magio poco
Mangio poco e ingrasso lo stesso: cause e soluzioni

Siamo ormai lontani dalle festività scorse e tanti di noi hanno ripreso l’attività e fisica e si è messa a dieta, anche ferra, per perdere i chili presi durante le vacanze natalizie.

Troppo spesso ascolto o leggo messaggi di osservazioni del tipo: “Mangio poco ma non dimagrisco!”

Sembra assurdo ma è una verità che per molti ingenera frustazione.

 

Perché mangiare poco fa ingrassare?

Chi generalmente intraprende una dieta si trova in una condizione di:

  • Sovrappeso
  • Cellulite
  • Giro vita oltre i valori consigliati
  • Maniglie dell’amore
  • Braccia grosse

Non dimentichiamo  che le persone in costante sovrappeso e obesità sottopongono il proprio corpo ad una situazione di infiammazione cronica silente. Non ci sono sintomi evidenti ma alcuni parametri, come la glicemia, la pressione, il colesterolo, cominciano ad alterarsi. Stiamo parlando della sindrome metabolica,  considerata un fattore di rischio più importante del tabagismo, favorente lo sviluppo di infarto, ictus e malattie degenerative come il Parkinson, l’Alzheimer, ma anche artrite reumatoide, malattie autoimmunitarie, allergie e tendenza all’ insorgenza dei tumori.

 

Quali sono le soluzione comuni?

  1. Dieta momentanea: mangio poco, elimino fritti, insaccati e dolci
  2. Copiare la dieta della cugina o della vicina di casa: se ha funzionato a lei allora anch’io riuscirò a perdere quei chili di troppo
  3. Soluzione drastica: mangio meno, salto la colazione o il pranzo o la cena
  4. Soluzione disintossicante: solo frutta e verdura per 3/4 giorni di fila
  5. Soluzione no carboidrati: elimino pane, pasta, derivati e dolci fino a che riesco

 

Risultati?

Scarsi, troppo scarsi rispetto i sacrifici sostenuti!

È capitato anche a te di salire sulla bilancia e vedere che il numero invece di scendere rimaneva invariato?

Vediamo allora di capire come mai accade questo fenomeno comune a molti.

 

Quali le soluzioni?

Molte persone in sovrappeso hanno in comune l’errore di mangiare male e senza orari. Questo atteggiamento favorisce l’accumolo di grassi a discapito della massa muscolare e della salute delle ossa.

Ad esempio, una dieta fatta di alimenti ad alto indice glicemico, oltre a essere poco saziante, rende difficile la lipolisi (rottura delle molecole di grasso). Al contrario un’alimentazione ricca di alimenti a basso o medio indice glicemico permette con lo stesso quantitativo di cibo e/o di calorie, di poter avere energie migliori e disponibili più a lungo.

Mangiare poco e male significa non nutrire a sufficienza il nostro corpo e un corpo in carestia di nutrienti tende a conservare le energie, riducendo il consumo del cibo ingerito, seppur poco.

E’ una forma di strategia di sopravvivenza che il corpo mette in atto in situazioni di restrizione alimentare.

Quindi, non è colpa tua se non dimagrisci o della sfortuna di avere geni sbagliati, ogni essere umano che è progettato in questo modo. E’ una forma di protezione che il nostro corpo ha messo a punto in milioni di anni per proteggere i nostri antenati quando non potevano alimentarsi regolarmente.

Che tu sia magro o grasso ed hai intenzione di ridurre ulteriormente la massa grassa, se mangi poco potresti ritrovarti in una situazione simile.

E’ il comportamento alimentare che va gestito.

A lungo andare mangiare troppo poco da vita ad alcuni diturbi, spesso sottovalutati, come: la stanchezza cronica, cambi di peso repentini, sbalzi glicemici, gonfiore, meno elasticità della pelle, etc.

 

Cosa fai generalmente quando vuoi migliorare il tuo aspetto fisico?

  1. Mangi meno
  2. Ti alleni di più

Dopo i primi giorni i risultati si vedono e sei soddisfatta/o. Stimolata/o dai risultati, cominci ad allenarti di più e riduci ancora un po’ il cibo…ora però cominci ad avvertire i primi disturbi:

 

Attivazione della fase di risparmio energetico

In questa fase comincia ad attivarsi la fase di risparmio energetico in cui si assiste al:

  • Blocco del meccanismo dimagrante
  • Gonfiore da stress
  • Spesso aumento di peso
  • Ritenzione idrica

Accade però che, per ovviare a questo arresto del dimagrimento e determinati a voler vedere l’ago della bilancia andar giù, si intensifichi ulteriormente l’attività fisica, aggiungendo la corsa lenta e lunga, il nuoto, la bicicletta per lunghe distanze.

I risultati però sono deludenti, avendo aggravato i sintomi precedenti ed aggiungendo:

  • Un peggioramento estetico, come una rapida riduzione del seno e dei glutei che risultano svuotati e cadenti
  • Alterazione del ritmo sonno/veglia, si dorme meno e male
  • Frustrazione
  • Irritabilità
  • Bassa autostima, ansia e depressione.

 

Se ti riconosci in questa situazione, credo sia arrivato il momento di trovare una soluzione.

 

Quindi cosa posso fare?

