San Martino è una festa che accomuna non solo più regioni italiane ma anche tutta l’Europa.
Ma come mai si festeggia e si associa San Martino alle castagne e al vino?
Un po’ di storia
Le origini sono molto lontane: San Martino era un soldato (nato nel 316) dell’antica Pannonia – fra l’Ungheria e l’Austria. Durante la sua carriera militare si verificò uno degli episodi più noti della vita del Santo:
Si racconta che in una notte d’inverno, mentre era di ronda, incontrò un povero viandante che soffriva il freddo e, non avendo denaro né cibo da dargli, tagliò a metà il proprio mantello affinché il mendicante avesse qualcosa con cui coprirsi. Perciò San Martino, oltre a essere il protettore dei militari, lo è anche dei pellegrini.
Dopo quasi venti anni nell’esercito, ricevette il battesimo e decise di congedarsi per diventare monaco, poi ordinato diacono e infine prete. Viaggiò a lungo predicando il cristianesimo, finché si fermò in Francia, dove fondò un monastero per poter continuare la propria opera di evangelizzazione e divenne vescovo di Tours.
Il Santo si spense l’11 novembre ed ebbe sepoltura a Tours. Presto divenne meta di incessanti pellegrinaggi e al suo monastero giungevano in massa i fedeli per chiedere la guarigione di ogni tipo di malattia.
San Martino divenne ancora più popolare quando la sua festa venne inserita nel calendario che coincideva con il capodanno dei Celti, per cui il giorno di San Martino divenne da allora anche sinonimo di abbondanza: “Sant’ Martin’!”, espressione che si utilizza ad esempio nel mio paese in Puglia quando ci si trova di fronte a tanta abbondanza o tanta bellezza.
In Francia per i bambini era festa grande perché il santo, come la Befana oggi, portava loro regalini. Perciò la festa di San Martino divenne in gran parte dell’Europa una sorta di capodanno.
San Martino però, soprattutto nel nord Italia, viene associato al vino.
Alcuni proverbi
In Italia il detto “ A San Martino castagne e novello vino” deriva dal fatto che nel periodo di San Martino, nella prima metà di novembre, le cantine aprono le botti per assaggiare il vino nuovo, mentre un tempo la fine delle attività agricole, i primi freddi e le giornate corte, facevano radunare le persone attorno al fuoco per arrostire le castagne, frutto di stagione.
Uno dei proverbi più celebri che si ripete ancora oggi afferma che “L’estate di San Martino dura tre giorni e un pochinino”. Spesso infatti intorno all’11 novembre torna per qualche giorno il bel tempo insieme ad un clima più mite. In questi giorni, infatti, si sta benissimo!
Una volta scoperto il motivo di questa associazione colgo l’occasione per parlarvi di questo frutto di stagione così buono e nutriente.
Le castagne
Le castagne – valori nutrizionali
Le castagne, hanno un apporto calorico piuttosto elevato – 200 kcal/100 gr circa – tanto che vengono considerate un vero e proprio sostituto del grano. Il castagno infatti, nell’antichità, veniva definito “albero del pane”. Se consideriamo le castagne bollite le calorie scendono a 130, le caldarroste 190 e quelle secche 290.
Le castagne devono essere ben cotte per renderle più digeribili.
Questi frutti non contengono glutine e sono quindi consumabili dai celiaci per preparare pane, ciambelle, polenta e torte.
Oltre ai carboidrati, le castagne contengono proteine, sali minerali e vitamine.
Sono consigliate in casi di anemia (ricche di folato o vitamina B9) e inappetenza; grazie all’abbondante presenza di fibre sono molto utili per la funzionalità dell’intestino.
Il loro consumo è però sconsigliato a chi soffre di colite, aerofagia, diabete, obesità e patologie legate al fegato.
Essendo ricche di minerali (sodio, calcio, fosforo, magnesio, ferro, potassio, zinco, rame e manganese) le castagne sono indicate per chi soffre di stanchezza cronica, per chi deve riprendere le forze dopo l’influenza e per bambini ed anziani; la ricca presenza di rame rende le castagne un ottimo integratore contro i capelli grigi.
