L’alcool fa ingrassare?
L’alcool fa ingrassare?

Una domanda molto ricorrente tra i miei pazienti e non solo. C’è chi beve solo nel weekend, c’è chi beve occasionalmente, durante le festività, c’è chi, invece, si gratifica giornalmente con un bel bicchiere di vino, un amaro, piuttosto che un grappino dopo pasto.

Certo è che, sei vuoi dimagrire o restare in forma, devi stare attento/a sia alla frequenza con cui bevi alcolici, sia alle quantità.

Le calorie dell’alcoolVista dall'alto di bottiglie di assortimento di alcolici Foto Gratuite

Un grammo di alcool conta circa 7 kcal, i grassi 9 kcal, 4 kcal lo  zucchero. Chi pensa che il consumo di alcol faccia ingrassare per il suo alto contenuto calorico è fuori strada. Se questo fosse vero, tutti gli alcoolizzati cronici sarebbero obesi. Purtroppo il peso dell’alcool nell’alimentazione non è dovuto ad una questione calorica, piuttosto a fenomeni tossici epatici, antinutrizionali e di alterazione della regolazione ipotalamica.

Come fa allora l’alcool a far ingrassare visto che non determina una risposta insulinica?

L’alcol agisce in maniera indiretta, alterando una serie di meccanismi che regolano il nostro metabolismo.

In maniera molto semplice altera la funzione di ormoni regolatori dello stimolo della fame (grelina), della ricerca compulsiva di alcool (dopamina e galanina), di ormoni che regolano il metabolismo e nell’indurre l’aumento di grasso corporeo tramite l’innalzamento della resistenza all’insulina (leptina e resistina). Ad esempio l’aumento dei livelli di Leptina è un fenomeno tipico dell’obeso che porta ad un graduale rallentamento della funzione tiroidea, delle funzioni sessuali, dell’umore, della capacità muscolare e vitale.

Meglio limitare quindi gli alcoolici.

Quanto berne?

Mezzo bicchiere di vino al giorno per lui, due dita per lei, per essere a rischio zero.

Questo vale, però, se sei una persona in salute. Se hai patologie in corso (fegato grasso, transaminasi alte, ipertensione, diabete o prediabete, sovrappeso e circonferenza addominale eccessiva, etc.) dovresti eliminare qualsiasi tipo di alcolico, almeno finchè non avrai sfiammato il corpo.

Se sei abituato/a a pasteggiare con del vino, a fare l’aperitivo o grosse bevute nel weekend con gli amici o a fare due chiacchiere in compagnia anche di un bel cocktail, da questa settimana queste abitudini, alla luce di quanto visto, sono decisamente da moderare/evitare se vuoi perdere massa grassa senza seguire diete di restrizione e/o da fame.

 

Dimagrire non significa fare la fame ma permettere al nostro corpo di ritrovare un equilibrio ormonale alterato da cattive abitudini alimentari e non.

L’alcool fa ingrassare?
Per depurare il fegato dalle tossine dell’alcol:
  • Bevi molta acqua (da 2 a 3 litri al giorno) perché aiuta i reni ad espellere le tossine trattate dal fegato.Tisana in mani di donna
  • Fai un carico di vitamina C e acido citrico, antiossidanti che proteggono dai danni cellulari, con delle spremuta di limone oppure una tisana di tarassaco, carciofo e finocchio, cardo mariano.
  • Utile anche il tè rosso, chiamato impropriamente tè perché è a base di rooibos, una pianta appartenente alla famiglia delle leguminose, importata dall’Africa. Priva di caffeina, al contrario di altri tipi di the, ha un’azione depurativa e antiossidante per il fegato grazie al suo alto contenuto di zinco, calcio, ferro, vitamina C, fosforo e altre sostanze antiossidanti.
  • Mangia cibi ricchi di glutatione  (forte antiossidante contro i danni alle cellule) o che favoriscono la produzione di glutatione: asparagi, anguria e broccoli, papaya, avocado.
  • Mangia il pesce, è una buona fonte di Omega-3, con attività antinfiammatoria, e  di selenio, un ottimo antiossidante che aiuta il fegato nei processi di detossificazione.

 

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Fonte foto: freepick

 

 

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Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano
Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano

Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano

Se sei spesso affaticato, stanco, se ti senti privo di energie e dormiresti per giorni, se digerisci male, hai la pancia gonfia e l’intestino irregolare, forse dovresti leggere questo articolo.

Man dubitare disegno Vettore gratuito

Spesso mi succede di seguire persone con steatosi epatica che, apparentemente, mangiano bene e non bevono alcolici. Tutti presentano infiammazioni gastriche e intestinali, è raro il contrario.

Strano ma vero, se hai l’intestino infiammato sei a maggior rischio di patologie epatiche, anche se non bevi alcolici e non sei obeso.