Devi ristabilire l’equilibrio perso se vuoi che il tuo metabolismo si riattivi. La restrizione alimentare associata all’attività fisica ha ridotto la massa muscolare e la capacità di utilizzare il grasso come fonte energetica. Il corpo deve sopravvivere e non può permettersi di perdere energia.

Un corpo è naturalmente magro se è un corpo in salute. Per cui devi concentrare la tua attenzione sul garantire al tuo corpo ciò che gli serve per restare in salute.

Solo quando comincerai a nutrire il tuo corpo in modo giusto giornalmente, noterai il cambiamento in sensazione di benessere di corpo e mente.

  1. Non temere di dare al tuo corpo ciò di cui necessita per stare bene
  2. Mangia ad intervalli regolari anche se non hai fame
  3. C’è bisogno di introdurre gradulamente la giusta quantità di verdure, tra cotte e crude, il giusto apporto proteico e una piccola quota di carboidrati da frutta.
  4. Non dimenticare i grassi, ovviamente quelli buoni, che costituiscono circa il 20-25% del nostro fabbisogno giornaliero.
  5. Se ti sei allenata/o troppo, i tuoi muscoli potrebbero essere molto stressati. Dovresti metterti a riposo per qualche settimana e praticare un’attività molto blanda come una passeggiata. Ti aiuterà a recuperare le energie fisiche e mentali per poi riprendere con un’attività fisica ragionata e mirata.

 

Mi stai dicendo che devo mangiare di più?

Sì, proprio così. Devi mangiare di più, regolarmente, facendo le scelte giuste. 

Solo in questo modo il tuo corpo interromperà il sistema di risparmio di energia ed inizierà ad assimilare ciò che gli serve, eliminando il grasso e le tossine in eccesso.

 

Ora tocca a te fare il primo passo verso la salute!

 

Se questo articolo ti è piaciuto aggiungi un like e condividilo con i tuoi amici sui social e buona lettura!

https://www.dottori.it/sabrina-del-buono-255467

 

 

 

 

3,417 Views0
consigli natale
Consigli per un Natale senza rinunce e senza eccessi

Siamo a Dicembre e l’aria Natalizia è sempre più presente: gli addobbi di natale, lo shopping dei regali e con essi iniziano i primi sgarri a tavola, gli inviti a cena fuori, eccetera.

Già dal mese di novembre sono proposti dolci tipici come panettone e pandoro, cotechini, zamponi, frutta secca ed altre leccornie che tentano la nostra gola. Capita così d’acquistare cibi particolarmente calorici, per un periodo che può durare anche 6-8 settimane, dall’1 dicembre al 15 di gennaio, che probabilmente ci “regaleranno” 3- 4 chili in più.

Le feste di Natale, però, prevedono una vigilia la sera del 24, oppure un pranzo il giorno di Natale e un altro pranzo il giorno di Santo Stefano. Se aggiungiamo la cena dell’ultimo dell’anno, il pranzo del primo e passiamo al pranzo della Befana, bene che vada, festeggiamo 6 ricorrenze che prevedono cene o pranzi decisamente festaioli ed abbondanti.

Ogni pasto può raggiungere tra le 3000 e le 6000 Kcal: se facciamo un esempio, una colazione con un po’ di panettone, un pranzo o una cena festaioli, qualche brindisi con amici e parenti, possono apportare circa 4.000 Kcal . Se poi si aggiungono alimenti che in quei giorni circolano per casa come cioccolata, torroni, dolci tipici, salumi e frutta secca, è facile arrivare o addirittura superare le 6000 Kcal/die.

Se manteniamo poi questo ritmo oltre i canonici giorni festivi, di certo non possiamo aspettarci di mantenere il nostro peso iniziale.

Vediamo insieme quali strategie adottare per questo Natale

  1. Distingui i veri giorni di festa. Nel periodo natalizio non ci sono 20 giorni di feste ma al massimo 5 o 6. Comincia, quindi, a regolarti riprendendo il tuo solito regime alimentare durante i giorni non festivi. Se festeggi la sera della vigilia di Natale, sarebbe meglio non festeggiare allo stesso modo il pranzo di Natale e viceversa, considerando che anche il giorno di Santo Stefano ti darà un’altra occasione per stare a tavola. Dopo aver brindato e mangiato fino a notte fonda l’ultimo dell’anno, cerca di moderare il pasto del primo gennaio. Fai una pausa fino al giorno della befana
  2. Riduci le quantità. Un ottimo punto di partenza per evitare le abbuffate è cucinare il giusto, riducendo l’abbondanza e la scelta dei piatti della tradizione, eviti di vivere di avanzi calorici i giorni seguenti, quando invece dovresti riprendere una dieta normo-calorica.
  3. Niente digiuno pre-abbuffata: inutile digiunare prima del pranzo o della cena della vigilia se questo ti porterà ad eccedere dopo. Vale sempre la pena ricordare che mangiare 5 pasti al giorno , colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena, rispettando le calorie che dovremmo assumere in una giornata e per ogni pasto, mantiene attivo il metabolismo ed evita le abbuffate.

