Quando il cibo diventa un problema: i disturbi alimentari, i DAN
Quando il cibo diventa un problema: i disturbi alimentari, i DAN

Quando il cibo diventa un problema: i disturbi alimentari, i DAN

I disturbi dell’alimentazione e della nutrizione (DAN) è un problema molto serio e in forte aumento. Sono condizioni complesse, dalle origini multifattoriali, in cui si riconoscono più fattori di rischio e concause che contribuiscono allo sviluppo, alla manifestazione e al mantenimento di tali disturbi.

La situazione attuale legata al Covid-19 ha contribuito all’aumento dei casi di DAN:  lockdown ha implicato restrizioni sociali (isolamento sociale), restrizioni funzionali (mancanza di routine, necessità di pianificare intenzionalmente l’attività, desiderio di segretezza in particolare riguardo al cibo) e restrizioni nell’accesso ai servizi di salute mentale.

E’ importante conoscere queste fragilità, spesso poco riconosciute o del tutto ignorate. Per questo oggi vedremo cosa sono i DAN, come vengono classificati secondo il DSM-5 e quali fattori predispongono a tali disturbi.

Nei prossimi articoli approfondiremo man mano l’argomento, così vasto da non poterlo riassumere in poche righe.

Come vengono classificati i DANModello di dieta piatto con illustrazione di forchetta e coltello piatto di fragola di carote broccoli di carote di pesca pera Vettore gratuito

Il DSM-5 include 8 categorie:

  1. Pica: l’assunzione di sostanze non alimentari, non nutritive (carta, sapone, gesso, capelli, etc.) per almeno un mese.  Può verificarsi nell’infanzia, in adolescenza e in età adulta, sebbene negli adulti sia associata ad altri disordini mentali, mentre nei bambini può manifestarsi anche durante il normale processo di sviluppo.
  2. Disturbo della ruminazione: continuo rigurgito del cibo, per essere poi ringoiato o sputato, per almeno un mese.
  3. Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo: disinteresse del cibo, selezione di alcuni alimenti basato sugli aspetti sensoriali o per alcune marche, la preoccupazione per le eventuali conseguenze negative del mangiare come vomito o soffocamento. L’evitamento basato su aspetti sensoriali insorge entro i dieci anni, non intaccando in modo perticolare il funzionamento sociale, anche da adulto. L’evitamento associato a conseguenze avverse insorge a qualunque età, determinando perdita importante di peso o poca crescita attesa  nei bambini, malnutrizione, alimentazione parenterale, uso di integratori alimentari, compromissione del funzionamento psicosociale come mangiare in pubblico e le relazioni. Non c’è paura del peso.
  4. Anoressia Nervosa: restrizione alimentare per paura di ingrassare ed alterata percezione del peso e della propria immagine corporea, BMI<18,5 kg/m2 o < 5°percentile per i bambini, incapacità di comprendere la gravità dell’attuale perdita di peso.
  5. Bulimia Nervosa: presenza di abbuffate che vengono compensate con comportamenti (episodi purgativi) finalizzati ad ostacolare l’aumento di peso (vomito auto-indotto, abuso di lassativi, diuretici, digiuno, esercizio fisico eccessivo), perdita di controllo, eccessiva preoccupazione per il peso e la forma fisica, frequenza di episodi purgativi 1/settimana per 3 mesi.
  6. Binge Eating Disorder (BED): disturbo da alimentazione incontrollata con episodi ricorrenti di abbuffate, senza l’uso regolare di comportamenti inappropriati compensatori, tipici della bulimia. Sembra avere origine in età adolescenziale, in situazione di normopeso, spesso seguito da un calo importante di peso per diete autogestite e/o scorrette.
  7. Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con altra specificazione: questa categoria si applica a situazionni in cui non si verificano i sintomi caratteristici di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione che causano significativi disagi nella sfera sociale, occupazionale o relazionale. Es. Anoressia o bulimia a bassa frequenza, BED sottosoglia, Sindrome dell’alimentazione notturna, disturbo purgativo (vomito auto-indotto, abuso lassativi, etc.) senza Binge eating.
  8. DAN senza specificazione: rientrano tutti quei casi che pur presentando sintomi caratteristici del disturbo dell’alimentazione, non soddisfano interi criteri diagnostici di uno dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione.