Le castagne sono anche un frutto ricco di vitamina C che sappiamo avere proprietàantiossidanti molto utili alla salute dell’organismo.
Visto quanto è prezioso questo frutto? Allora per questo mese concediti una bella porzione di castagne – con poco vino!- ne guadagnerai in gusto e salute!
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Si discute molto su questo argomento, se è meglio o meno seguire una dieta vegetariana, quali sono i rischi per la salute e tanto altro.
Mi è capitato più di una volta di seguire persone vegetariane con un’alimentazione squilibrata.
Da questo la scelta di riassumere in breve i rischi veri o supposti delle diete vegetariane, così da dare indicazioni utili a chi intendesse orientarsi verso questo stile di vita.
Ho selezionato le domande più frequenti ai dubbi sulla dieta vegetariana:
Quali sono gli errori più comuni che si fanno in un regime vegetariano?
Come sopperisco le proteine della carne e del pesce?
Che cos’è il valore biologico delle proteine?
Ci sono altre possibili carenze in una dieta vegetariana?
Se l’alimentazione è ben impostata, eliminare carne e pesce non comporta alcun pericolo per la salute dovuto alle possibili carenze nutrizionali.
Diversamente, abolire carne e pesce, senza compensare l’assenza dei nutrienti contenuti in questi alimenti, può essere rischioso.
QUALI SONO GLI ERRORI PIU’ COMUNI CHE SI FANNO IN UN REGIME VEGETARIANO?
Eccesso di carboidrati:
spesso i vegetariani fai da te hanno tendono a consumare pasti a prevalenza di carboidrati, magari raffinati (pasta e riso, pane è bianco, taralli, biscotti, dolci, panini, crackers, gallette, etc.). L’eccesso di carboidrati (privilegiando quelli ad alto indice glicemico) e la carenza proteica porta ad uno squilibrio nella dieta con conseguenze sul peso e diminuzione delle energie (maggiore stanchezza, mancanza di concentrazione, sonnolenza dopo i pasti e necessità di un numero maggiore di ore di sonno per potersi sentire attivi). Una dieta vegetariana equilibrata è perfettamente in grado di evitare i picchi glicemici, per cui vi consiglio di chiedere di affidarvi ad un esperto che possa aiutarvi a trovare il giusto equilibrio
Aumento improvviso di fibra:
quando una persona passa ad una dieta vegetariana tende a cambiare drasticamente le proprie abitudini, aumentando eccessivamente il consumo di prodotti integrali, legumi, frutta e verdura. Il rischio è quello di un’eccessiva fermentazione intestinale con gonfiore, mal di pancia, difficoltà digestiva. Meglio aumentare frutta, verdure e cibi integrali in maniera graduale e, se già avete avvertito tali sintomi, diminuite temporaneamente i prodotti vegetali ricchi di fibra e reintroduceteli gradualmente.
Per iniziare tratterò di diete latto-ovo-vegetariane, che prevedono l’introduzione di uova e formaggi, e non vegane.
COME SOPPERISCO LE PROTEINE DELLA CARNE E DEL PESCE?
Il mondo vegetale, per fortuna, ci offre molte alternative ricche di proteine:
i legumi
alimenti come la quinoa, l’amaranto e il grano saraceno
frutta oleosa (arachidi, mandorle e pinoli)
derivati vegetali come tofu e seitan
Legumi e cereali
I legumi dovrebbero essere introdotti quasi quotidianamente nei vegetariani. Il loro consumo frequente può causare la formazione di aria nell’intestino, il meteorismo. Per diminuire questo fastidio occorrono tempi lunghi di ammollo, con ricambio di acqua, lunga cottura in acqua non salata e che l’aggiunta erbe che migliorano la digeribilità e ne riducono l’effetto meteorizzante (alloro, rosmarino, semi/fiori di finocchio…).
