferma che “dimagrire sia difficile, faticoso e si fa la fame” posso solamente dire che non è affatto così. Anzi, con il piano alimentare di Sabrina mi sono ritrovata a dover mangiare più pasta e pane di quanto facessi prima. Lasciate da parte i luoghi comuni e affidatevi a professionisti seri se volete ottenere risultati concreti e duraturi.
Sono riuscita a gestire senza alcun problema ogni eventuale uscita serale, festa o evento senza dover rinunciare al cibo ma facendo scelte più accurate, non più dettate dal momento.
Sono molto soddisfatta del mio cambiamento, non solo a livello di peso, perché posso dire di aver imparato a conoscere meglio il cibo e migliorato notevolmente il mio stato di salute.
Mi sento sicuramente più in forma, leggera e con tanta energia in più!!
Del metodo di Sabrina mi è piaciuta l’organizzazione di ogni piano alimentare creato sulla base di gusti ed esigenze personali, la disponibilità e la reperibilità anche al di fuori delle visite e i consigli mirati su ogni dubbio che poteva presentarsi. Ottima anche la possibilità di trovare ricette interessanti sul suo sito internet!!
Inutile dire che mi sono sentita motivata e aiutata in ogni momento del percorso.
Consiglio davvero a tutti di intraprendere un percorso simile con Sabrina, che resterà il mio punto di riferimento.

Enza

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Non dimagrisci? Forse sei dipendente dagli zuccheri
Non dimagrisci? Forse sei dipendente dagli zuccheri

Non dimagrisci? Forse sei dipendente dagli zuccheri

Quante volte hai cominciato una dieta e dopo soli pochi giorni ti sei detta: “mi mancano i dolci!, voglio la pizza!
Oppure, quante volte ti sei detta “senza dolce la mattina non riesco ad andare avanti” piuttosto che “mangio bene, mangio le verdure, la carne, il pesce…ma ho un debole per i dolci e la pizza”.

Lo zucchero, inteso anche quello dei farinacei raffinati, non solo quello dei dolci, è proposto al supermercato, nei distributori in mille modi, colori, pubblicità accattivanti ma soprattutto pronti al consumo ed economici.

Al giorno d’oggi, dove tutto si fa di fretta e il tempo per noi stessi viene sempre più sacrificato, il fast food vince su tutto. Vista poi la maggiore informazione sulla corretta alimentazione, anche il marketing ha cambiato volto, spingendo non solo verso le diciture “light”, ma anche su altri slogan tipo “proveniente solo da colture controllate”, “la natura a tua disposizione”, “con cereali integrali”, piuttosto che “senza grassi saturi”, “senza zuccheri”, etc. Ma occhio all’healthy food industriale, sia del reparto freschi che confezionati, sia liquidi che solidi.

I Love Sugar!

Gli zuccheri, lo sappiamo, sono buonissimi, ci consolano e ci coccolano nei momenti belli e brutti. Appagano i nostri sensi e ci creano una dipendenza da cui è difficile venirne fuori, soprattuto se, già dal mattino, appena apriamo gli occhi, cominciamo la giornata con una dolcissima colazione.
Bomboloni, croissant, biscotti con le goccie di cioccolato, merendine con ripieno alla crema, torte, marmellate, accompagnati con un bel caffè o latte e caffè zuccherato. Non solo, anche gli alimenti definiti “salutari” come lo yogurt, il latte vegetale, i cereali della colazione, i succhi 100% frutta, il risolatte sono una miniera di zuccheri ma meglio visti dai “salutisti” o da quelli che provano a mangiare “meglio”.

 

Non dimagrisci? Forse sei dipendente dagli zuccheri

Se sei una persona avvezza al dolce, forse ti rivedi in queste situazioni.Cornetti con tazza di caffè