    Insalata di radicchio arancia finocchio e noci
  4. Antipasti a base di verdure crude. Fai in modo che a tavola ci siano sempre delle verdure crude come finocchi, cetrioli, sedano, carote crude. Oltre ad essere a calorie zero, sono sazianti e preparano lo stomaco al lauto pasto, favorendo la digestione.
  5. Bilancia con le proteine: in genere pranzi e cene di Natale abbonando in carboidrati e grassi. Ricorda di integrare la giusta porzione di proteine anche nei giorni di festa, per ridurre il carico di carboidrati e migliorare il senso di sazietà.
  6. Dolci si ma al momento giusto. Evita di mangiare il dolce subito dopo pranzo o cena. Aumenta ulteriormente il carico glicemico, allunga la digestione, senza dimenticare la sonnolenza che ne deriva. Piuttosto fai due passi per favorire la digestione. Sposta il dolce a merenda con un tè. Una fettina di panettone o pandoro simbolica tanto per onorare il brindisi di mezzanotte e un occhio al contenimento dei carboidrati. Riduci pane o pasta se c’è anche il dolce.
  7. Evita la frutta dopo pasto. Vale lo stesso discorso fatto per i dolci. In questi giorni immagino che la frutta fresca non venga presa molto in considerazione. Ti consiglio però di mangiarla a metà mattina per uno spuntino spezza-fame leggero.
  8. Ricordati di bere. Soprattutto lontano dai pasti, in questi giorni è importante bere in abbondanza in quanto il volume maggiore di cibo richiede più liquidi anche per garantire la regolarità intestinale.
  9. Abbassa l’indice glicemico. Mangia la pasta al dente e se preferisci il risotto, tosta il riso, l’indice glicemico sarà più contenuto. Evita il contorno di patate e preferisci le verdure.
  10. Si ai cibi grassi. Salmone affumicato, avocado, frutta secca, aringhe o alici o anguilla, crostacei, uova. Tutti questi alimenti, anche quelli pesanti, hanno un buon profilo lipidico che contrasta quello insulinico e quello glicemico. Inoltre, soddisfano meravigliosamente il nostro palato.
  11. Attenzione al sale: soprattutto se  sei iperteso, cerca di non salare le pietanze. In questi giorni si consumano molti cibi già salati, per cui meglio utilizzare le spezie per insaporire.

I trucchi per smaltire le calorie di troppo

  1. Cammina: hai mangiato troppo? Ogni giorno fai una passeggiata di mezz’ora a buon passo oppure, se troppo impegnata/o ai fornelli, proponi di fare una bella passeggiata dopo pranzo e dopo cena per la città vestita a festa. Camminare è sufficiente.
  2. Stoviglie colorate: alcuni studi hanno dimostrato che se piatto e cibo hanno il medesimo colore si tende a consumare più cibo mentre i colori a contrasto elevato delle stoviglie ci inducono a consumarne meno.
  3. Sì allo zenzero: lo zenzero è la spezia natalizia per eccellenza e la tisana un ottimo digestivo.

Consigli per il menu delle feste

Aperitivo/antipasto

  • Aperitivo con centrifuga di verdure e ananas ricco di enzimi digestivi.
  • Tra gli antipasti inserisci la verdura, la frutta e i semi, conditi con spezie piccanti che preparano la digestione.
  • Evita i soliti salumi e formaggi, ricchi di grassi saturi e sale.

Primi piatti

  • Prepara ricette che prevedano tra gli ingredienti anche le verdure, ad esempio un risotto ai carciofi e scampi, pasta al forno con spinaci.
  • Ricorda di cuocere la pasta al dente per abbassare l’indice glicemico.

Secondi piatti

  • Scegli le carni magre o il pesce se non sei vegetariano.
  • Torta salata di legumi, sformato di legumi e verdure per i vegetariani; le lenticchie sono un piatto tradizionale delle feste.

Dolci

  • Fai le scelte più sane ma ugualmente gustose: torte casalinghe, sorbetti, semifreddi con ricotta o formaggi magri, yogurt magro, frutta speziata, frutti di bosco, mandorle e nocciole. Ricorda di mangiarli negli orari giusti.

 

Spero questi consigli ti siano di aiuto per trascorrere un Natale senza troppe rinunce e senza eccessi.

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo pure con i tuoi amici, aggiungi un “like” e buona lettura.

 

1,287 Views0
una benessere mente pancia
L’uva per il benessere di mente, pancia, gambe

Abbondante in questo periodo, l’uva, oltre ad essere gustosa, è un frutto dalle notevoli proprietà benefiche per la nostra salute insieme alle foglie.