Quinoa, amaranto e grano saraceno vengono chiamati impropriamente cereali e hanno un buon contenuto proteico, maggiore rispetto ai cereali veri e propri. Non contengono glutine per cui sono ideali per chi soffre di intolleranza o di allergia a questa proteina.
La frutta secca è anch’essa fonte di proteine ma occhio ai grassi: vero che abbiamo bisogno di proteine ma non bisogna abusarne perché la frutta secca è ricca di grassi!
I derivati della soia (il tofu, tempeh, latte, yogurt, formaggi, hamburgher, etc.) sono molto utilizzati soprattutto dai vegani. In questo articolo non approfondirò l’argomento (lo farò comunque in futuro) ma vorrei invitarvi a leggere le etichette degli alimenti e valutare da soli la quantità di ingredienti aggiunti per arrivare al prodotto finito.
Il seitan, derivata al 100% dal glutine di frumento: negli ultimi anni la sensibilità al glutine è aumentata in maniera quasi esponenziale per cui suggerirei un consumo moderato di questo prodotto, associandolo sempre a dei legumi per rendere il pasto completo.
Oltre ai vegetali i latto-ovo-vegetariani possono contare sul contributo di uova e formaggi:
Le uova sono un’ottima fonte proteica da introdurre anche 3-4 volte a settimana, senza temere per il colesterolo (vedi articolo “Non tutto il colesterolo vien per nuocere!”)
Anche i formaggi sono una buona fonte proteica ma attenzione a non esagerare! Purtroppo i latticini freschi, per il loro contenuto di lattosio, possono risultare per molti indigesti e causare gonfiore, spasmi con dolori, dissenteria. Riducete, quindi, le quantità e preferite formaggi a basso contenuto di lattosio. I formaggi stagionati contengono meno lattosio ma la quantità di grassi e sale è molto più elevata, per cui non bisogna eccedere! Vi ricordo che i latticini sono associati ad un peggioramento dell’asma, ad un aumento del muco e altri problemi respiratori, all’impurità della pelle, a una minor sensibilità insulinica e ad altri fastidi ad ampio spettro.
Nelle dieta vegetariane c’è un fattore da non sottovalutare: il valore biologico delle proteine dei vegetali.
CHE COS’È IL VALORE BIOLOGICO DELLE PROTEINE?
Il valore biologico (VB) di una proteina esprime la quantità di proteina, ingerita attraverso il cibo, che può essere assorbita e utilizzata ai fini organici: una proteina che possiede un perfetto equilibrio tra aminoacidi assorbiti e tra amminoacidi utilizzati ha un VB di 100. L’uovo presenta un VB pari al 100%.
Valore biologico delle proteine alimentari
La qualità proteica dipende dalla quantità e dal il tipo di aminoacidi essenziali (quelli che dobbiamo assumere necessariamente dagli alimenti) presenti negli alimenti.
Le proteine di origine animale contengono tutti gli aminoacidi essenziali: proteine ad elevato VB (l’alto VB è dovuto anche alla similitudine nel contenuto dei vari tipi di amminoacidi a quello presente nelle nostre proteine)
Le proteine di origine vegetale contengono quantità insufficienti o nulle di uno o più AA essenziali: proteine a basso VB
Le proteine dei legumi contengono tutti gli aminoacidi essenziali ma sono carenti di AA solforati: proteine a medio VB. Vero che l’associazione di più alimenti a medio e basso valore biologico (cereali, legumi, ortaggi, funghi, frutta, etc.) possono completarsi per raggiungere la quota di amminoacidi essenziali necessaria.
La sostituzione dei prodotti di origine animale con quelli di origine vegetale porta a modificazioni nutrizionali come:
Aumento dell’apporto di carboidrati
Riduzione dell’apporto di grassi saturi e colesterolo
Aumento dell’apporto di lecitina (utile per il colesterolo)
Aumento dell’apporto di fibra
Aumento dell’apporto di grassi polinsaturi (buoni)
QUANTE PROTEINE BISOGNA MANGIARE?