  1. Cominci la giornata sempre con una colazione dolce. Peccato però che la carica si esaurisce in fretta e, dopo solo un paio d’ore, ti senti stanco e mangi qualcosina per tirarti su, magari con un caffettino.
  2. Poi arrivi al pranzo e mangi un panino o un tramezzino al bar, un pezzo di pizza o un risottino, un avanzo della cena, altrimenti una porzione di piatti pronti del supermercato con poche calorie. Chiudi con un frutto e/o con un caffè per ridarti la carica prima di ricominciare.
  3. Nel pomeriggio, però, le energie calano vertiginosamente, hai sonno ma devi lavorare. Allora, visto che hai mangiato solo un primo/secondo, ti concedi un biscottino, una barrettina ai cereali da solo 99 kcal, dei tarallini. Magari un altro caffè, perchè no?
  4. Terminato il lavoro, vai a fare di corsa la spesa. Prendi l’insalata pronta, una proteina, magari dell’affettato e del formaggio che sono veloci da preparare, del pane, un dolcetto, non si sa mai…
  5. Torni a casa, cominci a preparare la cena e, intanto che prepari, stuzzichi un po’ di pane, un tarallino, del formaggio.
  6. Pronta la cena, ti metti a tavola e ormai ti è passata la fame ma mangi comunque, magari poco.
  7. Tempo un’ora, due, mentre guardi la tv, cominci a sentire il richiamo del dolcetto. Un biscottino che poi diventano tre o quattro, un gelatino, uno yogurt alla frutta e un frutto. Insomma per rilassarti devi mangiare il dolce.

 

Risultato? I chili sulla bilancia salgono anche se non mangi poi così tanto!Piedi della donna che stanno sulla bilancia su fondo di legno

Se ti ritrovi totalmente o in parte in questo esempio, probabilmente hai un’alimentazione ricca di carboidrati, non equilibrata e/o non adeguata al tuo fabbisogno giornaliero. Devi rivedere le tue abitudini, la lista della spesa e ascoltare più il tuo corpo e la tua mente.

Il corpo ha bisogno di essere nutrito per portarlo in equilibrio, sia in termini di peso che in termini di benessere mentale. Se non nutri il tuo corpo avrai sempre attacchi di fame, le voglie e le abbuffate. Ti sentirai sempre stanca e demoralizzata dalla difficoltà a cambiare regime alimentare e la tua forma fisica.

Mente e corpo sono un tutt’uno, se tratti bene il corpo la tua mente sarà più serena e propensa alla comprensione e all’apprendimento. Se ti prendi cura dei tuoi pensieri, il tuo corpo sarà rilassato e i tuoi organi più efficienti e il tuo metabolismo più attivo.

Nella sezione “Ricette” della tua area riservata, trovarai ottime ricette a basso indice glicemico, dolci e salate, ideale per disintossicarti dalla dipendenza al dolce.

 

 

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Dimagrire con prodotti senza glutine si può?
Dimagrire con prodotti senza glutine si può?

Dimagrire con prodotti senza glutine si può?

Spesso mi succede di seguire persone con intolleranze o allergie al glutine che hanno seri problemi digestivi e anche con la bilancia.

Ma cos’è il glutine?

Magari già lo sai, ma te lo ripeto. Il glutine è una proteina presente nel grano e altri cereali (farro, orzo, segale, kamut). Conferisce caratteristiche particolari nei processi di trasformazione (pastificazione, panificazione) generando alimenti molto gradevoli al palato perché mantendono bene la cottura, per la pasta, oppure lievitano bene, per il pane, pizza e dolci.

E’ utilizzato dall’industria alimentare, cosmetica e farmaceutica come additivo, insomma è ovunque.

Il glutine è diventato il problema un po’ di tutti ma non tanto perché noi siamo diventati più sensibili, quanto per l’aumentata assunzione di glutine negli ultimi 30-40 anni, dovuto sia alla presenza costante come additivo in quasi tutti i prodotti industriali, sia ai grani selezionati negli anni con maggior glutine, per avere una resa maggiore del prodotto.

La corsa al gluten free

Per le allergie al glutine, l’unica soluzione è non assumere glutine. Generalmente alla notizia che siamo intolleranti al glutine, corriamo subito al reparto Gluten Free del supermercato e delle farmacie, sostituendo pane, biscotti, pasta con prodotti simili ma senza glutine e, voilà, il gioco è fatto. L’intolleranza non c’è più ma…frequentemente accade che restino o si presentino ex novo  fastidi digestivi e che il peso sulla bilancia vada su.

Il peso va suDimagrire con prodotti senza glutine si può?

Spesso i prodotti industriali senza glutine sono composti da molti ingredienti che servono per rendere gradevole al palato il prodotto e il più simile possibile al fratello col glutine, visto che, la mancanza del glutine, rende difficile la pastificazione e la panificazione.

Quali sono questi ingredienti?

Un cane che si morde la coda

Gli alimenti troppo elaborati e ricchi di zuccheri favorisco il generarsi di un circolo vizioso:

  • aumenta la fame, mangi di più gli alimenti Senza Glutine, alteri la flora batterica, favorisci l’infiammazione, affatichi gli organi, la bilancia va su e anche il grasso viscerale (addominale).