Oggi cercherò di spiegarti come comunicano il fegato e l’intestino, il delicato equilibrio che si crea tra essi e come l’alterazione di tale equilibrio generi infiammazione fino al tumore.

Gli studi sul microbioma sono sempre più numerosi e, nell’ultimo decennio, è stato trovato un filo conduttore tra diverse malattie del fegato e l’intestino, che vanno dalla steatoepatite non alcolica, alla steatoepatite alcolica e alla cirrosi, al carcinoma epatocellulare.

Esaminando la comunicazione intestino-fegato, gli scenziati sono riusciti a comprendere meglio la biologia di base della steatosi epatica sia alcolica che non alcolica.

Di immensa importanza è il massiccio progresso nella comprensione del ruolo del Microbioma nel determinare lo stadio della malattia del fegato e per prevedere gli effetti di farmaci, dietetici, e altri interventi, sia a livello di popolazione che individuale.

Il legame tra intestino e fegato è rafforzato dall’aumento parallelo di malattie del fegato e disturbi gastrointestinali (GI) ed immunitari.

Come comunicano?

Il fegato e l’intestino comunicano ampiamente attraverso le vie biliari, la vena porta e i mediatori sistemici:

  • I prodotti del fegato influenzano principalmente la composizione del microbioma intestinale e l’integrità della barriera intestinale
  • I fattori intestinali regolano la sintesi degli acidi biliari, il metabolismo del glucosio e dei lipidi nel fegato.

Le diverse malattie del fegato (ALD / ASH, NAFLD / NASH, PBC, PSC) non sono indipendenti, ma presentano un comune percorso di progressione della malattia. Gli eventi proinfiammatori nel fegato e nell’intestino mediano lo sviluppo di fibrosi, cirrosi e, infine, carcinoma epatocellulare (HCC).

Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano

Le malattie epatiche alcoliche e non alcoliche condividono caratteristiche chiave come la disbiosi intestinale, la permeabilità intestinale e le variazioni dei livelli di acidi biliari, etanolo e metaboliti della colina.

L’origine delle malattie del fegato (Figura 1) è sostenuta da cambiamenti proinfiammatori nell’ospite. La disbiosi intestinale e l’aumento della permeabilità intestinale portano alla traslocazione di microbi e prodotti microbici, inclusi i componenti della parete cellulare (endotossine da batteri gram-negativi, β-glucano da funghi) e DNA, denominati Pattern Molecolari Associati a Microbi (o agenti patogeni) (MAMP / PAMP).

Questi Mamp sono riconosciuti dai recettori immunitari sulle cellule del fegato (come le cellule di Kupffer e le cellule stellate epatiche e la lamina propria (un tessuto ricco di cellule immunitarie sotto l’epitelio intestinale) che avviano cascate infiammatorie che alla fine portano a danni al fegato sotto forma di fibrosi.

Il danno, se prolungato, può progredire in cirrosi (fibrosi grave), in carcinoma epatocellulare (HCC), la forma più predominante (oltre l’80%) dei tumori primari del fegato.

Le numerose associazioni dimostrate tra salute intestinale e diversi tipi di neoplasia, suggeriscono un ruolo potenziale del microbioma nell’HCC. Inoltre, il fegato e il microbioma si impegnano nel co-metabolismo degli xenobiotici, inclusi gli agenti cancerogeni, che possono predisporre indipendentemente l’ospite all’HCC.

Figura 1 Manifestazioni fisiologiche di danno epatico lungo uno spettro di progressione.

(MAMP: pattern molecolari associati a microbi; ALD: epatopatia alcolica; NAFLD: steatosi epatica non alcolica; ASH: steatoepatite alcolica; NASH: steatoepatite non alcolica; HBV: virus dell’epatite B; HCV: virus dell’epatite C; PSC: colite sclerosante primaria PBC: colangite biliare primitiva)

 

I fattori di rischio

I Fattori di rischio che possono portare indipendentemente a danno epatico sono:

  • l’abuso di alcol
  • dieta squilibrata
  • infezione (HBV / HCV)
  • disfunzione immunitaria (PBC / PSC) .

I pazienti che abusano di alcol e le persone obese spesso sviluppano la steatosi (fegato grasso), che è caratterizzata da una maggiore permeabilità intestinale e disbiosi. Successivamente, l’omeostasi degli acidi biliari e della colina viene disturbata insieme all’aumentata traslocazione dei MAMP attraverso la barriera intestinale, portando alla steatoepatite, la forma progressiva di danno epatico.

Sia il danno epatico dipendente dalla steatosi che quello indipendente dalla steatosi possono progredire fino alla cirrosi (danno epatico allo stadio terminale), che è caratterizzata dalla traslocazione di batteri vitali al fegato e da una grave infiammazione. Man mano che la funzionalità epatica è progressivamente compromessa, si accumulano metaboliti che promuovono il tumore e xenobiotici. Questi potrebbero attivare percorsi oncogeni che causano carcinoma epatocellulare, la forma più predominante di tumori epatici primari.