E’ evidente che, a causa del minore valore biologico delle proteine vegetali, il fabbisogno proteico quotidiano del vegetariano non corrisponde a quello dell’onnivoro ma è SUPERIORE ad esso.
In una dieta onnivora per una persona non sedentaria il fabbisogno proteico medio è 0,8 gr di proteine per ogni kg di peso corporeo
In una dieta vegetariana si stima un fabbisogno di 1,1-1,2 g/kg di proteine. Quindi se peso 70 kg, avrò bisogno di 56 g di proteine al giorno se sono onnivoro, e di 84 g se sono vegetariano; chiaramente i fabbisogni aumentano in relazione all’attività fisica.
E’ importante quindi organizzare per bene la propria dieta vegetariana: non solo sostituendo un cibo con un altro, ma prestando attenzione alle quantità.
CI SONO ALTRE POSSIBILI CARENZE IN UNA DIETA VEGETARIANA?
Si discute molto sulle possibili carenze di ferro, calcio e zinco per chi segue una dieta vegetariana la carenza dei minerali calcio, ferro e zinco.
Sali minerali negli alimenti
Vediamo insieme come queste sostanze siano facilmente reperibili:
Per i latto-ovo-vegetarianil’unica carenza realisticamente ipotizzabile è quella di FERRO (che comunque è una carenza molto comune nelle donne in età fertile, indipendentemente dal tipo di dieta seguita). In tal caso è opportuno:
assumere in modo variato i vegetali. Solo in caso di rilevata carenza, allora occorre fare le dovute integrazioni
privilegiare l’assunzione di legumi e verdure (broccoli, cavolo, verza,..), ricchi in proteine e ferro, abbinandoli nello stesso pasto a cibi ad elevato contenuto di vitamina C (come la frutta od il succo di limone) per aumentare l’assimilabilità del ferro
evitare di assumere in un pasto ricco di ferro sostanze che ne riducano l’assorbimento, quali latticini (a causa del contenuto in calcio) e caffè, tè, cioccolato e vino (a causa del contenuto in tannini)
buona abitudine per tutti, onnivori inclusi, inserire nella dieta moderate quantità di semi e frutta secca (pistacchi, mandorle, semi di zucca, noci), ricchi di zinco e ferro
Tutte le diete vegetariane (latto-ovo-vegetariane e vegane) sono in grado di fornire tutte le vitamine necessarie in quantità adeguate alle esigenze nutrizionali dell’organismo, con la sola eccezione della vitamina B12 che va assunta da integratore di fonte batterica e della vitamina D, che non viene fornita in quantità adeguata da nessuna dieta (quindi le raccomandazioni relative alla vitamina D sono valide per la popolazione generale).
Zinco:metallo indispensabile di complessi enzimatici necessari per il corretto funzionamento di ormoni, insulina, ormoni sessuali e ormone della crescita. Tra i sintomi di carenza di zinco si annoverano: perdita di capelli, eruzioni cutanee, diarrea, disturbi mentali e infezioni frequenti dovute a un mal funzionamento del sistema immunitario.
Ne sono buone fonti i legumi (ceci, lenticchie, fagioli azuki) il germe di grano, il lievito, il latte, i funghi, il cacao, le noci, le nocciole, pistacchi, semi di zucca, girasole e le uova. Frutta, verdura e i cereali contengono fitati e fibra che ne riducono l’assorbimento. I fitati vengono bilanciati dall’assunzione di cibi fermentati, come il pane, che riduce il rischio di carenza. Anche l’assunzione contemporanea di calcio diminuisce l’assimilazione anche di questo minerale e pertanto una dieta ricca di latticini potrebbe predisporre alla carenza di zinco.
Calcio:il calcio alimentare lo troviamo nei cavolfiori e tutti i tipi di cavolo, rucola, tarassaco, in tutte le verdure a foglia (tranne spinaci e bieta per il contenuto di ossalati), nelle mandorle, semi di sesamo, cereali integrali, legumi. Non va sottovalutato l’apporto di questo elemento ad opera delle acque minerali.