Ecco perché non è sufficiente cambiare reparto del supermercato.

Cosa fare?

  1. Per prima cosa devi sapere che se hai scoperto di essere intollerante al glutine probabilmente hai una bella infiammazione del tuo intestino.
  2. Bisogna lavorare sul ridurre l’irritazione intestinale attraverso il cibo.
  3. Se riduci l’infiammazione intestinale, favorisci anche il miglioramento della funzionalità di tutti gli organi, col risultato di maggiore disintossicazione e dimagrimento.
  4. Bisogna fare pulizia del superfluo affinchè il corpo si depuri.
  5. Generalmente, con un progamma adeguato, già in 4 settimane si hanno benefici importanti.
  6. Senza glutine si ma scegliamo gli alimenti più adatti alle nostre esigenze.

 

Non basta eliminare il glutine per migliorare la propria salute.

 

 

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Perché le donne dimagriscono meno degli uomini?
Perché le donne dimagriscono meno degli uomini?

Perché le donne dimagriscono meno degli uomini?

Che le donne dimagriscono meno degli uomini non è solo una credenza ma una dura realtà, supportata da evidenze di carattere scientifico. Vediamo insieme alcuni punti di confronto.

Il corpo della donna cambia costantemente

La donna da ragazzina e fino all’età adulta è accompagnata da numerosi cambiamenti:

  • il ciclo mensile (le mestruazioni) che per alcune può essere veramente un serio problema, fino a diventare invalidante.Imballaggio della bolla degli ormoni per le donne e il fiore della menopausa di trattamento su fondo bianco. terapia ormonale sostitutiva. ciproterone acetato: antiandrogeni steroidei per carcinoma prostatico avanzato. Foto Premium
  • La gravidanza, nove mesi in cui il corpo della donna subisce cambiamenti notevoli per accogliere il pargolo in arrivo.
  • Il parto e l’allattamento, periodo durante il quale il corpo di una donna cambia ulteriormente.
  • Per concludere in bellezza, la donna chiude il ciclo mestruale con la menopausa, un evento che non si limita alla semplice assenza di mestruazioni ma ad un più ampio quadro sintomatologico, tra cui la nota osteoporosi e il girovita che scompare, dovuto a modifiche ormonali.

L’appetito

Si dice che l’appetito vien mangiando ma per la donna non è proprio così. Il nostro ciclo ormonale si suddivide in più fasi e solo la fase preovulatoria di circa 11 giorni sembra essere la meno famelica.
Gli uomini per fortuna non hanno questi sbalzi ormonali che ostacolano il dimagrimento e il mantenimento di una dieta.

La distribuzione dei grassi

Trasformazione del corpo maschile e femminile Vettore gratuitoLe donne hanno quasi il doppio del grasso corporeo rispetto agli uomini. Un aspetto, questo, che si rivela particolarmente utile nella gestione di gravidanze e stress fisici.

Anche la distribuzione del grasso risulta differente nei due sessi:

  • Le donne tendono a concentrare l’adipe nella zona bassa del corpo (glutei, fianchi, cosce). Il metabolismo delle cellule di quest’area del corpo è più lento. Ecco perché durante la dieta, le donne dimagriscono meglio nella parte superiore del corpo mentre faticano a perdere grassi dal ventre in giù.
  • Gli uomini, invece, presentano maggiore grasso nell’area superiore (addome, braccia).

La muscolatura

La donna ha una percentuale di massa magra minore rispetto gli uomini.

Gli uomini, si sa, hanno più muscoli ed i muscoli bruciano le calorie per contrarsi. Ecco perché gli uomini tendono a smaltire con più facilità i grassi in eccesso.

Gli ormoni

  • Gli uomini, inoltre, producono più testosterone e ormoni della crescita rispetto alle donne. Per questo essi tendono a bruciare i grassi e perdere peso più velocemente rispetto alle donne.
  • Gli estrogeni sono un gruppo di ormoni sessuali tipici dell’organismo femminile. Vengono secreti principalmente dall’ovaio in risposta allo stimolo di un ormone ipofisario chiamato LH o luteinizzante. In modeste quantità sono presenti anche nell’organismo maschile.
    Regolano la distribuzione del grasso corporeo, favorendone il deposito nelle anche, nelle natiche, nelle cosce e nell’addome al di sotto dell’ombelico.
    Sia livelli molto alti sia livelli molto bassi (menopausa) di estrogeni possono portare a un aumento di peso. Questo dipende dall’età, dall’azione degli altri ormoni, e dallo stato generale di salute, oltre che dall’alimentazione scorretta o non ben equilibrata.