Il frutto

  • Benessere per la mente: studi sostengono che il succo d’uva aiuterebbe a ritardare l’invecchiamento celebrale,  a migliorare le prestazioni cognitive, l’attenzione e la memoria.
  • Insonnia: nel 2006 è stata individuata la presenza di melatonina in tutte le cultivar dell’uva e anche nei prodotti alimentari legati all’uva, ad es. vino, succo d’uva e aceto d’uva. La melatonina è un ormone secreto dall’epifisi o ghiandola pineale, essenziale nella regolazione del ciclo veglia-sonno. Ecco come l’uva può aiutarci a farci un carico di questo ormone che migliora la qualità del sonno.
  • Rinforza le ossa: il buon contenuto di calcio, rame, ferro e manganese rendono questo frutto un ottimo rimedio per prevenire l’osteoporosi.
  • Anti colesterolo: la presenza di fibra e un composto chiamato resveratrolo aiutano a ridurre il livelli di colesterolo cattivo, LDL. Aiuta quindi a prevenire la formazione di pericolose placche ateromatosiche.
  • Diuretico e depurativo: i sali minerali dell’uva (ferro, calcio, boro, fosforo, potassio, sodio, manganese, rame, fluoro, zinco, selenio e magnesio) hanno un effetto remineralizzante e diuretico (potassio), stimolano la secrezione della bile e favoriscono la digestione.
  • Antitumorale: le vitamine, il resveratrolo, antociani e flavonoidi conferiscono importanti proprietà antitumorali. Il resveratrolo in particolare è associato al tumore al seno e al colon.
  • Benessere intestinale: i suoi zuccheri (vitamina A, le vitamine B1, B2, B3, B5, B6, vitamina C, vitamina E, K e J), gli acidi organici, la fibra insolubile e la cellulosa, hanno proprietà leggermente lassative che possono tornare utili in caso di stipsi.

Le foglie

Vene in salute: l’uva offre sostegno in particolar modo al sistema venoso Elderly woman in white panties shows cellulite and varicose veins on a light isolated background. Premium Photoin caso di emorroidi, fragilità capillare, insufficienza venosa degli arti inferiori, nel trattamento della flebite, e come rimedio naturale alle emorragie, per le proprietà astringenti.

I semi

Dai semi si ottiene un olio, detto di vinaccioli, è ricco in acidi grassi polinsaturi con effetto lassativo e ipocolesterolemizzante; associato agli antocianosidi delle foglie, concorre all’azione vaso-protettrice, donando elasticità alla pelle.

Alcuni composti contenuti soprattutto nei semi dell’uva rossa sono fortemente antiossidanti, perciò utilizzati come coadiuvante delle terapie chemio nei malati di cancro per attenuare gli effetti collaterali.

Cura dell’uva

Si tratta di un regime alimentare ideale per depurare l’organismo dalle scorie in eccesso, utilissimo anche per contrastare cellulite e ritenzione idrica. Si pratica per alcuni giorni con il frutto a maturazione ottimale.

Controindicazioni

A causa del suo alto contenuto di zuccheri e di cellulosa l’uva è un alimento sconsigliato per le persone che soffrono di diabete. Anche il frutto disidratato va evitato perchè, se l’uva fresca fornisce 69 calorie per 100 grammi, l’uva passa ne fornisce 260(!)

Sconsigliata anche ai i bambini molto piccoli, sotto i quattro anni, in quanto la cellulosa contenuta nella buccia potrebbe provocare problemi di digestione e gli zuccheri dell’uva provocare dissenteria.

Come utilizzare l’uva

A colazione: l’uva è un frutto molto energetico, l’ideale per cominciare la giornata! Ecco un esempio di colazione energetica . Puoi preparare dei frullati oppure centrifughe di frutta e verdura, marmellate senza zuccheri aggiunti (anche perché l’uva è già molto dolce) oppure puoi utilizzare l’uva come dolcificante per i tuoi dolci – utilizza sempre il frutto intero frullato per integrare le fibre.

Come spuntino: il suo gradevole sapore può aiutarti a trovare in questo frutto un ottimo snack salutare e rinvigorente. Associalo ad uno yogurt bianco oppure ad una manciata di frutta secca per tenere a bada la glicemia. Se sei diabetico puoi scegliere un altro frutto o regolare le quantità.

 

Se questo articolo ti è piaciuto condividilo pure con i tuoi amici sui social, aggiungi un “like” su Facebook e buona lettura!

 

1,267 Views2
capelli alimentazione
Autunno, caduta dei capelli ed alimentazione

Il cambio di stagione è arrivato e con il periodo delle castagne…cadono i nostri capelli!

Ma è vera la leggenda, secondo cui esiste una relazione tra le castagne e le spazzole o i lavandini che si riempiono di capelli ?

Ebbene sì, si tratta di un fenomeno fisiologico che accompagna il cambio stagionale autunnale! Ecco perché si fa riferimento alle castagne, tipico prodotto di questa stagione.

La caduta dei capelli avviene in primavera e in autunno, ma tra settembre e ottobre il fenomeno è accentuato dall’ambiente: l’esposizione al sole, la salsedine e il cloro delle piscine per chi non ha al mare.

I capelli sono anche più aridi e disidratati, per alcuni particolarmente grassi, per altri poco luminosi.

Ma come fanno i capelli ad accorgersi del cambio stagionale?

La risposta è nel nostro ritmo circadiano

Il ritmo circadiano registra la variazione delle ore di luce rispetto a quelle di buio.

L’ormone sensibile al rapporto buio/luce è la melatonina che modula il ciclo vitale del capello sincronizzando la fase di telogene provocando una copiosa caduta nei 2-3 mesi successivi. Per lo stesso motivo, tale fenomeno si ripete nel cambio stagionale primaverile.