Comunicazione fegato – intestino

L’intestino e il fegato comunicano tramite stretti collegamenti bidirezionali attraverso le vie biliari, la vena porta e la circolazione sistemica (Figura 2). Il fegato comunica con l’intestino rilasciando acidi biliari e molti mediatori bioattivi nelle vie biliari e nella circolazione sistemica.

Nell’intestino, l’ospite e i microbi metabolizzano substrati endogeni (acidi biliari, amminoacidi) ed esogeni (dalla dieta e dall’esposizione ambientale), i cui prodotti si trasferiscono nel fegato attraverso la vena porta e influenzano le funzioni epatiche. Alcuni collegamenti cruciali tra l’intestino e il fegato sono discussi di seguito.

Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sanoFigura 2

Comunicazione bidirezionale tra intestino e fegato

Il fegato trasporta i sali biliari e le molecole antimicrobiche (IgA, angiogenina 1) al lume intestinale attraverso le vie biliari. Questo mantiene l’eubiosi intestinale controllando la proliferazione batterica. I sali biliari agiscono anche come importanti molecole di segnalazione attraverso i recettori nucleari (come FXR, TGR5) per modulare la sintesi degli acidi biliari epatici, il metabolismo del glucosio, il metabolismo dei lipidi e l’utilizzo di energia dalla dieta.

D’altra parte, i prodotti intestinali come i metaboliti dell’ospite e/o microbico e i MAMP si trasferiscono nel fegato attraverso la vena porta e influenzano le funzioni epatiche. Inoltre, la circolazione sistemica estende l’asse intestino-fegato trasportando i metaboliti del fegato da sostanze dietetiche, endogene o xenobiotiche (ad es. FFA, metaboliti della colina, metaboliti dell’etanolo) nell’intestino attraverso il sistema capillare. A causa di questo mezzo di trasporto e della facilità di diffusione dei mediatori sistemici attraverso i capillari sanguigni, questi potrebbero influenzare la barriera intestinale sia positivamente (es. Butirrato) che negativamente (es. Acetaldeide)

(TMA: trimetilammina; TMAO: trimetilammina N-ossido; MAMP: pattern molecolari associati a patogeni; VLDL: lipoproteine ​​a bassissima densità; FXR: recettore Farnesoid X; TGR5: recettore accoppiato alla proteina G Takeda 5; FFA: acido grasso libero).

Circolazione enteroepatica: cosa sono gli acidi biliari?

Gli acidi biliari (BAs) sono molecole anfipatiche sintetizzate dal colesterolo negli epatociti pericentrale. Questi sono coniugati con glicina o taurina e rilasciati nelle vie biliari. Quando raggiungono l’intestino tenue attraverso il duodeno, i BA, insieme ad altri componenti biliari, facilitano l’emulsificazione e l’assorbimento dei grassi alimentari, del colesterolo e delle vitamine liposolubili.

Circa il 95% delle BA viene attivamente riassorbito nell’ileo terminale e trasportato di nuovo al fegato. Il restante cinque percento viene deconiugato, deidrogenato e deidrossilato dal microbiota intestinale per formare acidi biliari secondari, che raggiungono il fegato tramite assorbimento passivo nella circolazione portale. Il fegato ricicla i BA e li secerne nelle vie biliari completando la “circolazione enteroepatica” cioè un sistema di scambio tra l’intestino e il fegato.

Gli acidi biliari arrivati nell’intestino legano le cellule intestinali modulando due azioni:

  1. Inducono la produzione di una enterocina che raggiunge blocca la produzione degli acidi biliari (down-regolation);
  2. Inducono la produzione di peptidi antimicrobici che sono direttamente coinvolti nell’inibizione della proliferazione microbica intestinale.

 

E’ chiaro come la disbiosi intestinale altera l’equilibrio nella produzione degli acidi biliari, aumentandone la sintesi e allo stress metabolico. Uno squilibrio di BA e batteri intestinali provoca una cascata di risposte immunitarie dell’ospite rilevante per la progressione delle malattie del fegato.

I batteri commensali

I batteri commensali sono strettamente associati alla mucosa intestinale e rafforzano l’integrità della barriera, stimolando l’immunità cellulo-mediata tramite la segnalazione mediata dal recettore toll-like o producendo metaboliti che rafforzano direttamente le giunzioni strette (acidi grassi a catena corta) e inibiscono la crescita di altri microbi.

La rottura di uno o più componenti della barriera intestinale, ne compromette l’integrità.

I principali fattori che provocano infiammazione intestinale e disbiosi con aumento della permeabilità sono:

  1. Dieta occidentale ad alto contenuto di grassi
  2. Consumo cronico di alcool
  3. Uso prolungato di antibiotici
  4. Malattie infiammatorie immuno-mediate come IBD.

 

Batteri e MAMP

La permeabilità intestinale è caratterizzata da giunzioni strette tra gli enterociti compromesse ed è costantemente presente in tutte le malattie del fegato.