Il modo più efficace per mantenere nella norma i livelli di estrogeni è alimentarsi correttamente e tenere sotto controllo il proprio peso corporeo. Nell’organismo femminile circa due terzi della produzione di estrogeni avviene infatti nel tessuto adiposo.
Infatti studi dimostrano che consumare regolarmente fibre aiuta a mantenere bassi i livelli di estrogeni. Anche l’attività fisica è indispensabile a ridurre i livelli di estrogeni ed alzare il testosterone.

Le donne sono destinate ad ingrassare?

Questo articolo ha lo scopo di farti capire che la nostra fisicità ha un perché e non siamo sbagliate. Semplicemente la donna, al fine riproduttivo, adatta il proprio corpo, sottoponendolo anche a forti stress. Il tessuto adiposo è una risposta allo stress.
Questo non significa che siamo condannate al sovrappeso, tutt’altro.

Sapere cosa accade nella donna ci fa capire meglio cosa bisogna fare per mantenere il nostro corpo in salute, adottando semplici strategie, senza, però, esasperarci e riconoscendo i nostri limiti.

Essere snelle, sane e serene sì, snelle e stressate no.

La corsa alla forma perfetta, ancora peggio al peso perfetto, induce ad uno stress elevatissimo dovito alle aspettative che, ahimè, se disattese, ci fa perdere la bussola e tutte le regole della buona alimentazione.

Pur di vedere il numero desidarato sulla bilancia si fa di tutto, anche rinunciare al cibo, anche digiunare. Peccato che poi il nostro corpo comincia a scalpitare e a chiedere il cibo disperatamente! Ecco che le tentazioni si fanno avanti…queste vocine che ci sussurrano all’orecchio in maniera ossessiva. Non sono tentazioni o sgarri, è sopravvivenza.

Il corpo ha bisogno di nutrirsi regolarmente per andare avanti, dimagrire e mantenere tutti i meccanismi di protezione alla salute. Le diete non equilibrate possono fare molti danni.

Se non presti attenzione al tuo stile di vita, probabilmente sarai sempre in conflitto con la bilancia. Una sana e bilanciata alimentazione, unita al movimento, favoriscono il dimagrimento e il mantenimento del peso corporeo.

 

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L’alcool fa ingrassare?
L’alcool fa ingrassare?

Una domanda molto ricorrente tra i miei pazienti e non solo. C’è chi beve solo nel weekend, c’è chi beve occasionalmente, durante le festività, c’è chi, invece, si gratifica giornalmente con un bel bicchiere di vino, un amaro, piuttosto che un grappino dopo pasto.

Certo è che, sei vuoi dimagrire o restare in forma, devi stare attento/a sia alla frequenza con cui bevi alcolici, sia alle quantità.

Le calorie dell’alcoolVista dall'alto di bottiglie di assortimento di alcolici Foto Gratuite

Un grammo di alcool conta circa 7 kcal, i grassi 9 kcal, 4 kcal lo  zucchero. Chi pensa che il consumo di alcol faccia ingrassare per il suo alto contenuto calorico è fuori strada. Se questo fosse vero, tutti gli alcoolizzati cronici sarebbero obesi. Purtroppo il peso dell’alcool nell’alimentazione non è dovuto ad una questione calorica, piuttosto a fenomeni tossici epatici, antinutrizionali e di alterazione della regolazione ipotalamica.

Come fa allora l’alcool a far ingrassare visto che non determina una risposta insulinica?

L’alcol agisce in maniera indiretta, alterando una serie di meccanismi che regolano il nostro metabolismo.

In maniera molto semplice altera la funzione di ormoni regolatori dello stimolo della fame (grelina), della ricerca compulsiva di alcool (dopamina e galanina), di ormoni che regolano il metabolismo e nell’indurre l’aumento di grasso corporeo tramite l’innalzamento della resistenza all’insulina (leptina e resistina). Ad esempio l’aumento dei livelli di Leptina è un fenomeno tipico dell’obeso che porta ad un graduale rallentamento della funzione tiroidea, delle funzioni sessuali, dell’umore, della capacità muscolare e vitale.

Meglio limitare quindi gli alcoolici.

Quanto berne?

Mezzo bicchiere di vino al giorno per lui, due dita per lei, per essere a rischio zero.