Omega-3:i famosi omega 3 non sono solo nel pesce ma possiamo trovarli nell’olio di lino (solo se conservato in frigorifero, anche in negozio), in forma di acido alfa-linolenico (ALA), i semi di lino tritati e le noci, integratori da fonte algale, 100% vegetali, dato che sono proprio le alghe la fonte primaria di tale sostanza. Vi ricordo che le alghe sono fonte di iodio, minerale che in queste concentrazioni potrebbe diventare fortemente deleterio per chi soffre di patologie tiroidee).
Spero di aver fatto chiarezza su cosa bisogna considerare quando si intraprende un regime alimentare vegetariano. Per ulteriori chiarimenti potete scrivermi a [email protected].
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Come promesso, eccomi qui per completare il discorso lasciato in sospeso lo scorso martedì.
Spesso succede che dopo aver ridotto al minimo gli alimenti incriminati (uova, carne, pesce, formaggi e derivati) i livelli di colesterolo non variano o addirittura aumentano.
DUNQUE CHE FARE?
Abbiamo visto la produzione endogena di colesterolo è regolata dall’alimentazione (meno ne mangio, più ne produco e viceversa). Se questo sistema di autoregolazione viene meno e la riduzione di assunzione dei grassi animali non è sufficiente, bisogna cambiare strategia.
Il mondo vegetale è privo di colesterolo: legumi, cereali e verdura sono ricchi di steroli vegetali, molecole che si oppongono all’assorbimento del colesterolo, aiutando ad abbassarne i livelli.
Diversi studi indicano come i fitosteroli possono indurre una riduzione del colesterolo LDL fino al 15%.
Comunque, l’ingestione di più di 3 g al giorno non porta a ulteriori benefici nella riduzione dei livelli di colesterolo.
In commercio sono presenti numerosi prodotti arricchiti con fitosteroli: creme spalmabili, condimenti per insalate, latte, prodotti a base di soia, yogurt, formaggi, bevande, persino salsicce e pane.
Fitosteroli e colesterolo
Questi prodotti garantiscono una diminuzione del colesterolo in 4 settimane(!). Guarda caso la produzione del nostro colesterolo aumenta proprio dopo 4 settimane, la copertura garantita dalle pubblicità.
Il consumo combinato di questi tipi di prodotti alimentari inoltre può portare a dosi eccessive di steroli vegetali che possono alterare l’assorbimento di importanti sostanze come i carotenoidi e le vitamine liposolubili.
Questo potrebbe rappresentare un pericolo per individui affetti da particolari patologie e anche per i bambini, le donne in gravidanza e durante l’allattamento.
L’enzima che permette la sintesi di colesterolo endogeno è detto HMG-reduttasi, e risponde a precisi segnali nutrizionali: l’enzima viene attivato dall’insulina e quindi quando è presente un eccesso di zuccheri semplici nel sangue.
Da questo si deduce che non è sufficiente il taglio sui prodotti animali, ma IL TAGLIO SU DOLCI E CEREALI E’ IL MODO VERAMENTE EFFICACE per abbassare il colesterolo!
COSA DEVO RIDURRE IN CASO DI IPERCOLESTEROLEMIA?
Gli alimenti raffinati come la pasta e il riso e tutti i derivati della farina bianca: pane, biscotti, crackers, grissini, merendine, tarallini, gallette, schiacciatine, gnocco, panini, etc..
Lo zucchero non è contenuto solo nelle torte e nei dolci. Ne troviamo molto nei succhi di frutta (anche se è riportata la dicitura “senza zuccheri aggiunti”), negli yogurt interi o magri alla frutta o bianchi dolci (ad eccezione dello yogurt bianco naturale intero o magro), nei sorbetti o ghiaccioli, nei cereali da colazione, nel cioccolato, negli snack, nella frutta sciroppata o disidratata (albicocche, pesche, prugne, fichi…), nelle bevande analcoliche in generale (aranciata, cocktail analcolici, etc.). Evita di dolcificare thè e tisane.