Fortunatamente, quando il ciclo vitale del capello è fisiologico, il capello caduto viene sempre sostituito garantendo il mantenimento di una copertura costante. Questo aspetto curioso della nostra natura è un retaggio ancestraledella muta animale. Infatti, proprio in quel periodo, gli animali subiscono una muta completa mentre noi, uomini e donne indifferentemente, perdiamo solo il 20-30% della capigliatura. Menomale!

 

Lo sapevi che anche l’alimentazione può influire sul benessere dei tuoi capelli?

  • Alcuni studi hanno evidenziato che gli Omega-3 bloccano l‘ormone responsabile della caduta dei capelli, il DHT. Li troviamo nello sgombro, aringhe, merluzzo, sardine, tonno, salmone.
  • Una carenza di vitamina A può portare ad avere capelli secchi e sfibrati.
    Il retinolo è presente nel fegato, olio di fegato di pesce, uova e latte. Il betacarotene è presente in tutti gli alimenti vegetali ad elevato contenuto di pigmenti (frutta e verdura di colore giallo)
  • La vitamina E, insieme alla vitamina C, protegge la cute riducendo i danni causati dai raggi UVA e UVB. La troviamo nei semi, alcuni cereali, frutta, olio di oliva e olio di semi.
  • La vitamina H è chiamata anche biotina. Questa vitamina è molto importante per la crescita dei capelli e per la prevenzione della caduta dei capelli. La biotina è contenuta nelle carni, tuorlo d’uovo, cioccolato, arachidi, piselli secchi, funghi, lievito di birra, latte e formaggi. Consumi eccessivi di albume d’uovo possono determinare un malassorbimento della vitamina H.
  • Vitamina B12 è importante per la moltiplicazione delle cellule che costituiscono il bulbo del capello. Può essere sintetizzata solo da batteri, funghi e alghe; è presente in piccole quantità negli alimenti di origine animale per l’accumulo di quantità sintetizzate dai batteri. Il fegato ne è particolarmente ricco.
  • Vitamina B5 o acido pantotenico, è la vitamina principale per la crescita dei capelli perché coinvolta nella rigenerazione del follicolo pilifero (il bulbo da cui nasce il capello). Presente in abbondanza in: lievito di birra, cereali integrali, fegato di manzo e pollo, noci e uova.
  • La carenza di zinco può rendere fragili i capelli, e causarne il precoce ingrigimento. Lo troviamo nella carne, nelle uova, in latte e derivati, nel pesce, i mitili in particolare. Occhio però al colesterolo di crostacei e molluschi: meglio non consumarli più di una volta a settimana.
  • Lo zolfo, di cui è ricco il grano integrale, il tuorlo delle uova e la famiglia di cavoli e broccoli, rende i capelli soffici e vaporosi.
  • Il ferro è uno dei più importanti minerali per il nostro organismo. È presente nella composizione chimica del capello e una sua carenza può provocare una caduta temporanea dei capelli. Questo minerale si trova principalmente nella carne, nel pesce e nelle uova; la carne maggiormente ricca di ferro è quella di cavallo. Tra il pesce i frutti di mare a contenere più ferro: ostriche e vongole in particolare.
Autunno, caduta dei capelli ed alimentazione
Fiocchi d’avena

Tra i cereali l’avena è un cereale prezioso per la salute dei nostri capelli:

  1. Tra i cereali contiene più ferro:  quasi 5 mg, anche se in forma meno biodisponibile rispetto a quello di origine animale;
  2. E’ ricca di grassi omega-3 (2,5 g)
  3. Di magnesio (177 mg)
  4. Di vitamine del gruppo B, ossia quelle più importanti per la crescita dei capelli.

La trovi in chicchi ma è maggiormente utilizzata in fiocchi: puoi mangiarla cruda (ad esempio nel muesli), ma è più digeribile cotta. In inverno puoi essere aggiungerla alle minestre di verdure: ne basteranno due cucchiai per addensare la vellutata e per saziare a lungo. Puoi aggiungerne un cucchiaio anche allo yogurt, come spuntino a metà pomeriggio oppure prepararti un’ottima colazione nutriente come il porridge (ricetta anglosassone) o la crema budwig, leggi qui la ricetta.

 

Meglio evitare i grassi saturi

Un’alimentazione ricca di grassi saturi impoverisce i capelli: inibiscono la produzione di testosterone e i capelli ne risentono negativamente. Abolisci quindi la margarina, la maionese industriale, cibi fritti, la panna e i salumi, poco il burro.

Utilizza piuttosto un buon olio extravergine d’oliva, preferibilmente a crudo: apporta vitamina E ed è un buon antiossidante.

 

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo pure con i tuoi amici, aggiungi un like e buona lettura!

 

2,114 Views0
La chiave della salute è nell'intestino: il microbioma
La chiave della salute è nell’intestino: il microbioma

La chiave della salute è nell’intestino: il microbioma

Oggi affronteremo insieme un argomento che interessa indistintamente bambini, adulti e anziani, parleremo del nostro intestino e dei batteri che ospita e che determinano il nostro stato di salute/malattia.

Fino a poco tempo fa, la microbiologia umana si basava sull’identificazione di microbi singoli, come batteri, funghi e virus, spesso isolati da pazienti con infezioni acute o croniche.