Il danno epatico è associato alla proliferazione batterica intestinale piccola (SIBO) e alla disbiosi microbica del tratto gastrointestinale inferiore. Inoltre si assiste ad una maggiore traslocazione dei MAMP nella circolazione portale. Quando raggiungono il fegato, i MAMP inducono un’infiammazione localizzata. Questi portano all’espressione di citochine infiammatorie, stress ossidativo e del reticolo endoplasmatico (ER) e conseguente danno epatico.

Metaboliti della colina

La colina è un macronutriente importante per:

  • la funzionalità epatica
  • lo sviluppo del cervello
  • per la funzione nervosa
  • per il movimento muscolare
  • mantenimento di un metabolismo sano.

La colina è trasformata in fosfatidilcolina (lecitina) dall’ospite, che aiuta l’eliminazione di lipoproteine ​​a densità molto bassa (VLDL) dal fegato. Ciò impedisce l’accumulo epatico di trigliceridi (steatosi epatica). Inoltre, i batteri intestinali convertono la colina in trimetilammina (TMA). La TMA, attraversola vena porta, arriva al fegato dove viene convertita in trimetilammina N-ossido (TMAO) .

Un basso livello di fosfatidilcolina prodotta dall’ospite e l’aumento della circolazione sistemica del TMAO, indica uno squilibrio caratteristico della disbiosi intestinale. Questa condizione favorisce l’accumulo di  trigliceridi e il conseguente danno epatico (steatosi epatica non alcolica,tumorigenesi epatica).

Acidi grassi liberi

Gli acidi grassi liberi includono acidi grassi a catena corta (SCFA) e acidi grassi saturi a catena lunga (LCFA). Il butirrato e il propionato (prodotti della fermentazione batterica) sono gli acidi grassi a catena corta dominanti nell’intestino crasso.

Il butirrato è una fonte di energia per le cellule intestinali (enterociti) e facilita il mantenimento della barriera intestinale.

Il danno epatico indotto dall’alcool provoca una riduzione in butirrato e propionato e un aumento di acetato (prodotto dal metabolismo dell’etanolo nel lume, ma principalmente derivato da metabolismo dell’etanolo nel fegato). L’aumento dell’acetaldeide può indebolire la barriera intestinale e indurre stress epatico per traslocazione degli antigeni intestinali nel fegato. Studi hanno evidenziato come la supplementazione di butirrato sotto forma di estere di glicerolo, tributirina, diminuisce permeabilità intestinale e il conseguente danno epatico nei topi che seguono una dieta alcolica a breve termine.

Etanolo e acetaldeide

La mucosa del tratto gastrointestinale assorbe l’etanolo per semplice diffusione. All’interno del tratto gastrointestinale, la maggior parte dell’etanolo da cibo e bevande viene assorbita dallo stomaco (~ 20%) e dall’intestino tenue (~ 70%). Sebbene la fermentazione microbica contribuisca alla concentrazione di etanolo luminale, la quota maggiore di alcol nell’intestino crasso proviene dalla circolazione sistemica.

Il microbiota intestinale e gli enterociti trasformano l’etanolo in acetaldeide e, in misura minore, in acetato, aiutando il fegato nella metabolizzazione dell’etanolo.  L’importanza dei microbi intestinali nel metabolismo degli xenobiotici è stata evidenziata da uno studio che ha dimostrato un maggiore danno epatico in topi privi di germi intestinali.

Le malattie epatiche non alcoliche e alcoliche (Figura 3) sono caratterizzate da un aumento dei livelli luminali e circolanti di etanolo e dei suoi metaboliti, acetaldeide e acetato.

Questi metaboliti sono stati associati indipendentemente al danno epatico. L’acetaldeide ha è stata implicata nell’indebolimento delle giunzioni intestinali strette, compromettendo la barriera intestinale e consentendo la traslocazione di prodotti microbici. È stata anche associata alla sottoregolazione dell’espressione dei peptidi antimicrobici (AMP) nell’intestino,  provocando risposte immunitarie infiammatorie e adattive dell’ospite. Inoltre, l’ALD è caratterizzata da una riduzione del butirrato intestinale (una fonte di energia per gli enterociti) che è collegata all’indebolimento delle giunzioni intestinali strette e quindi alla permeabilità.

Malattie del fegato e microbioma: l’importanza di un intestino sano

Figura 3.

Interazione tra il fegato e il microbioma intestinale in (A) Malattia epatica alcolica (ALD) e (B) Steatosi epatica non alcolica (NAFLD).

(AMP: peptidi antimicrobici; BA: acidi biliari; EtOH: etanolo; FXR: recettore Farnesoid X; HFD: dieta ricca di grassi; LCFA: acidi grassi a catena lunga; TMA: trimetilammina; TMAO: trimetilammina N-ossido).