I DAN colpiscono un numero consistente di giovani e adulti e sono spesso sottostimati a causa della scarsa conoscenza in materia, della presenza di poche strutture specifiche per la diagnosi e la cura sul territorio e anche per la difficoltà del soggetto di ricorrere ad un aiuto professionale se non in condizioni di estremo malessere.

I DAN comprendono una vasta gamma di comportamenti verso il cibo, come l’ossessività verso il cibo, verso il peso corporeo e dell‘immagine corporea, a tal punto da condizionare la qualità di vita della persona, le relazioni sociale e con i familiari, l’attività lavorativa o scolastica, la salute mentale e fisica.

Le cause

La ricerca delle cause e concause dello sviluppo dei DAN è in continua evoluzione. Si sono individuati fattori predisponenti e fattori scatenanti i disturbi alimentari.

Fattori predisponenti

Genetici: esiste certamente una familiarità e predisposizione per i DAN, sebbene non esista un modello di trasmissione. Non è detto che i figli di soggetti affetti svilupperanno un disturbo alimentare. Concorrono altri fattori.Intolleranze alimentari: cosa sono? Parte 1

 

Età e sesso: l’età predispone ai DAN, infatti si è visto che gli adolescenti sono quelli più a rischio come anche essere donna.

Fattori psicologici: l’idealizzazione della magrezza, il cui raggiungimento indica valore e bellezza. Essere magre può diventare un requisito per essere accettate dalla società. Complici i mass-media che, con i loro messaggi di modelli estetici, contribuiscono ad influenzare soprattutto le fascie di età più fragili. Le ragazze che si ammalano di DAN presentano tratti di perfezionismo che spesso nasconde insicurezza personale, bassa autostima. Spesso in molte ragazze emergono tratti di ossessività, ansia e depressione.

Fattori familiari: secondo gli specialisti è impossibile sapere se un particolare clima familiare o la famiglia “tipica” sia la causa o la conseguenza dei DAN. Ad esempio, è probabile che in una famiglia dove esiste particolare attenzione verso l’aspetto fisico e l’alimentazione, possa portare i figli alla costruzione di un’immagine di sè polarizzata sull’aspetto fisico. Tuttavia non esistono prove sufficienti.

Fattori socio-culturali: nei paesi industrializzati e dove si è diffusa la cultura occidentale c’è maggiore prevalenza di distirbi alimentari. L’ideale di magrezza è esaltato da tutti i mezzi di comunicazione: i casi di anoressia e bulimia va di pari passo all’aumento degli articoli di diete e dei prodotti dietetici. Questi modelli di magrezza possono prevalere su ragazze/i vulnerabili alle influenze esterne. Oggi essere magra significa essere bella, ricca, di successo e solo così puoi essere accettata dal gruppo.

Fattori scatenanti

Lo svilupparsi di disturbi alimentari in persone vulnerabili può avvenire a seguito di eventi stressanti (un lutto, la fine di una relazione affettiva, violenze fisiche o psicologiche, critiche sul proprio aspetto da familiari o amici) scatenanti o precipitanti la comparsa dei disturbi. I fattori scatenanti possono riguardare l’insoddisfazione corporea oppure esserne indipendenti, legati piuttosto a problematiche adolescenziali come la fine di un rapporto affettivo, il distacco genitoriale. Tutti eventi che minano l’autostima e le capacità relazionali.

Fattori di mantenimento

Sono quegli eventi o pensieri che aiutano a mantenere la condizione innestatasi come, ad esempio, l’idea sul peso e sulla magrezza. Un semplice complimento può rinforzare queste idee. Putroppo però, nel lungo termine, i rinforzi esterni perdono di potere e il fattore di mantenimento diventa la pratica del digiuno per raggiungere l’obiettivo di dimagrimento. Il digiuno stesso mantiene il comportamento disturbato.

Quando il cibo diventa un problema: i disturbi alimentari, i DAN

Minnesota Study

Keys e collaboratori nel loro libro “The Biology of Human Starvation” (Keys et al. 1950) hanno fornito una descrizione dettagliata dei sintomi del sottopeso e della restrizione dietetica calorica riportati da giovani adulti maschi volontari.

Il Minnesota Study è lo studio più importante pubblicato che abbia valutato gli effetti della restrizione dietetica calorica e della perdita di peso nelle persone di peso normale.