L’alcol fa lavorare di più l’enzima che produce colesterolo.
Sostanze come il caffè che aumentano i livelli di colesterolo.
COSA MANGIO ALLORA?
Per aiutare a mantenere nella norma i livelli di colesterolemia, non c’è un unico alimento salvavita che, come una pillola, lo si assume per un periodo, passa il sintomo e poi si ritorna alle vecchie amate abitudini. Bisogna equilibrare l’intera alimentazione e adottare uno stile di vita sano.
Cosa mangiare per combattere il colesterolo
Molti studi dimostrano che aumentare il consumo di alcuni cibi migliora il profilo lipidico nel sangue:
Pesce: gli omega–3 contribuiscono a ridurre il rischio cardiovascolare grazie alla loro funzione anti-trombotica,anti-infiammatoria (proteggendo il colesterolo dall’ossidazione, la forma nociva che lo rende pericoloso per le arterie). Consiglio di mangiare il pesce 3 volte a settimana, alternando pesci magri a quelli più grassi: salmone, sgombro, sardine, alici.
Olio extravergine di oliva crudo e olive: gli omega 9 diminuiscono solo le LDL e mantenendo intatta la porzione di HDL circolanti.
Frutta secca (Noci, mandorle, nocciole,..), semi di girasole, zucca, i legumi, oli di semi: gli omega 3 e 6 abbassano i livelli di colesterolo. E’ bene non abusare di frutta secca e semi per il loro contenuto calorico elevato!
Crusca, avena eorzo: questi alimenti contengono beta-glucani che agevolano l’eliminazione del colesterolo ‘cattivo’.
Legumi e verdura: le fibre e gli steroli vegetali in esso contenuti contrastano l’assorbimento di colesterolo a livello intestinale. Meglio sfruttare ciò che madre natura ci offre piuttosto che ricorrere agli alimenti addizionati di steroli.
Il tè verde: in grado di inibire l’HMG-CoA-reduttasi. Questa soluzione è fra le più ottimistiche, perché nessuna sostanza naturale è così potente da essere un farmaco ipocolesterolemizzante.
Non dimenticare che L’ATTIVITA’ FISICA è un tassello importante del puzzle dell’ipercolesterolemia. Condotta in modo regolare può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari perché riduce l’indice di rischio cardiovascolare, incrementa gli HDL, facilita la riduzione del peso e migliora in generale il sistema cardiovascolare.
E’ da preferire un’attività aerobica: marcia, ciclismo, ginnastica a corpo libero, nuoto, canottaggio, calcio, tennis, basket, pallavolo o sci da fondo. Perché l’attività fisica produca gli effetti desiderati occorre che sia a media intensità (l’allenamento a bassa intensità è praticamente inutile). Comincia sempre gradualmente per poi aumentare quando il tuo corpo sarà più allenato. Ad esempio, se ti piace camminare parti con 20 minuti al giorno, poi aumenta a 30’ , fino ad arrivare a 60 minuti di camminata.
COMBATTI IL COLESTEROLO A TAVOLA
COLAZIONE
Yogurt magro naturale, fiocchi d’avena al naturale, semi misti tritati (lino, girasole, etc.) e una tisana non zuccherata
SPUNTINO
1 frutto di stagione con una manciata di mandorle
PRANZO
Pasta col pesce e un contorno di zucca tagliata alla julienne e olive nere, conditi poco con olio EVO
SPUNTINO
Una piccola fetta di pane di segale con due quadratini di cioccolato extrafondente all’80%
CENA
Polpette di lenticchie e un contorno di arance e spinaci crudi
Usa sempre olio EVO a crudo, sale integrale e succo di limone o aceto di mele
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Vero perché di questo grasso sappiamo che è tanto temuto per le patologie cardiovascolari e poco altro.
Vediamo insieme cos’è e come si comporta.