In questo articolo è ben chiaro quanto le nostre abitudini alimentari, e non solo, siano determinanti per generare o alterare equilibri fondamentali per mantenersi in buona salute.

Adottare uno stile di vita sano, significa prendersi cura di se stessi. Bisognerebbe abituarsi all’idea che prendersi cura di se stessi non signica curarsi dalla malattia ma curarsi per evitare la malattia.

 

 

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La favola di Angela: esperienza di salute

La favola di Angela: esperienza di salute

Oggi ti racconto una favola: LA TUA ESPERIENZA
Si, la tua esperienza. Perchè grazie alla tua storia offri la possibilità di leggere, all’interno del tuo racconto, quello che è stato il tuo cammino, le tue difficoltà ed il modo in cui le hai affrontate e superate.
Le favole ci insegnano a non cadere mai nella disperazione, perché ci sono sempre opportunità e risorse impreviste che entrano in gioco proprio nei momenti in cui l’eroe è sul punto di sentirsi sconfitto. Questo consente di sviluppare fiducia in se stessi e di capire che la vita è bella e, cosa importante, ci riserva sempre delle opportunità.

La favola di Angela: esperienza di salute

  1. Qual era il tuo bisogno quando ti sei rivolto/a a me?

Avevo bisogno di qualcuno che mi aiutasse, mi consigliasse e mi seguisse per perdere peso e per stare meglio. I miei analisi di sangue cominciavano a dare segni di troppo colesterolo, vicino al diabete etc. Stavo attraversando un momento molto difficile della mia vita: da un anno mi prendevo cura di mia madre, morta poi nel novembre 2019, di conseguenza ho seguito mio padre che anche lui non stava bene. Nel mentre è arrivato il lockdown per via di COVID che mi ha complicato la gestione del papà, della mia famiglia e del lavoro. Non avevo controllo su niente ma ho pensato che potevo però fare qualcosa per me stessa, per la mia salute (almeno questo potevo controllarlo) ma sapevo di aver bisogno di aiuto. Cercando online, ho trovato il tuo nome e il tuo sito web e quello che ho visto mi è piaciuto.

2. Quanti mesi è durato il tuo Percorso?
Ho iniziato a febbraio e l’ultima visita che ho avuto è stata a novembre, in totale 10 mesi. L’obiettivo stabilito l’ho raggiunto dopo 5 mesi, poi, sono andata anche oltre l’obiettivo, perdendo ancora più peso ed aumentando la massa muscolare.

3. Dicono che dimagrire sia difficile, faticoso e si fa la fame. E’ vero anche per te? No, questa volta non l’ho trovato difficile. Mi sono attenuta alle regole di quello che potevo mangiare e quando. Le quantità erano abbondanti – non avevo fame – a volte mangiavo di più di quello che mangiavo prima, ma meglio.

4. Durante tutto il periodo hai rinunciato a cene, pranzi, aperitivi oppure hai saputo gestire le occasioni? Ho uno stile di vita per cui non esco molto ma, le poche volte in cui ho mangiato fuori o con gli amici, ho scelto meglio cosa mangiare, senza sentire la necessità di mangiare troppo e senza rinunciare al dolce, che amo.

5. Ti sei sentito/a aiutato a mantenere la giusta motivazione?
Sì, sapevo che tu, Sabrina, durante i nostri consulti eri sempre disponibile per rispondere alle mie domande e offrirmi  suggerimenti utili su come affrontare la mia situazione.
6. Cosa ti è piaciuto del mio metodo?

Anche se penso che tutti sappiamo cosa dovremmo e non dovremmo fare per perdere peso, questo metodo è stato facile da seguire. All’inizio sembrava piuttosto impegnativa seguire tutte le regole, pesare come organizzarsi col cibo, etc. Alla fine, però, sai regolarti su cosa e quanto dovresti mangiare. L’importante è seguire i suggerimenti. Ad esempio: inizia ogni pasto con una verdura cruda (mangio una carota prima del mio pasto), evita la frutta subito dopo il pasto, bevi 2 bicchieri d’acqua come prima cosa quando ti alzi, etc. Anche se sembra difficile, se riesci a seguirlo costantemente, vedrai i risultati molto rapidamente.Se poi mangi le quantità che sono sul menu, non ti senti affamato!  Ed è stato fondamentale sapere che tu c’eri per rispondere ai miei dubbi e darmi consigli.

7. Sei soddisfatta il tuo obiettivo?
Sì, alla grande – più di quello che aspettavo.
8. Come ti senti adesso?

Mi sento benissimo – molti dei miei acciacchi e dolori sono scomparsi. Ho l’artrite all’alluce che per diversi anni mi ha causato dolore e mi ha reso difficile camminare e quel dolore è sparito. Il mio benessere è dovuto anche all’attività fisica che ho integrato. Odio la palestra, non mi piace la cyclette, ma ho scoperto il rebounder, un trampolino in miniatura. Salto per soli 10 minuti ogni mattina e questo ha sicuramnte contribuito alla scomparsa della mia cellulite e il drenaggio dei liquidi corporei.