Questo vale, però, se sei una persona in salute. Se hai patologie in corso (fegato grasso, transaminasi alte, ipertensione, diabete o prediabete, sovrappeso e circonferenza addominale eccessiva, etc.) dovresti eliminare qualsiasi tipo di alcolico, almeno finchè non avrai sfiammato il corpo.

Se sei abituato/a a pasteggiare con del vino, a fare l’aperitivo o grosse bevute nel weekend con gli amici o a fare due chiacchiere in compagnia anche di un bel cocktail, da questa settimana queste abitudini, alla luce di quanto visto, sono decisamente da moderare/evitare se vuoi perdere massa grassa senza seguire diete di restrizione e/o da fame.

 

Dimagrire non significa fare la fame ma permettere al nostro corpo di ritrovare un equilibrio ormonale alterato da cattive abitudini alimentari e non.

L’alcool fa ingrassare?
Per depurare il fegato dalle tossine dell’alcol:
  • Bevi molta acqua (da 2 a 3 litri al giorno) perché aiuta i reni ad espellere le tossine trattate dal fegato.Tisana in mani di donna
  • Fai un carico di vitamina C e acido citrico, antiossidanti che proteggono dai danni cellulari, con delle spremuta di limone oppure una tisana di tarassaco, carciofo e finocchio, cardo mariano.
  • Utile anche il tè rosso, chiamato impropriamente tè perché è a base di rooibos, una pianta appartenente alla famiglia delle leguminose, importata dall’Africa. Priva di caffeina, al contrario di altri tipi di the, ha un’azione depurativa e antiossidante per il fegato grazie al suo alto contenuto di zinco, calcio, ferro, vitamina C, fosforo e altre sostanze antiossidanti.
  • Mangia cibi ricchi di glutatione  (forte antiossidante contro i danni alle cellule) o che favoriscono la produzione di glutatione: asparagi, anguria e broccoli, papaya, avocado.
  • Mangia il pesce, è una buona fonte di Omega-3, con attività antinfiammatoria, e  di selenio, un ottimo antiossidante che aiuta il fegato nei processi di detossificazione.

 

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Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano
Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano

Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano

Se sei spesso affaticato, stanco, se ti senti privo di energie e dormiresti per giorni, se digerisci male, hai la pancia gonfia e l’intestino irregolare, forse dovresti leggere questo articolo.

Man dubitare disegno Vettore gratuito

Spesso mi succede di seguire persone con steatosi epatica che, apparentemente, mangiano bene e non bevono alcolici. Tutti presentano infiammazioni gastriche e intestinali, è raro il contrario.

Strano ma vero, se hai l’intestino infiammato sei a maggior rischio di patologie epatiche, anche se non bevi alcolici e non sei obeso.

Oggi cercherò di spiegarti come comunicano il fegato e l’intestino, il delicato equilibrio che si crea tra essi e come l’alterazione di tale equilibrio generi infiammazione fino al tumore.

Gli studi sul microbioma sono sempre più numerosi e, nell’ultimo decennio, è stato trovato un filo conduttore tra diverse malattie del fegato e l’intestino, che vanno dalla steatoepatite non alcolica, alla steatoepatite alcolica e alla cirrosi, al carcinoma epatocellulare.

Esaminando la comunicazione intestino-fegato, gli scenziati sono riusciti a comprendere meglio la biologia di base della steatosi epatica sia alcolica che non alcolica.

Di immensa importanza è il massiccio progresso nella comprensione del ruolo del Microbioma nel determinare lo stadio della malattia del fegato e per prevedere gli effetti di farmaci, dietetici, e altri interventi, sia a livello di popolazione che individuale.

Il legame tra intestino e fegato è rafforzato dall’aumento parallelo di malattie del fegato e disturbi gastrointestinali (GI) ed immunitari.

Come comunicano?

Il fegato e l’intestino comunicano ampiamente attraverso le vie biliari, la vena porta e i mediatori sistemici:

  • I prodotti del fegato influenzano principalmente la composizione del microbioma intestinale e l’integrità della barriera intestinale
  • I fattori intestinali regolano la sintesi degli acidi biliari, il metabolismo del glucosio e dei lipidi nel fegato.

Le diverse malattie del fegato (ALD / ASH, NAFLD / NASH, PBC, PSC) non sono indipendenti, ma presentano un comune percorso di progressione della malattia. Gli eventi proinfiammatori nel fegato e nell’intestino mediano lo sviluppo di fibrosi, cirrosi e, infine, carcinoma epatocellulare (HCC).

Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano

Le malattie epatiche alcoliche e non alcoliche condividono caratteristiche chiave come la disbiosi intestinale, la permeabilità intestinale e le variazioni dei livelli di acidi biliari, etanolo e metaboliti della colina.

L’origine delle malattie del fegato (Figura 1) è sostenuta da cambiamenti proinfiammatori nell’ospite. La disbiosi intestinale e l’aumento della permeabilità intestinale portano alla traslocazione di microbi e prodotti microbici, inclusi i componenti della parete cellulare (endotossine da batteri gram-negativi, β-glucano da funghi) e DNA, denominati Pattern Molecolari Associati a Microbi (o agenti patogeni) (MAMP / PAMP).

Questi Mamp sono riconosciuti dai recettori immunitari sulle cellule del fegato (come le cellule di Kupffer e le cellule stellate epatiche e la lamina propria (un tessuto ricco di cellule immunitarie sotto l’epitelio intestinale) che avviano cascate infiammatorie che alla fine portano a danni al fegato sotto forma di fibrosi.

Il danno, se prolungato, può progredire in cirrosi (fibrosi grave), in carcinoma epatocellulare (HCC), la forma più predominante (oltre l’80%) dei tumori primari del fegato.

Le numerose associazioni dimostrate tra salute intestinale e diversi tipi di neoplasia, suggeriscono un ruolo potenziale del microbioma nell’HCC. Inoltre, il fegato e il microbioma si impegnano nel co-metabolismo degli xenobiotici, inclusi gli agenti cancerogeni, che possono predisporre indipendentemente l’ospite all’HCC.

Figura 1 Manifestazioni fisiologiche di danno epatico lungo uno spettro di progressione.

(MAMP: pattern molecolari associati a microbi; ALD: epatopatia alcolica; NAFLD: steatosi epatica non alcolica; ASH: steatoepatite alcolica; NASH: steatoepatite non alcolica; HBV: virus dell’epatite B; HCV: virus dell’epatite C; PSC: colite sclerosante primaria PBC: colangite biliare primitiva)

 

I fattori di rischio

I Fattori di rischio che possono portare indipendentemente a danno epatico sono:

  • l’abuso di alcol
  • dieta squilibrata
  • infezione (HBV / HCV)
  • disfunzione immunitaria (PBC / PSC) .

I pazienti che abusano di alcol e le persone obese spesso sviluppano la steatosi (fegato grasso), che è caratterizzata da una maggiore permeabilità intestinale e disbiosi. Successivamente, l’omeostasi degli acidi biliari e della colina viene disturbata insieme all’aumentata traslocazione dei MAMP attraverso la barriera intestinale, portando alla steatoepatite, la forma progressiva di danno epatico.

Sia il danno epatico dipendente dalla steatosi che quello indipendente dalla steatosi possono progredire fino alla cirrosi (danno epatico allo stadio terminale), che è caratterizzata dalla traslocazione di batteri vitali al fegato e da una grave infiammazione. Man mano che la funzionalità epatica è progressivamente compromessa, si accumulano metaboliti che promuovono il tumore e xenobiotici. Questi potrebbero attivare percorsi oncogeni che causano carcinoma epatocellulare, la forma più predominante di tumori epatici primari.

Comunicazione fegato – intestino

L’intestino e il fegato comunicano tramite stretti collegamenti bidirezionali attraverso le vie biliari, la vena porta e la circolazione sistemica (Figura 2). Il fegato comunica con l’intestino rilasciando acidi biliari e molti mediatori bioattivi nelle vie biliari e nella circolazione sistemica.

Nell’intestino, l’ospite e i microbi metabolizzano substrati endogeni (acidi biliari, amminoacidi) ed esogeni (dalla dieta e dall’esposizione ambientale), i cui prodotti si trasferiscono nel fegato attraverso la vena porta e influenzano le funzioni epatiche. Alcuni collegamenti cruciali tra l’intestino e il fegato sono discussi di seguito.

Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sanoFigura 2

Comunicazione bidirezionale tra intestino e fegato

Il fegato trasporta i sali biliari e le molecole antimicrobiche (IgA, angiogenina 1) al lume intestinale attraverso le vie biliari. Questo mantiene l’eubiosi intestinale controllando la proliferazione batterica. I sali biliari agiscono anche come importanti molecole di segnalazione attraverso i recettori nucleari (come FXR, TGR5) per modulare la sintesi degli acidi biliari epatici, il metabolismo del glucosio, il metabolismo dei lipidi e l’utilizzo di energia dalla dieta.