Grazie ad analisi biochimiche (genomica, trascrittomica, proteomica, metabolomica) sono stati individuati e classificati diversi microrganismi in un determinato ecosistema (microbiota), nel tratto gastrointestinale, sulla pelle, nelle vie respiratorie, nel tratto urogenitale e altri distretti, e di valutare tutti i genomi di questi ecosistemi (microbioma), con i relativi prodotti genetici.

Da queste analisi si è visto che ogni individuo ha il proprio e unico microbiota che svolge un ruolo nell’insorgenza delle malattie.

Queste nuove intuizioni si traducono, quindi, in diagnostica, terapeutica e misure preventive nel contesto della medicina personalizzata/di precisione.

La comunità microbica intestinale

La chiave della salute è nell’intestino: il microbioma.

La colonizzazione dei batteri nell’intestino umano inizia alla nascita con un rapida espansione della diversità batterica che si evolve e diventa relativamente stabile in età adulta.

La composizione della comunità microbica intestinale è influenzata da fattori endogeni ed esogeni.

Ad esempio, fattori esogeni che condizionano la popolazione microbica possono essere la dieta (integratori alimentari, allattamento al seno, latte artificiale), l’uso di xenobiotici, compresi antibiotici e altri farmaci.

Studi suggeriscono che la caratterizzazione dettagliata della composizione, della funzione e della variazione del microbioma intestinale umano tra i diversi siti del corpo, possono nello sviluppo di malattia nell’uomo (Figura 1A e B).

image                                                                                                      Fig. 1B

 

 

Figura 1: (A) Microbiomi diversi negli esseri umani; (B) Il microbioma intestinale in individui e pazienti sani

 

Tenuto conto delle numerose e diverse funzioni fisiologiche del microbiota intestinale nella salute umana (tabella 1), non è sorprendente che sia coinvolto anche in malattie gastrointestinali e non gastrointestinali, come l’obesità/sindrome metabolica e aterosclerosi/cardiovascolare, nonché neurologica, psichiatrica e neurodegenerativa malattie, rendendolo uno degli argomenti attuali più dinamici nella ricerca biomedica (tabella 2). Di seguito, alcuni esempi saranno discussi in modo più dettagliato.

 

Fisiologia dell’ospite Riferimenti
Immunità adattativa 20
Autoimmunità 21
Immunità innata 22
Proliferazione cellulare 23
Densità ossea 24
Vascolarizzazione 25
Segnalazione neurologica 26
Biosintesi
Neurotrasmettitori
Ormoni steroidei
Vitamine
Metabolismo
Componenti dietetici
Sali biliari
Droghe
Xenobiotici

Tabella 1: Funzioni della comunità microbica intestinale nella salute umana (esempi).

Allergie / Protezione dalle allergie
Aterosclerosi / trombosi / malattie cardiovascolari
Cancro
Diabete mellito
Malattie infiammatorie immuno-mediate
Malattie infiammatorie intestinali
Sclerosi multipla
Artrite reumatoide
Psoriasi
Kwashiorkor
Malattie del fegato
Sindrome metabolica / obesità
Malattie neurodegenerative, psichiatriche e neurodegenerative
Autismo
Depressione
Morbo di Alzheimer, morbo di Parkinson
Xenobiotici

Tabella 2: Associazioni di malattie con la comunità microbica intestinale (esempi)

 

La chiave della salute è nell’intestino: il microbioma

Malattie infiammatorie intestinali

Le malattie infiammatorie intestinali (IBD) negli esseri umani includono colite ulcerosa (UC) e malattia di Crohn (CD), caratterizzate da un’infiammazione dello strato mucoso del colon nell’UC e dal coinvolgimento transmurale gastrointestinale, compresi i siti extraintestinali in CD.

Sebbene la patogenesi dell’IBD non sia pienamente compresa, è chiaro che la sua patologia dipenda anche dalla comunità microbica intestinale.

Inoltre, sono state individuate specifiche alterazioni del microbiota intestinale nelle IBD che possono fungere da biomarcatori per la predisposizione, attività/gravità e reattività alla terapia.

I tre componenti – ambiente, genetica dell’ospite e comunità microbica – interagiscono per mantenere l’omeostasi l’intestino.

L’interruzione della stabilità di questa interazione può essere un innesco per lo sviluppo della malattia. Due recenti pubblicazioni aprono nuovi scenari sulla patogenesi dell’IBD attraverso il cambiamento della composizione microbica intestinale.

 

Obesità

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un incremento di studi e pubblicazioni in merito al ruolo del microbiota intestinale nella patogenesi dell’obesità.

L’obesità è una patologia cronica, multifattoriale, correlata a diverse patologie, cardiovascolari, metaboliche, respiratorie, osteoarticolari. Nella patogenesi dell’obesità interagiscono in maniera molto articolata e complessa diversi fattori: comportamentali, psicologici, ambientali, metabolici, neuro-immuno-endocrini.

E’ stato osservato che i microrganismi che colonizzano il tratto gastroenterico non sono solo ospiti quasi inerti ma sono attivi protagonisti di vivaci interazioni tra il tratto gastroenterico e il sistema neuro-immuno-endocrino.

Nell’individuo normopeso si riconoscono tre tipi (phyla) batterici principali: Firmicutes, Actinobacteria e Bacteroidetes.