Sono più di 25 anni che non mi sento così in forma e così magra.  Per me il grasso in più mi dava noia, adesso mi piace tanto come mi vedo allo specchio. Grazie.

 

 

 

 

 

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L’aglio: potente antitumorale, antinfiammatorio, antivirale
L’aglio: potente antitumorale, antinfiammatorio, antivirale

L’aglio: potente antitumorale, antinfiammatorio, antivirale

Il genere Allium comprende aglio, cipolle, scalogni, porri ed erba cipollina, utilizzati nella cucina di tutto il mondo ed apprezzati per le loro potenziali proprietà medicinali fin dai tempi antichi.

Spesso, però, a causa dell’odore che lascia al nostro alito, viene evitato. C’è una buona notizia, l’alitosi è una questione di tempo. Generalmente, dopo 3-4 giorni che assumiamo aglio, riusciamo a digerirlo meglio e si riduce l’alitosi. Ne vale la pena rischiare e lo capirai a breve.

 

Aglio e malattie

L’aglio, con i suoi composti bioattivi, può definirsi alimento funzionale o nutraceutico per la prevenzione e il trattamento di diverse malattie. Vediamo insieme quali.

 

Antitumorale

Studi epidemiologici hanno evidenziato come il consumo di aglio sia implicato nella riduzione del rischio di cancro, in particolare i tumori del tratto gastrointestinale, ma anche del polmone, dello stomaco e della vescica.

In che modo agisce? Tumori, scoperto meccanismo che frena le difese immunitarie - Medicina - ANSA.it

  1. Regola il metabolismo delle sostanze cancerogene: tutti i giorni siamo esposti a vari agenti cancerogeni. Uno studio ha rivelato che l’aglio e i suoi composti solforati possono diminuire l’attività degli agenti cancerogeni e la formazione di radicali liberi, riducendo così il rischio di cancro. Ad esempio, si è visto che l’aglio inibisce la generazione di nitrosammine, una sostanza cancerogena prodotta durante la cottura e la conservazione dei cibi. Inoltre, gli allil solfuri dell’aglio possono bloccare l’alchilazione del DNA, errori a livello del DNA che portano al processo di cancerogenesi.
  2. Sopprime la crescita e la proliferazione cellulare delle cellule cancerogene e induce l’apoptosi, cioè il naturale processo di morte cellulare che le cellule tumorali perdono.
  3. Inibisce la migrazione delle cellule tumorali in altri distretti corporei.
  4. Allevia anche gli effetti collaterali derivati dalle cure chemioterapiche.

 

Attività protettiva cardiovascolare

Recentemente, il numero di morti per malattie cardiovascolari è aumentato in modo significativo. C’è stato un crescente interesse per i prodotti naturali per proteggere il sistema cardiovascolare e l’aglio è uno dei candidati più promettenti. È stato dimostrato che l’assunzione di aglio in polvere può ridurre efficacemente la pressione sanguigna, il colesterolo totale, il colesterolo lipoproteico a bassa densità, l’aggregazione piastrinica abbassare il livello di fibrinogeno plasmatico e aumentare l’attività fibrinolitica, fornendo così un’azione cardioprotettiva clinicamente rilevante ed effetti anti-aterosclerotici.

 

Attività antiossidante

In sintesi, l’aglio ei suoi principi attivi (come fenoli e saponine) hanno determinati effetti antiossidanti. Si è visto che l‘aglio crudo ha un’attività antiossidante più forte dell’aglio cotto e  dell’aglio fermentato. Inoltre, potrebbe essere coinvolto con il potenziamento delle attività degli enzimi antiossidanti, proteggendoci ulteriormente.

 

Attività antinfiammatoria

Sia in esperimenti in vitro che in vivo, l’aglio si è visto inibire l’infiammazione principalmente inibendo i mediatori dell’infiammazione, come NO, TNF-α e IL-1. L’aglio ha un grande potenziale per trattare malattie infiammatorie, come l’artrite, negli esseri umani, a causa della sua tossicità bassa o assente. Migliora le funzioni gastrointestinali alleviando la colite, le ulcere gastriche e altre malattie gastrointestinali riducendo lo stress ossidativo, inibendo l’infiammazione e diminuendo l’Helicobacter pylori.

 

Attività antibioticaSet di caratteri del virus dei cartoni animati Vettore gratuito

L’aglio ha un ampio spettro di proprietà antibatteriche, antivirali e antimicotiche. In uno studio fatto con l’olio d’aglio, si vede limitare la crescita di Staphylococcus aureus, Escherichia coli e Bacillus subtilis, di funghi, interrompe il normale metabolismo della Candida albicans. Inoltre, in uno studio clinico, il trattamento dell’aglio crudo ha inibito l’Helicobacter pylori nello stomaco di pazienti con infezione da H. pylori.