Effetti comportamentali

  • Rituali alimentari (mangiare molto lentamente, tagliare il cibo in piccoli pezzi, mescolare il cibo in modo bizzarro, ingerire cibo bollente)
  • Lettura di libri di cucina e collezione di ricette
  • Incremento del consumo di caffè, tè, spezie, gomme da masticare e acqua
  • Episodi bulimici
  • Incremento dell’esercizio fisico per evitare la riduzione del contenuto calorico della dieta

Effetti psicologici

  • Danneggiamento della capacità di concentrazione
  • Scarso capacità di insight e di giudizio critico
  • Preoccupazione per il cibo e l’alimentazione
  • Depressione
  • Sbalzi del tono dell’umore
  • Irritabilità
  • Rabbia
  • Ansia
  • Apatia
  • Episodi psicotici
  • Cambiamenti di personalità confermati dai test psicologici.

Effetti sociali

  • Isolamento sociale
  • Riduzione dell’interesse sessuale

Modificazioni fisiche

  • Disturbi del sonno
  • Vertigini
  • Debolezza
  • Dolori addominale
  • Disturbi gastrointestinali
  • Cefalea
  • Ipersensibilità al rumore e alla luce
  • Edema
  • Ipotermia
  • Riduzione della frequenza cardiaca e respiratoria
  • Parestesie
  • Diminuzione del metabolismo basale
  • Aumento della fame
  • Precoce senso di pienezza

Tratta da Keys, A., Brozek, J., Henschel, A., Mickelsen, O., & Taylor, H. L. (1950). The biology of human starva-tion (Vol. 2). Minneapolis: University of Minnesota Press.

 

Quindi…

Se anche tu stai seguendo, per qualsiasi motivo, un regime dietetico molto restrittivo, ricorda che col tempo potresti sperimentare i “sintomi da digiuno”.

Se a questi sintomi dai un significato positivo, di controllo su te stessa/o, forse potresti avere un problema in ambito alimentare.

Parlane con uno specialista, ti aiuterà ad avere una visione sana sul cibo!

 

 

Foto Freepik

 

 

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dieta lampo
Dieta lampo, dieta urto, dieta prova costume…quali effetti danno?

Quante volte ti sei trovato/a pensare “voglio perdere peso, da domani non mangio più così dimagrisco!” oppure “ devo mangiare solo proteine” o ancora “ provo a mangiare solo verdure e tanta frutta così perdo peso velocemente”?

Purtroppo però tutti questi rimedi non sono adatto per perdere peso, anzi, spesso diete improvvisate generano carenze nutrizionali importanti scatenanti anche problemi di salute e gravi malesseri.

Senza dimenticare che un dimagrimento veloce lascia anche segni antiestetici sul corpo.

Inestetismi

Purtroppo, seguire una dieta poco equilibrata e/o eccessivamente ipocalorica, comporta la perdita di massa magra e ti renderà flaccido e non tonico come desidereresti. Se hai la pelle poco elastica, un rapido dimagrimento può portare ad avere pelle in eccesso, anche se non hai perso tanti chili.

Seno svuotato: durante il dimagrimento anche il seno diminuisce. In un dimagrimento sano, questo fenomeno è ridotto e più graduale; in caso di dimagrimento veloce, il seno perde tono perché si svuota velocemente.

Punta ad un peso salute

Rientrare in un peso salutare può essere il miglior modo per stare bene, prevenire numerosi problemi di salute ed estetiche e ritrovare il giusto equilibrio psicofisico.

Arrivata la bella stagione, perdere peso – che siano un paio di chili o molti – diventa un pensiero assillante per migliaia di persone e, purtroppo, a breve termine, nel senso che è un’esigenza del momento e non una prospettiva di stile di vita sano ed equilibrato.

Dieta lampo, drastica, urto, qualunque rimedio veloce tu voglia intraprendere, non è la soluzione e non ti porta al raggiungimento di nessun obiettivo di dimagrimento!

Capita, quindi, che si cerchi di dimagrire in poche settimane, ricorrendo a diete drastiche e spesso improvvisate: dalle diete basate su un solo alimento (ananas, limone…), alle diete iperproteiche, alle gluten-free, alle diete di soli alimenti crudi, qualsiasi sacrificio pur di vedere l’ago della bilancia scendere velocemente.