Il colesterolo è un grasso molto importante per il nostro organismo ma, a differenza degli altri, non ha una funzione energetica ma strutturale e funzionale:
costituisce le membrane cellulari (soprattutto celebrali), assicura la stabilità meccanica delle cellule e regola il passaggio di determinate sostanze attraverso la membrana cellulare
indispensabile per la sintesi degli acidi biliari che permettono la digestione dei grassi da parte dell’intestino
il colesterolo è il precursore di importanti ormoni con diverse funzioni a livello organico: mineralcorticosteroidi per l’equilibro idrico e salino, corticosteroidi anti-infiammatori e soprattutto ormoni sessuali (estrogeni, progesterone e testosterone).
Piccola parentesi: proprio in virtù delle funzioni del colesterolo, una riduzione drastica degli alimenti animali per favorire quelli vegetali può determinare in noi donne degli sbalzi ormonali che determinano un ciclo mestruale irregolare, debolezza e facile affaticamento, condizione che si può protrarre anche per 3-4 mesi. Prima di cambiare radicalmente le abitudini alimentari è importante rivolgersi sempre a un professionista competente.
indispensabile della sintesi della vitamina D
CON GLI ESAMI DEL SANGUE VENGONO RILEVATI TRE VALORI DI COLESTEROLO:
il colesterolo ‘cattivo’ LDL, favorisce la formazione di placche a livello delle arterie, pericolose perché causano il restringimento dei vasi sanguigni con conseguenze anche gravi (ictus, arteriosclerosi, infarto, etc.)
il colesterolo ‘buono’ HDL, agevola l’eliminazione del colesterolo ‘cattivo’. Grazie alla nostra condizione ormonale, noi donne abbiamo livelli più alti di HDL e, fino alla menopausa, siamo più protette degli uomini da ictus e infarto.
il colesterolo totale (LDL+HDL).
Colesterolo “buono” e “cattivo”
Un valore di colesterolo totale nel sangue (colesterolemia) superiore alla norma non è di per sé preoccupante, soprattutto se non esistono altri fattori di rischio cardiovascolare.
Per una valutazione migliore della situazione, si considera l’indice di rischio cardiovascolare, cioè il rapporto fra colesterolo totale e colesterolo buono HDL (COLESTEREROLO TOT/HDL= INDICE DI RISCHIO); tale indice per un soggetto sano deve essere:
inferiore a 5 per l’uomo
inferiore a 4,5 per la donna
Un soggetto con colesterolo totale a 250 e HDL a 85 ha un indice di rischio a 2,94 ed è in una condizione decisamente migliore di chi ha il colesterolo totale a 200 e HDL a 40, dove l’indice di rischio vale 5.
Il colesterolo non è il fattore di rischio più importante.
Non è ancora chiaro cosa determini la partecipazione dell’LDL alla formazione delle placche, tant’è che un soggetto potrebbe avere LDL alto, ma nessuna placca e un altro averlo abbastanza basso, ma avere la formazione di placche a livello pericoloso.
Il meccanismo LDL-HDL dovrebbe assicurare che le arterie restino pulite. Se ciò non accade è bisogna considerare altri fattori di rischio come il fumo, l’ipertensione, il sovrappeso, la sedentarietà.
Un errore comune è credere che tutto il colesterolo provenga dai cibi. In realtà al massimo solo il 20% del colesterolo proviene dall’alimentazione, mentre l’80% è di origine endogena (cioè creato dall’organismo a livello epatico).
Tanto più ne introduciamo tanto meno ne produciamo e viceversa. L’organismo risponde alla carenza alimentare producendo più colesterolo endogeno. Tale meccanismo scatta dopo circa 3-4 settimane.
Spesso succede che dopo aver ridotto al minimo gli alimenti incriminati (uova, carne, pesce, formaggi e derivati) i livelli di colesterolo non variano o addirittura aumentano.
ALLORA CHE COSA FARE???
Nel prossimo articolo approfondiremo i consigli alimentari per l’ipercolesterolemia.
Spero, intanto, di aver fatto chiarezza sulle funzioni del colesterolo…Vi faccio però un’anticipazione… FATE SPAZIO AI VEGETALI E LIMITATE I DOLCI E I CARBOIDRATI RAFFINATI piuttosto che eliminare totalmente formaggi, uova e carne: tra una settimana scoprirete perché!