Studi effettuati sia nel topo che nell’uomo hanno evidenziato una variazione nella composizione del microbiota intestinale nei soggetti obesi con un incremento dei Firmicutes e una riduzione dei Bacteroidetes.

Il microbiota può incidere  sull’equilibrio nutrizionale e metabolico dell’organismo modulando la capacità di estrarre energia dagli alimenti della dieta e interagendo con il metabolismo glico-lipidico.

I metaboliti rilasciati dalla fermentazione di polisaccaridi complessi della dieta possono aumentare l’assorbimento di glucosio, stimolare la lipogenesi, modificare la composizione in acidi grassi del tessuto adiposo e del fegato, alterare la permeabilità della barriera mucosa intestinale, alterare la risposta immunitaria, contribuire ad uno stato di infiammazione cronica sistemica e allo stato di insulinoresistenza correlato all’obesità.

Obesità, insulino-resistenza e biafra (malnutrizione a carenza proteica) sono esempi per i quali è stata dimostrata una correlazione tra disbiosi e lo stato clinico del paziente. Inoltre, il trapianto di microbiota fecale da donatori sani a pazienti ha portato a un miglioramento clinico.

 

Rischio di aterosclerosi e trombosi

Recenti studi suggeriscono che i microbi intestinali sono coinvolti nell’aterosclerosi. In questo contesto, gli alimenti ricchi di colina, fosfatidicicolina e carnitina come carne, tuorlo d’uovo e latticini ad alto contenuto di grassi, vengono processati dai microbi intestinali dopo ingestione alimentare in trimetilamina (TMA) e nel fegato poi ossidati in N-ossido TMA (TMAO), metabolita che accelera l’aterosclerosi. Livelli ematici elevati di TMAO  sono associati ad un aumento del rischio di malattie cardiache aterosclerotiche.

Inoltre, Il TMAO aumenta l’attività delle piastrine e gli eventi trombotici in modelli animali privi di germi, confermando il ruolo chiave del microbiota.

Questi risultati rivelano un legame precedentemente sconosciuto tra specifici nutrienti alimentari, microbi intestinali e rischio di trombosi (Figura 2).image

 

Figura 2: La trimetilamina microbica intestinale (TMA) e il rischio di aterosclerosi/trombosi

 

In un recente studio, Wang ha dimostrato che 3,3-dimetilo-1-butanolo (DMB), un analogo strutturale di colina, blocca la formazione del TMA intestinale attraverso l’inibizione della TMA-liasi (enzima necessario alla produzione), che si traduce in livelli di TMAO ridotti.  Sembra chiaro come il DMB possa ritenersi un nuovo approccio per la prevenzione e/o trattamento dell’aterosclerosi (Figura 3).

image

 

Figura 3: Inibizione della sintesi di trimetilamina microbica intestinale (TMA) di 3,3-dimetil-1-butanolo (DMB) e attenuazione dell’aterosclerosi.

 

Malattie neurosviluppo, psichiatriche e neurodegenerative

Gli studi sulla comunicazione intestino-cervello dimostrano il ruolo della comunità microbica intestinale nella modulazione, nella maturazione e nella funzione delle cellule del sistema nervoso centrale (SNC) nonché nell’attivazione di cellule immunitarie periferiche coinvolte nella neuroinfiammazione, nelle lesioni cerebrali, autoimmunità e neurogenesi.

Topi privi di germi, allevati in condizioni sterili, o topi impoveriti di del loro microbiota intestinale, mediante antibiotici, mostra importanti alterazioni nei comportamenti o neuropatologie che caratterizzano disturbi neurosviluppo, psichiatrico e neurodegenerativo.

Questi includono, tra gli altri, lo spettro autistico, la depressione, il morbo di Alzheimer, il Parkinson (tabella 2).

Un esempio impressionante del un ruolo patogeno della comunità microbica intestinale è nel morbo di Parkinson (PD). Nei pazienti con PD, si formano aggregati di una proteina, alfa-sinucleina (AS), sia nelle cellule cerebrali che nell’intestino, segno distintivo della malattia. In pazienti affetti da PD la motilità gastrica è spesso compromessa e il livello di AS intestinale è elevato.

In modelli animali, topi che sovraesprimono AS, infatti, sviluppano deficit neurologici simili a quelli dei pazienti con PD.

Recentemente, tre test hanno dimostrato un ruolo centrale della comunità microbica intestinale nella patogenesi del PD

(Figura 4):

(1)    topi privi di germi sviluppato meno placche e quasi nessun sintomo neurologico rispetto ai controlli colonizzati convenzionalmente,

(2)   il trattamento (2) dei topi con PD con antibiotici ha evidenziato un miglioramento dei deficit neurologici e

(3)   i trapianti fecali da pazienti con PD a topi privi di germi ha portato a deficit neurologici simili a PD

image

Figura 4: Contributo degli acidi grassi a catena corta (SCFA) e del trapianto fecale da parte di pazienti affetti da Parkinson (PD) alla patogenesi della PD e la sua prevenzione mediante l’eliminazione del microbiota intestinale.

 

Da ricerche precedenti si sapeva che gli acidi grassi a catena corta (molecole prodotte dalla digestione di fibre nell’intestino da parte dei batteri) sono in grado di attivare risposte immunitarie nel cervello. Il ruolo delle cellule della microglia – cellule che si trovano nel cervello con funzioni di difesa immunitaria – è considerato infatti sempre più importante nelle malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer.