Promesse pubblicitarie tutt’ora ancora presenti, nonostante l’informazione in campo nutrizionale sia aumentata!

Il problema di questi metodi, se non personalizzati, sta nella possibilità di  causare squilibri alimentari, seguiti da squilibri ormonali, endocrinologici e organici.

Tanto più rapido è il dimagrimento, maggiori sono gli squilibri che il corpo deve affrontare.

Dieta lampo, dieta urto, dieta prova costume…quali effetti danno?

FISIOLOGICI

Una dieta urto prevede quasi sempre l’eliminazione dei carboidrati, non solo gli zuccheri dei dolci ma anche quelli della frutta, dei cereali, della pasta, del pane e derivati e dei legumi. I carboidrati, però, sono la fonte primaria di energia del nostro organismo ed entrano come glucosio nelle cellule con l’aiuto dell’insulina.

Gli alimenti contenenti carboidrati sono anche fonte di vitamine e minerali essenziali che, se eliminati, provocherebbero problemi al sistema immunitario e non solo.

L’eliminazione o la riduzione eccessiva di nutrienti spesso provocano alcuni disturbi:

  • Spossatezza e calo delle energie: l’apporto calorico e di nutrienti forse è troppo basso e il corpo non è abituato. La spossatezza è un segnale di allarme.
  • Mal di testa: può essere provocato dal maggior consumo di alimenti favorenti il mal di testa come i formaggi, gli affettati e gli alimenti inscatolati, alimenti light dolcificati. Anche una digestione lunga e laboriosa vuol può causare emicranie.
  • Possibili disturbi digestivi: spesso nelle diete drastiche si aumenta l’apporto di proteine e verdure, che comporta un carico digestivo maggiore e maggiore gonfiore.
  • Carenze nutrizionali: alla lunga, l’eccessiva assunzione proteica, causerà diversi problemi all’organismo (osteoporosi, calo delle difese immunitarie, chetosi, problemi gastrointestinali e disidratazione).
  • Reni e fegato affaticati: un maggiore carico proteico, soprattutto animali, produce maggiori prodotti di scarto dannosi per i reni, tipo nelle diete iperproteiche.
  • Innalzamento del colesterolo “cattivo”: l’aumentato o l’esclusivo consumo di carne, formaggi e uova(a discapito di pasta integrale o cereali) può provocare l’aumento di colesterolo cattivo, LDL.
  • Disordini del ciclo mestruale: scomparsa del ciclo o ciclo irregolare a causa del numero troppo limitato di calorie e del dimagrimento troppo repentino.
  • Alitosi: a causa della chetosi (l’utilizzo dei grassi come fonte energetica, trasformati in corpi chetonici, la formula disponibile)

 

PSICOEMOTIVI

La privazione improvvisa di alcuni alimenti, soprattutto i carboidrati, inizialmente è sostenibile perché siamo pieni di aspettative per il dimagrimento. A lungo andare, però, e soprattutto se non otteniamo i risultati attesi, questa condizione di privazione e rinuncia provoca frustrazione e depressione, definita depressione reattiva, cioè scatenata in automatico come conseguenza della privazione del cibo.

Dieta non deve voler dire schiavitù, privazione, rinuncia ma deve significare miglioramento dello stile alimentare per la salute e, di conseguenza, per il dimagrimento.

Uno dei punti chiave del mio modo di lavorare è quello di conoscere le persone, i loro gusti in fatto di cibo, le loro esigenze, l’organizzazione delle loro giornate: questo mi aiuta a preparare per ciascuno un piano alimentare personalizzato e specifico, che possa essere dimagrante ma prima di tutto facile e piacevole da portare avanti.

 

SI RIPRENDONO I CHILI PERSI

Eliminare i carboidrati non fa dimagrire:  assumere con la dieta grossi quantitativi di proteine (> 2 g/kg/die) non favorisce il dimagrimento e l’aumento della massa muscolare.

In un contesto ipercalorico e iperproteico si assiste ad un aumento degli accumuli adiposi. In una dieta ipocalorica ed iperproteica una parte dei singoli aminoacidi verrà convertita in glucosio, gli effetti dimagranti saranno buoni (aumento della termogenesi e del senso di sazietà) ma nel lungo periodo, se non gestita, può portare problemi di salute (osteoporosi, chetosi, stress ossidativo, etc.).