Ti scrivo perché oggi è una data per me importante e voglio condividerla al solo scopo di essere utile a chi è ancora convinto che le cose siano troppo difficili da cambiare.
Il 22 Settembre 2014 partecipai alla Prova del Cuoco, solo qualche anno prima non l’avrei nemmeno immaginato. Avevo molte paure, ma decisi di fare un passo fuori dall’abitudinario e lanciarmi. Sai perché?
Ero assolutamente convinta che bisognava far vedere che mangiare con gusto all’insegna del benessere è possibile e che sia questa la principale cura per risolvere i problemi di peso, la stanchezza e migliorare la qualità della propria vita.
Ricevetti tantissime mail da parte vostra che mi spronarono a condividere ulteriormente questo con più persone.
Nacque così un’idea…
La condivisione delle volte è fondamentale. L’unione è forza e coraggio.
Lunedì 28 Settembre apre così il sito lamiadieta.bio, frutto del lavoro di un anno di più persone, colleghi, tecnici e amici che ringrazio infinitamente e senza i quali questo sito non esisterebbe.
Il sito ti permetterà di avere maggiori vantaggi e benefici per seguire al meglio il tuo Percorso Nutrizionale.
L’energia, i kg in meno, la sensazione di leggerezza e le analisi perfette non devono essere solo un vecchio ricordo ma qualcosa che possiamo noi influenzare e determinare con le nostre scelte!
Ecco alcuni dei servizi principali che troverai:
Ogni settimana potrai tenerti aggiornato con curiosità sull’alimentazione, con articoli sulla nutrizione, con ricette semplici ed equilibrate e per i più curiosi anche degli approfondimenti nutrizionali.
lamiadieta.bio ospiterà anche interventi di altri specialisti: medici pediatri, ginecologi, osteopati ma anche personal trainer ed esperti in psicologia
Potrai effettuare un TEST NUTRIZIONALE per conoscere il tuo profilo e tenere monitorato il tuo IMC (Indice di Massa Corporea)
Per te che hai già una vita molto impegnata, un servizio innovativo di Consulenze on-line ti permetterà di risparmiare il tempo per venire nel mio studio
Troverai anche il Metodo ielma®, una sintesi di un Programma di consulenza alimentare in 8 settimane che ho sviluppato anche con la collaborazione di colleghi specialisti in vari settori, per permettere a tutte le persone che hanno bisogno di maggiore flessibilità per motivi di tempo o logistici. In base alle informazioni che mi verranno fornite grazie al TEST, ti indicherò COSA fare, COME farlo e IN CHE ORDINE farlo per permettere di raggiungere gli obiettivi di peso e di salute
Caratterialmente non sono una persona troppo disciplinata, non amo le imposizioni e non mi piace sentirmi costretta da regole. Ho voluto sviluppare perciò un sito che potesse aiutare le persone come me in tutto questo ed arricchirlo con delle app pratiche di supporto.
Avrai accesso ad un servizio di Area Personale in cui troverai utili applicazioni:
Tutti i miei clienti che si registreranno, avranno anche i loro Piani Alimentari nella loro pagina personale in modo da avere un portale dedicato sempre a disposizione e monitorabile anche dal cellulare.
Come speciale iniziativa per le persone che faranno il TEST online entro il 04 Ottobre 2015, avranno in regalo un voucher di 10€ da utilizzare entro Dicembre 2015.
Ho sviluppato lamiadieta.bio perché è vero che è bello condividere le conoscenze, ma sono anche consapevole che da sole non servono a nulla. “Sapere è potere” soltanto se usiamo la conoscenza per agire, per modificare abitudini acquisite. Altrimenti sono semplici nozioni che non servono a cambiare o mantenere i risultati raggiunti.
Spero di cuore che www.lamiadieta.bio sia una possibilità in più per farti raggiungere gli obiettivi che tu desideri!