Gli effetti antibatterici dell’aglio sono legati sia alla varietà di aglio che ai metodi di lavorazione (crudo, in olio, etc.). È stato dimostrato che l’olio d’aglio è il principale ingrediente antibatterico che distrugge la struttura e il processo metabolico delle cellule batteriche.

 

Attività immunomodulatoria

L’aglio contiene molti composti bioattivi che sono benefici per il sistema immunitario, rinforzandolo. Ideale, quindi, nel periodo invernale quando le nostre difese immunitarie sono messe a dura prova da Virus e Batteri.

 

Attività epatoprotettiva

L’aglio può alleviare efficacemente anche il danno epatico acuto o cronico, ma è necessario approfondire gli studi sul dosaggio, per evitare gli effetti collaterali del consumo eccessivo di aglio nell’uomo.

 

Obesità

Nel complesso, gli studi dimostrano che i prodotti a base di aglio fermentato hanno determinati effetti positivi sull’obesità inibendo la lipogenesi e regolando il metabolismo dei lipidi.

 

Come assumerlo?Clipart con testa d'aglio germogliato, chiodi di garofano sbucciati, fette tagliate e pressa di metallo Vettore gratuito

Soprattutto crudo. E’ importante schiacciarlo o tritarlo, aspettare cinque-dieci minuti prima di ingerirlo per far si che si liberino i preziosi composti dell’aglio, l’allicina soprattutto. Puoi utilizzare anche l’olio d’aglio.

Per quanto tempo?

Se mangiato in eccesso e per lunghi periodi, l’aglio potrebbe irritare le pareti intestinali. Potresti fare una cura di 3 settimane nel periodo autunnale e/o invernale, assumendo 3-4 spicchi al giorno.

Ricetta veloce

Ingredienti
  • 2-3 spicchi d’aglio
  • Il succo di un limone
  • 2 cm di radice di zenzero fresco sbucciato
  • 1 cucchiaino d’olio EVO o di canapa
  • 1 bicchiere d’acqua tiepida
Preparazione
  1. Frulla tutto fino a sminuzzare bene l’aglio e lo zenzero.
  2. Passa al colino prima di bere.
  3. Bevi questa bevanda antibiotica 10 minuti prima di fare colazione.

 

Foto: fonte Freepik

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Il miglio: un ricostituente naturale per mente e corpo
Il miglio: un ricostituente naturale per mente e corpo

Il miglio: un ricostituente naturale per mente e corpo

Il miglio appartiene alla famiglia delle Graminaceae e non contiene glutine, indicato, quindi, per celiaci e intolleranti al glutine. Presenta una buona quota di carboidrati, che giustifica le sue calorie, 378 per 100 grammi. Importante è la parte di proteine, circa l’11 %, ad alto valore biologico.

Il miglio è poco utilizzato ma dovremmo inserirlo più frequentemente nella nostra tavola proprio per le sue notevoli proprietà nutrizionali.

Per la preparazione non è necessario l’ammollo, ma è opportuno lavare il cereale sotto acqua corrente, per eliminare le impurità. Cuoce in acqua, 3 volumi d’acqua per 1 volume di cereale, a temperatura bassa e con coperchio per circa 20 minuti.

Si può associare alle verdure, si possono fare degli sformati, oppure utilizzarlo a colazione al posto dei cereali confezionati.

I benefici che apporta alla nostra salute

Il miglio: un ricostituente naturale per mente e corpo
  • Azione detossificante: la presenza di amminoacidi come la metionina offre un’azione di detossificazione da prodotti metabolici di scarto e di xenobiotici (ovvero farmaci, come gli estrogeni, tossine o inquinanti). In particolare alcuni studi hanno evidenziato che la metionina favorisce l’eliminazione di istamina, risultando un utile coadiuvante in caso di allergie alimentari o respiratorie.
  • Benessere mentale e ricostituente: la presenza di vitamine del gruppo B, ferro, fosforo, calcio, magnesio e zinco fa si che questo alimento abbia un forte potere ricostituente ed energizzante, ottimo in caso di convalescenza, anche per la sua elevata digeribilità, ma anche per gli sportivi e per gli studeti e gli anziani in quanto favorisce i processi mnemonici.
  • Buon umore: il miglio è ricco di triptofano, un amminoacido essenziale precursore della serotonina, l’ormone che promuove il buonumore. Consumare regolarmente a colazione, piuttosto che a pranzo o cena il miglio, aiuta a sopportare meglio lo stress.
  • Problemi digestivi: come già accennato, il miglio è altamente digeribile, indicato nell’alimentazione degli anziani, dei bambini o di chi ha problemi di gastrite. In quest’ultimo caso il miglio contribuisce a ridurre l’acidità di stomaco per il suo potere alcalinizzante.
  • Colesterolo: grazie alle fibre e alla presenza di niacina, detta anche vitamina B3, il miglio aiuta il nostro corpo ad aumentare il colesterolo buono e a diminuire quello cattivo.
  • Benessere del cuore: la niacina viene spesso prescritta dai medici ai pazienti che hanno problemi di pressione sanguigna alta o che hanno avuto una malattia cardiaca.
  • Rinforza denti, unghie e capelli: la ricchezza in cistina, amminoacido ricco in ponti di zolfo, e la ricchezza in acido salicilico, stimola la formazione della cheratina. Di conseguenza i nostri capelli, le unghie e i denti saranno più belli e forti.