Non appena riprendi ad alimentarti regolarmente, riprendi tutto il peso perso, se non qualche chilo in più.
Il corpo alla carenza energetica risponde attivando la riserva: appena si introduce qualche caloria in più il corpo non consuma ma conserva ed ecco che i chili tornano su.

Se la dieta non è bilanciata, perdi solo massa magra e non grasso come vorresti. Infatti il termine dimagrire significa proprio perdere massa magra.

E per quanto tu possa praticare molto più sport, come accade spesso quando si vuole dimagrire velocemente, sei maggiormente esposto ad una malattia pericolosa, la “sarcopenia”, un’importante riduzione del numero di fibre muscolari, con conseguente perdita delle forze e una ripercussione funzionale maggiore. La mancata regolazione della sintesi proteica è quindi paragonabile all’effetto che produce l’anoressia o la malnutrizione sull’organismo.

Perdi anche liquidi perché l’eliminazione degli zuccheri riduce la ritenzione idrica muscolare, provocando anche disidratazione.

Inoltre, come già spiegato nel mio corsohttps://www.lamiadieta.bio/dieta-lampo-dieta-urto-dieta-prova-costume-quali-effetti-danno/Il peso consapevole”, le diete sbilanciate, provocano il cosiddetto effetto yo-yo, un fenomeno di alternanza di fasi di dimagrimento e ripresa del peso, che ti predispone anche ad una futura obesità.

Seguire un piano equilibrato, che funzioni e “protegga” la tua salute, darà risultati un po’ più lenti ma costanti nel tempo, evitando di perdere i risultati ottenuti senza particolari sforzi, rinunce e privazioni.

 

Se hai la necessità di dimagrire e vuoi farlo nel modo più sano e corretto, non affidarti a diete miracolose generiche, drastiche e per nulla salutari ed equilibrate.

 

 

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comportamento alimentare
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) e le loro conseguenze – Parte 2

Come promesso questa settimana ci rivediamo per terminare il discorso iniziato sui disordini del comportamento alimentare (DCA). Purtroppo quando si priva il nostro corpo dei nutrienti  possono insorgere problemi di salute, anche gravi. Oggi ne vediamo alcuni insieme.

Osteopenia giovanile

L’osteopenia è la riduzione di massa ossea dovuta ad un’inadeguata sintesi della matrice a causa della privazione dietetica. In particolar modo alla carenza alimentare protratta nel tempo di calcio, potassio, magnesio e, soprattutto, vitamina D.

Quasi tutte le donne che hanno sofferto di anoressia sono esposte al rischio di osteopenia e sono esposte maggiormente al rischio di osteoporosi prima dei 30 anni.

Ad essere a rischio non sono solo le persone che abbiano sofferto di anoressia prima dei 20-25 anni, ma anche tutti coloro affetti da dieting, ossia lo stare continuamente a dieta.

Più precoce è la restrizione alimentare, maggiore è il rischio per la salute delle ossa, in quanto il picco di mineralizzazione dell’osso, la crescita ossea completa, è tre i 20 e i 25 anni d’età.

Come si sviluppano le ossa

Il nostro scheletro è caratterizzato dalla successione di tre fasi ben distinte: crescita, stabilizzazione, impoverimento.

Esso cresce e raggiunge la completa formazione fino ai 25 anni circa, arricchendosi di minerali che vengono depositati tra le trabecole ossee.

Tra i 25 e i 50 anni lo scheletro attraversa la fase di stabilizzazione: viene continuamente rimaneggiato, ma la sua massa minerale rimane costante (salvo un periodo di prolungata privazione del cibo, o l’assunzione di farmaci che abbiano tra gli effetti collaterali l’impoverimento osseo).

Dopo i 50 anni, nel periodo di impoverimento, lo scheletro comincia gradualmente a perdere minerali: circa lo 0,5% all’anno. Nella donna in menopausa l’impoverimento risulta ancora più significativo (fino all’8% annuo) per la mancanza dell’azione protettiva degli estrogeni.

Diete fai da te

E’ ricorrente che in età giovanile si seguano diete fai da te molto restrittive, dettate da credenze condivise tra coetanei.