D’altra parte, i prodotti intestinali come i metaboliti dell’ospite e/o microbico e i MAMP si trasferiscono nel fegato attraverso la vena porta e influenzano le funzioni epatiche. Inoltre, la circolazione sistemica estende l’asse intestino-fegato trasportando i metaboliti del fegato da sostanze dietetiche, endogene o xenobiotiche (ad es. FFA, metaboliti della colina, metaboliti dell’etanolo) nell’intestino attraverso il sistema capillare. A causa di questo mezzo di trasporto e della facilità di diffusione dei mediatori sistemici attraverso i capillari sanguigni, questi potrebbero influenzare la barriera intestinale sia positivamente (es. Butirrato) che negativamente (es. Acetaldeide)

(TMA: trimetilammina; TMAO: trimetilammina N-ossido; MAMP: pattern molecolari associati a patogeni; VLDL: lipoproteine ​​a bassissima densità; FXR: recettore Farnesoid X; TGR5: recettore accoppiato alla proteina G Takeda 5; FFA: acido grasso libero).

Circolazione enteroepatica: cosa sono gli acidi biliari?

Gli acidi biliari (BAs) sono molecole anfipatiche sintetizzate dal colesterolo negli epatociti pericentrale. Questi sono coniugati con glicina o taurina e rilasciati nelle vie biliari. Quando raggiungono l’intestino tenue attraverso il duodeno, i BA, insieme ad altri componenti biliari, facilitano l’emulsificazione e l’assorbimento dei grassi alimentari, del colesterolo e delle vitamine liposolubili.

Circa il 95% delle BA viene attivamente riassorbito nell’ileo terminale e trasportato di nuovo al fegato. Il restante cinque percento viene deconiugato, deidrogenato e deidrossilato dal microbiota intestinale per formare acidi biliari secondari, che raggiungono il fegato tramite assorbimento passivo nella circolazione portale. Il fegato ricicla i BA e li secerne nelle vie biliari completando la “circolazione enteroepatica” cioè un sistema di scambio tra l’intestino e il fegato.

Gli acidi biliari arrivati nell’intestino legano le cellule intestinali modulando due azioni:

  1. Inducono la produzione di una enterocina che raggiunge blocca la produzione degli acidi biliari (down-regolation);
  2. Inducono la produzione di peptidi antimicrobici che sono direttamente coinvolti nell’inibizione della proliferazione microbica intestinale.

 

E’ chiaro come la disbiosi intestinale altera l’equilibrio nella produzione degli acidi biliari, aumentandone la sintesi e allo stress metabolico. Uno squilibrio di BA e batteri intestinali provoca una cascata di risposte immunitarie dell’ospite rilevante per la progressione delle malattie del fegato.

I batteri commensali

I batteri commensali sono strettamente associati alla mucosa intestinale e rafforzano l’integrità della barriera, stimolando l’immunità cellulo-mediata tramite la segnalazione mediata dal recettore toll-like o producendo metaboliti che rafforzano direttamente le giunzioni strette (acidi grassi a catena corta) e inibiscono la crescita di altri microbi.

La rottura di uno o più componenti della barriera intestinale, ne compromette l’integrità.

I principali fattori che provocano infiammazione intestinale e disbiosi con aumento della permeabilità sono:

  1. Dieta occidentale ad alto contenuto di grassi
  2. Consumo cronico di alcool
  3. Uso prolungato di antibiotici
  4. Malattie infiammatorie immuno-mediate come IBD.

 

Batteri e MAMP

La permeabilità intestinale è caratterizzata da giunzioni strette tra gli enterociti compromesse ed è costantemente presente in tutte le malattie del fegato.

Il danno epatico è associato alla proliferazione batterica intestinale piccola (SIBO) e alla disbiosi microbica del tratto gastrointestinale inferiore. Inoltre si assiste ad una maggiore traslocazione dei MAMP nella circolazione portale. Quando raggiungono il fegato, i MAMP inducono un’infiammazione localizzata. Questi portano all’espressione di citochine infiammatorie, stress ossidativo e del reticolo endoplasmatico (ER) e conseguente danno epatico.

Metaboliti della colina

La colina è un macronutriente importante per:

  • la funzionalità epatica
  • lo sviluppo del cervello
  • per la funzione nervosa
  • per il movimento muscolare
  • mantenimento di un metabolismo sano.