Nei prossimi giorni proveremo insieme alcune ricette semplici e veloci per gustare questo prezioso alimento.

 

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Dieta? No grazie, non ho tempo

Dieta? No grazie, non ho tempo

Ciao e ben ritrovato/a sulla mia rubrica del martedì. Oggi sono volutamente provocatoria ed ora ti spiegherò perché.

Spesso sento persone affermare che non possono seguire una dieta perché hanno troppe cose a cui badare e non possono PERDERE TEMPO o PENSARE anche alla dieta.

Altre, invece, ritengono superfluo, se non inutile, investire sull’alimentazione, come se non avesse alcun effetto sul loro corpo.

Indagando un po’ più a fondo, noto che ancora oggi la parola Dieta sia sinonimo di Privazione/Restrizione alimentare (quindi, soffrerenza) e/o Dimagrimento estivo.

Niente di più sbagliato, ma è tutto ciò che ci induce a seguire diete strambalate tutti gli anni per mettere giù chili velocemente prima della prova costume.

Cos’è la dieta?

Non mi stancherò mai di ricordare che la parola Dieta viene dal greco diaita, modo di vivere.

Fin dall’antichità della medicina greca, la dieta, intesa come stile di vita volto alla salute, prevedeva regole che disciplinavano ogni aspetto della vita quotidiana: dall’alimentazione, all’esercizio fisico, al riposo.

Non una terapia dimagrante straordinaria, ma un ordine di azioni da osservare con diligenza per aver cura costante di sé e della propria vita.

La concezione attuale, purtroppo, è quella del rimedio temporaneo verso l’eccesso dei periodi di festa, prima dell’estate oppure quella imposta dai medici/nutrizionisti a fronte di patologie specifiche. Ad ogni modo, nulla di sereno e piacevolmente equilibrato come invece dovrebbe essere.

Sappiamo che le diete temporanee non funzionano, piuttosto che uno stile alimentare corretto che impinge a poco a poco l’abitudine, l’inclinazione, il gusto (e perciò il modo di vivere).

La maggior parte dei pazienti vengono da me per dimagrire ma, da una prima analisi, emergono molto frequentemente problemi di salute concomitanti (dispepsia, colite, intolleranze, sindrome metabolica, insonnia, etc.) che però il paziente non considera importanti o legati alla dieta.

Sempre perché Dieta=dimagrimento e nient’altro.

Dieta sana=Benessere

Dieta= stile di vita = equilibrio fisico e mentale

Se partiamo da questo presupposto, la dieta, intesa come mangiare bene ed equilibrato, ha un notevole effetto sulla nostra salute. Dopotutto mangiamo dalla nascita alla morte, più volte al giorno.

Se mangio male, fuori orario, troppo, troppo grasso, troppo magro, salto i pasti, mangio la prima cosa che capita, mangio davanti al cellulare, bevo poco, bevo bibite varie, probabilmente romperò l’equilibrio del mio corpo, il famoso “metabolismo”. Probabilmente metterò a dura prova il mio intestino, le mie cellule, i miei organi. Ecco perché ingrasso, perché infiammo.

Dieta=Infiammazione

Se  cibo sano= benessere allora cibo poco sano= malessere, infiammazione.

Il tessuto adiposo non è solo qualcosa di estetico, è un tessuto vero e proprio che produce ormoni pro-imfiammatori. Ormoni che agiscono a livello sistemico, aumentando la nostra sensibilità alle malattie in generale.

 

Mangiare in modo corretto, invece, nutre correttamente le cellule, favorisce la corretta depurazione del nostro corpo dagli scarti metabolici, favorisce la giusta produzione ormonale, migliorando lo stato di salute, prevenendo e/o riducendo patologie.

Chi segue una Dieta, impara a conoscere il cibo e a sfruttare le sue proprietà benefiche, riporta il corpo in equilibrio riducendo le infiammazioni, ergo dimagrisce.

Non si perde peso perché si mangia meno. Si perde peso perché si riducono le infiammazioni.

 

Spero tu abbia capito che non c’è tempo migliore che quello speso per prenderci cura di noi stessi.

La salute parte dall’alimentazione di tutti i giorni, non c’è un momento migliore per cominciare, se non ora.

 

Leggi anche l’articolo Mangiare-sano-e-con-gusto-si-puo-anche-se-non-hai-tempo.

Buona lettura

 

Fonte foto: Freepik

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