Molto frequente è l’avversione ai grassi (olio, burro, formaggi…): purtroppo la restrizione dei grassi è un considerevole fattore di rischio nell’abbassamento dei livelli di vitamina D e conseguente abbassamento del picco di mineralizzazione ossea, anche in caso di un apporto di calcio adeguato.

I nutrienti da non perdere

Prima di tutto è necessario assicurarsi un corretto apporto di calcio, magnesio e vitamina D.

Il calcio si trova non solo in latte e derivati, ma anche in crostacei (come gamberi o mazzancolle), broccoli, cavolfiore, fichi, mandorle, semi di lino, semi di sesamo, nelle spezie come l’origano.

Il magnesio è un minerale che si trova in frutta e verdura, nella frutta oleaginosa, nei semi, nei legumi e nei cereali integrali.

La vitamina D è una vitamina liposolubile che ritroviamo nel pesce di mare, soprattutto nel pesce azzurro, nel burro chiarificato, latte e formaggi da mucche allevate al pascolo.

Altri fattori: l’esposizione solare per la formazione della vtamna D, l’attività fisica con sovraccarichi e la protezione degli estrogeni nella donna.

Il ciclo mestruale: l’amenorrea

L’amenorrea è l’assenza del ciclo mestruale per almeno 6 mesi consecutivi. Spesso questa condizione è legata a restrizioni alimentari, soprattutto se la restrizione calorica è massiccia e si associa a stress psicofisico. Il corpo di una donna smette di ovulare perché insufficientemente nutrito: attiva in un certo senso una forma di resistenza alla gravidanza, condizione non sostenibile in presenza di iponutrizione.

 

Spesso non è sufficiente ristabilire il peso per garantire il ritorno del ciclo, in quanto la carenza vitaminico-minerale non compensata può costituire un motivo più rilevante alla base di un ciclo irregolare o addirittura assente.

 

Ecco perché anche in ragazze normopeso si può assistere all’amenorrea: sembra che fattori stressogeni e carenze di micronutrienti abbiano un ruolo importante nell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi più di una semplice riduzione calorica.

Le carenze

La carenza di zinco, di vitamina B12, di vitamina D e di ferro possono determinare amenorrea o problemi ovulatori, con cicli che possono superare i 40-50 giorni.

La vitamina B12

La vitamina B12 è contenuta in tutti i prodotti di origine animale ma assente in quelli di origine vegetale. Solo alcune alghe, come la spirulina, contengono fonti inattive di vitamina B12.

Solo attraverso l’alimentazione garantiamo il giusto apporto di tale vitamina. Nella donna la carenza di B12 si traduce frequentemente con problemi ovulatori.

Sintomi

I sintomi da carenza di vitamina B12 sono aspecifici (debolezza muscolare e mentale, nausea, reflusso gastrico, anemia, battito cardiaco accelerato, diarrea e -appunto- problemi mestruali) per cui è necessario effettuare gli esami del sangue.

Per accertare la carenza è sufficiente un semplice esame del sangue: sarebbe opportuno che i valori ematici di B12 fossero superiori a 300-350 ng/L e non inferiori a 150 ng/L. Valori inferiori a 80-100 ng/L portano a sintomi riscontrabili a livello neurologico, anche gravi (fino alla demenza).

  • Scarso apporto alimentare, soprattutto di origine animale, causato da restrizioni prolungate nel tempo.
  • Presenza di problematiche gastriche: il fattore intrinseco, prodotto dallo stomaco, è fondamentale per l’assorbimento della B12.  La sua secrezione viene inibita da reflusso gastrico ed ernia iatale.
  • Il vomito autoindotto può compromettere la capacità della parete gastrica di produrre il fattore intrinseco, pertanto in questo caso può essere rilevata carenza di B12 anche qualora l’introito alimentare fosse adeguato.
  • Uso frequente di antibiotici e di pillola anticoncezionale (se assumete la pillola da più di 3-4 anni in modo continuativo vi conviene fare un controllo).
  • L’uso di medicinali lassativi.
  • L’esagerato consumo di verdura, alimenti integrali e legumi (la fibra vegetale “riempie” lo stomaco ed attenua la sensazione di fame data da diete restrittive; purtroppo, l’abuso di fibra e di cellulosa determina la “cattura” (chelazione) di minerali e vitamine, che vengono resi indisponibili all’assorbimento.