I ricercatori in questo nuovo studio hanno osservato che, nei topi privi di batteri intestinali, la somministrazione di acidi grassi a catena corta è in grado di stimolare l’attivazione delle cellule della microglia e migliorano la fisiopatologia della PD.

L’identificazione dei batteri che concorrono nella patogenesi del PD e il meccanismo che porta alla deposizione delle placche AS neurotossiche attendono ulteriori chiarimenti.

Conclusioni e prospettive

La ricerca biomedica ha compiuto importanti progressi negli ultimi anni e mantiene la promessa di fornire nuove opzioni diagnostiche, preventive e terapeutiche per i pazienti con patologie ereditarie o acquisite, maligne o non.

La popolazione intestinale è coinvolta in un gran numero di funzioni biologiche e in (tabella 1) e nella genesi di numerose malattie, gastrointestinali e non, come l’obesità, la sindrome metabolica, la trombosi, malattie psichiatriche e neurodegenerative (tabella 2).

E’ evidente l’importanza che può assumere un intervento dietetico mirato sul benessere del microbiota intestinale e, di conseguenza, sulla salute dell’uomo. E’ importante un regime alimentare ricco di fibre e verdure e dal regime calorico contenuto.

 

Fonte: The Human Microbiome: An Emerging Key Player in Health and Disease
C. Author: Hubert E. Blum – Department of Medicine II, University Hospital Freiburg, Freiburg, Germany

 

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo pure con i tuoi amici e buona lettura.

 

 

 

 

2,686 Views0
peso_serenità
Perdo peso con serenità: dieta non come sacrificio ma come stile di vita

Perdo peso con serenità: dieta non come sacrificio ma come stile di vita

Oggi voglio condividere con te una mail che ho ricevuto da una ragazza che seguo da diversi mesi e spero ti sia d’aiuto per comprendere meglio l’importanza di intraprendere un percorso alimentare per la salute e, solo conseguentemente, per il dimagrimento.
In particolare voglio evidenziare la parola “serenità“, un aspetto che ritengo fondamentale durante un percorso di educazione alimentare per la prevenzione e miglioramento di patologie e per il dimagrimento.

Com’è difficile cambiare!

Il nostro cervello attiva numerose “strategie” inconsce che si oppongono al cambiamento, qualunque esso sia. Il cibo, poi, con cui si instaura spesso un rapporto intimo, legato all’infanzia, assume un ruolo emozionale, oltre che meramente nutrizionale. Per cui è comprensibile la difficoltà che ognuno di noi possa avere nel modificare uno stile di vita alimentare, anche se consapevole che è per uno scopo di salute.

Un modo c’è…

Un percorso di educazione e consapevolezza alimentare ha proprio lo scopo di spianare la strada verso il cambiamento, riducendo lo stress generato dall’idea di stare a dieta. Numerosi sono gli studi che affermano l’associazione tra stress (aumento del cortisolo) – fame – sovrappeso/aumento circonferenza addome, per cui, una mente più serena (quindi, meno cortisolo) favorisce il dimagrimento.

“Un piccolo cambiamento oggi ti porta verso un futuro radicalmente diverso”.

-Richard Bach-


Perdo peso con serenità: dieta non come sacrificio ma come stile di vita

La testimonianza

Ciao Sabrina,
grazie per la risposta, procederò secondo tue istruzioni.
Colgo l’occasione per ringraziarti del tuo lavoro  e della tua disponibilità, sono sempre stata tendenzialmente sovrappeso e nel corso degli anni ho fatto visite con diversi dietologi/nutrizionisti e tu sei l’unica che mi ha saputo dare un’impostazione facile da seguire, soddisfacente dal punto di vista della godibilità del pasto e quindi in grado di essere applicata nel lungo periodo, se non per sempre.
Questo mi ha permesso non solo di perdere molti kg, ma di farlo in serenità , cosa che per una dieta penso sia quasi più importante di tutto il resto perché il fattore mentale, come tu ben saprai, è fondamentale.
Tutto questo,  vista la mia età e la mia situazione iniziale, non era per niente facile né scontato,  certo, io mi sono impegnata ma in te ho trovato una persona molto preparata e il riferimento di cui avevo bisogno, hai sempre risposto con professionalità e competenza alle mie 1000 domande e mi hai saputo tranquillizzare e motivare a seconda del momento.
Il mio percorso non è finito, quando in marzo mi avevi proposto di acquistare 1 anno di visite dentro di me ho pensato “sei matta?!?”, ma adesso sono arrivata in scioltezza a 9 mesi (praticamente una gravidanza ! 🙂   )  con la voglia di non fermarmi, quindi arrivata a questo punto dell’anno, in cui inevitabilmente si fanno bilanci, ci tenevo a condividere con te le mie impressioni.”
Un caro saluto.”
P.C.
Spero questa lettera sia uno stimolo per il cambiamento, qualunque esso sia.
Il cambiamento è esperienza, l’esperienza è crescita.
Se questo articolo ti è piaciuto condividilo pure con i tuoi amici e buona lettura!
1,442 Views0