La colina è trasformata in fosfatidilcolina (lecitina) dall’ospite, che aiuta l’eliminazione di lipoproteine ​​a densità molto bassa (VLDL) dal fegato. Ciò impedisce l’accumulo epatico di trigliceridi (steatosi epatica). Inoltre, i batteri intestinali convertono la colina in trimetilammina (TMA). La TMA, attraversola vena porta, arriva al fegato dove viene convertita in trimetilammina N-ossido (TMAO) .

Un basso livello di fosfatidilcolina prodotta dall’ospite e l’aumento della circolazione sistemica del TMAO, indica uno squilibrio caratteristico della disbiosi intestinale. Questa condizione favorisce l’accumulo di  trigliceridi e il conseguente danno epatico (steatosi epatica non alcolica,tumorigenesi epatica).

Acidi grassi liberi

Gli acidi grassi liberi includono acidi grassi a catena corta (SCFA) e acidi grassi saturi a catena lunga (LCFA). Il butirrato e il propionato (prodotti della fermentazione batterica) sono gli acidi grassi a catena corta dominanti nell’intestino crasso.

Il butirrato è una fonte di energia per le cellule intestinali (enterociti) e facilita il mantenimento della barriera intestinale.

Il danno epatico indotto dall’alcool provoca una riduzione in butirrato e propionato e un aumento di acetato (prodotto dal metabolismo dell’etanolo nel lume, ma principalmente derivato da metabolismo dell’etanolo nel fegato). L’aumento dell’acetaldeide può indebolire la barriera intestinale e indurre stress epatico per traslocazione degli antigeni intestinali nel fegato. Studi hanno evidenziato come la supplementazione di butirrato sotto forma di estere di glicerolo, tributirina, diminuisce permeabilità intestinale e il conseguente danno epatico nei topi che seguono una dieta alcolica a breve termine.

Etanolo e acetaldeide

La mucosa del tratto gastrointestinale assorbe l’etanolo per semplice diffusione. All’interno del tratto gastrointestinale, la maggior parte dell’etanolo da cibo e bevande viene assorbita dallo stomaco (~ 20%) e dall’intestino tenue (~ 70%). Sebbene la fermentazione microbica contribuisca alla concentrazione di etanolo luminale, la quota maggiore di alcol nell’intestino crasso proviene dalla circolazione sistemica.

Il microbiota intestinale e gli enterociti trasformano l’etanolo in acetaldeide e, in misura minore, in acetato, aiutando il fegato nella metabolizzazione dell’etanolo.  L’importanza dei microbi intestinali nel metabolismo degli xenobiotici è stata evidenziata da uno studio che ha dimostrato un maggiore danno epatico in topi privi di germi intestinali.

Le malattie epatiche non alcoliche e alcoliche (Figura 3) sono caratterizzate da un aumento dei livelli luminali e circolanti di etanolo e dei suoi metaboliti, acetaldeide e acetato.

Questi metaboliti sono stati associati indipendentemente al danno epatico. L’acetaldeide ha è stata implicata nell’indebolimento delle giunzioni intestinali strette, compromettendo la barriera intestinale e consentendo la traslocazione di prodotti microbici. È stata anche associata alla sottoregolazione dell’espressione dei peptidi antimicrobici (AMP) nell’intestino,  provocando risposte immunitarie infiammatorie e adattive dell’ospite. Inoltre, l’ALD è caratterizzata da una riduzione del butirrato intestinale (una fonte di energia per gli enterociti) che è collegata all’indebolimento delle giunzioni intestinali strette e quindi alla permeabilità.

Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano

Figura 3.

Interazione tra il fegato e il microbioma intestinale in (A) Malattia epatica alcolica (ALD) e (B) Steatosi epatica non alcolica (NAFLD).

(AMP: peptidi antimicrobici; BA: acidi biliari; EtOH: etanolo; FXR: recettore Farnesoid X; HFD: dieta ricca di grassi; LCFA: acidi grassi a catena lunga; TMA: trimetilammina; TMAO: trimetilammina N-ossido).

In questo articolo è ben chiaro quanto le nostre abitudini alimentari, e non solo, siano determinanti per generare o alterare equilibri fondamentali per mantenersi in buona salute.

Adottare uno stile di vita sano, significa prendersi cura di se stessi. Bisognerebbe abituarsi all’idea che prendersi cura di se stessi non signica curarsi dalla malattia ma curarsi per evitare la malattia.

 

 

Fonte articolo

Foto Freepick

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