Se sapete di esservi esposte a questi rischi e se attualmente riscontrate problematiche del ciclo, parlate con il vostro medico di base o ginecologo e richiedete di fare esami del sangue approfonditi per accertare la presenza di eventuali carenze: controllate in primis vitamina D, B12, ferro e ferritina.

Integratori

In caso di problemi mestruali o PCOS spesso vengono prescritti integratori a base di inositolo ma anche acido folico e vitamina B12 in forma di cianocobalamina, la forma inattiva. In caso di carenza, è meglio orientarsi verso la metilcobalamina, ossia la B12 in forma attiva. Confrontati con il tuo medico se hai bisogno di integrazioni.

Lo zinco

Lo zinco è un minerale implicato in numerose reazioni metaboliche: nelle memoria e nell’umore, nella produzione di insulina, nelle secrezione di ormoni sessuali, nella crescita fisica.

Esso si trova in moltissimi alimenti sia animali che vegetali: pesce e carne rossa, vongole e cozze, semi di zucca, ostriche, funghi, tuorlo delle uova, cacao. Per la presenza di ossalati e fitati, semi e cacao sono meno indicati.

La carenza di zinco può determinare un rallentamento della crescita nei bambini o dello sviluppo nell’adolescente, insulino-resistenza, debolezza fisica e immunitaria, ipoproduzione spermatica, cicli anovulatori nella donna. Altri sintomi sono la perdita di capelli e unghie fragili, eruzioni cutanee acneiche, diarrea. L’esclusione di carne, pesce e uova dalla propria alimentazione può portare alla carenza di zinco.

Diversi studi hanno dimostrato che la carenza di zinco è uno dei fattori coinvolti in sindrome depressiva, disturbi ossessivo-compulsivi, irritabilità, insonnia. E’ per questo motivo che la carenza di zinco, determinata dalla restrizione alimentare, si è rivelata essere uno dei fattori di mantenimento della restrizione stessa.

Chiaramente, non è sufficiente integrare lo zinco e gli altri nutrienti.

I fattori di rischio, precipitanti e di mantenimento

Il disturbo dell’alimentazione non ha mai una singola causa. Esistono i cosiddetti fattori di rischio, i fattori precipitanti e i fattori di mantenimento.

I fattori di rischio sono quelli che aumentano la vulnerabilità a sviluppare un DCA ma non è detto però che si sviluppi. Possono essere di natura psicologica (perfezionismo, bassa autostima, desiderio di magrezza, insicurezza) che organici (livelli di dopamina e serotonina a livello cerebrale, la disbiosi intestinale).

I fattori precipitanti danno avvio al disturbo. Si è esposti a tali fattori durante la vita, in particolare tra infanzia ed età puberale: subire abusi sessuali, bullismo a scuola, essere esposti ad eventi traumatici (divorzio dei genitori, lutto, malattia).

I fattori di mantenimento mantengono attivo il circolo vizioso di un DCA: le diete restrittive che spesso portano alle abbuffate, a cui si risponde con una dieta ancora più restrittiva; i commenti negativi che si ricevono riguardo il proprio corpo (“sei paffuta, sei una buona forchetta, mangi troppo, etc.”); i commenti positivi (“stai proprio bene con qualche chilo in meno, beata te che sai resistere ai dolci, etc.”) che rafforzano la propria autostima e la determinazione a continuare la dieta.

Le carenze alimentari: la carenza di carboidrati causa nervosismo e irritabilità che possono sfociare in un’abbuffata; l’eccesso di zuccheri, tipico del binge, attiva pattern cerebrali di dipendenza (inconsciamente si ricerca il piacere e il benessere nell’abbuffata); la carenza di vitamina D concorre a un basso tono dell’umore e a stanchezza cronica e a rafforzare uno stato di apatia e di ossessione verso pensieri disturbanti.

Conclusioni

Per guarire dai DCA bisogna agire su più fronti: il supporto psicoterapeutico integrato e l’educazione alimentare sono indispensabili e vengono prima di qualsiasi tipo di integrazione.

Prima di tentare la strada dell’integrazione è consigliabile rivalutare le proprie abitudini alimentari.

La soluzione si trova nel consumo di tutti quegli alimenti che siano riccamente densi di micronutrienti, così da poter ricostituire le riserve e usarne una parte per le funzioni immediate.

 

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