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I disturbi del comportamento alimentare (DCA) e le loro conseguenze – Parte 2

Come promesso questa settimana ci rivediamo per terminare il discorso iniziato sui disordini del comportamento alimentare (DCA). Purtroppo quando si priva il nostro corpo dei nutrienti  possono insorgere problemi di salute, anche gravi. Oggi ne vediamo alcuni insieme.

Osteopenia giovanile

L’osteopenia è la riduzione di massa ossea dovuta ad un’inadeguata sintesi della matrice a causa della privazione dietetica. In particolar modo alla carenza alimentare protratta nel tempo di calcio, potassio, magnesio e, soprattutto, vitamina D.

Quasi tutte le donne che hanno sofferto di anoressia sono esposte al rischio di osteopenia e sono esposte maggiormente al rischio di osteoporosi prima dei 30 anni.

Ad essere a rischio non sono solo le persone che abbiano sofferto di anoressia prima dei 20-25 anni, ma anche tutti coloro affetti da dieting, ossia lo stare continuamente a dieta.

Più precoce è la restrizione alimentare, maggiore è il rischio per la salute delle ossa, in quanto il picco di mineralizzazione dell’osso, la crescita ossea completa, è tre i 20 e i 25 anni d’età.

Come si sviluppano le ossa

Il nostro scheletro è caratterizzato dalla successione di tre fasi ben distinte: crescita, stabilizzazione, impoverimento.

Esso cresce e raggiunge la completa formazione fino ai 25 anni circa, arricchendosi di minerali che vengono depositati tra le trabecole ossee.

Tra i 25 e i 50 anni lo scheletro attraversa la fase di stabilizzazione: viene continuamente rimaneggiato, ma la sua massa minerale rimane costante (salvo un periodo di prolungata privazione del cibo, o l’assunzione di farmaci che abbiano tra gli effetti collaterali l’impoverimento osseo).

Dopo i 50 anni, nel periodo di impoverimento, lo scheletro comincia gradualmente a perdere minerali: circa lo 0,5% all’anno. Nella donna in menopausa l’impoverimento risulta ancora più significativo (fino all’8% annuo) per la mancanza dell’azione protettiva degli estrogeni.

Diete fai da te

E’ ricorrente che in età giovanile si seguano diete fai da te molto restrittive, dettate da credenze condivise tra coetanei.

Molto frequente è l’avversione ai grassi (olio, burro, formaggi…): purtroppo la restrizione dei grassi è un considerevole fattore di rischio nell’abbassamento dei livelli di vitamina D e conseguente abbassamento del picco di mineralizzazione ossea, anche in caso di un apporto di calcio adeguato.

I nutrienti da non perdere

Prima di tutto è necessario assicurarsi un corretto apporto di calcio, magnesio e vitamina D.

Il calcio si trova non solo in latte e derivati, ma anche in crostacei (come gamberi o mazzancolle), broccoli, cavolfiore, fichi, mandorle, semi di lino, semi di sesamo, nelle spezie come l’origano.

Il magnesio è un minerale che si trova in frutta e verdura, nella frutta oleaginosa, nei semi, nei legumi e nei cereali integrali.

La vitamina D è una vitamina liposolubile che ritroviamo nel pesce di mare, soprattutto nel pesce azzurro, nel burro chiarificato, latte e formaggi da mucche allevate al pascolo.

Altri fattori: l’esposizione solare per la formazione della vtamna D, l’attività fisica con sovraccarichi e la protezione degli estrogeni nella donna.

Il ciclo mestruale: l’amenorrea

L’amenorrea è l’assenza del ciclo mestruale per almeno 6 mesi consecutivi. Spesso questa condizione è legata a restrizioni alimentari, soprattutto se la restrizione calorica è massiccia e si associa a stress psicofisico. Il corpo di una donna smette di ovulare perché insufficientemente nutrito: attiva in un certo senso una forma di resistenza alla gravidanza, condizione non sostenibile in presenza di iponutrizione.

 

Spesso non è sufficiente ristabilire il peso per garantire il ritorno del ciclo, in quanto la carenza vitaminico-minerale non compensata può costituire un motivo più rilevante alla base di un ciclo irregolare o addirittura assente.

 

Ecco perché anche in ragazze normopeso si può assistere all’amenorrea: sembra che fattori stressogeni e carenze di micronutrienti abbiano un ruolo importante nell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi più di una semplice riduzione calorica.

Le carenze

La carenza di zinco, di vitamina B12, di vitamina D e di ferro possono determinare amenorrea o problemi ovulatori, con cicli che possono superare i 40-50 giorni.

La vitamina B12

La vitamina B12 è contenuta in tutti i prodotti di origine animale ma assente in quelli di origine vegetale. Solo alcune alghe, come la spirulina, contengono fonti inattive di vitamina B12.

Solo attraverso l’alimentazione garantiamo il giusto apporto di tale vitamina. Nella donna la carenza di B12 si traduce frequentemente con problemi ovulatori.

Sintomi

I sintomi da carenza di vitamina B12 sono aspecifici (debolezza muscolare e mentale, nausea, reflusso gastrico, anemia, battito cardiaco accelerato, diarrea e -appunto- problemi mestruali) per cui è necessario effettuare gli esami del sangue.

Per accertare la carenza è sufficiente un semplice esame del sangue: sarebbe opportuno che i valori ematici di B12 fossero superiori a 300-350 ng/L e non inferiori a 150 ng/L. Valori inferiori a 80-100 ng/L portano a sintomi riscontrabili a livello neurologico, anche gravi (fino alla demenza).

  • Scarso apporto alimentare, soprattutto di origine animale, causato da restrizioni prolungate nel tempo.
  • Presenza di problematiche gastriche: il fattore intrinseco, prodotto dallo stomaco, è fondamentale per l’assorbimento della B12.  La sua secrezione viene inibita da reflusso gastrico ed ernia iatale.
  • Il vomito autoindotto può compromettere la capacità della parete gastrica di produrre il fattore intrinseco, pertanto in questo caso può essere rilevata carenza di B12 anche qualora l’introito alimentare fosse adeguato.
  • Uso frequente di antibiotici e di pillola anticoncezionale (se assumete la pillola da più di 3-4 anni in modo continuativo vi conviene fare un controllo).
  • L’uso di medicinali lassativi.
  • L’esagerato consumo di verdura, alimenti integrali e legumi (la fibra vegetale “riempie” lo stomaco ed attenua la sensazione di fame data da diete restrittive; purtroppo, l’abuso di fibra e di cellulosa determina la “cattura” (chelazione) di minerali e vitamine, che vengono resi indisponibili all’assorbimento.

Se sapete di esservi esposte a questi rischi e se attualmente riscontrate problematiche del ciclo, parlate con il vostro medico di base o ginecologo e richiedete di fare esami del sangue approfonditi per accertare la presenza di eventuali carenze: controllate in primis vitamina D, B12, ferro e ferritina.

Integratori

In caso di problemi mestruali o PCOS spesso vengono prescritti integratori a base di inositolo ma anche acido folico e vitamina B12 in forma di cianocobalamina, la forma inattiva. In caso di carenza, è meglio orientarsi verso la metilcobalamina, ossia la B12 in forma attiva. Confrontati con il tuo medico se hai bisogno di integrazioni.

Lo zinco

Lo zinco è un minerale implicato in numerose reazioni metaboliche: nelle memoria e nell’umore, nella produzione di insulina, nelle secrezione di ormoni sessuali, nella crescita fisica.

Esso si trova in moltissimi alimenti sia animali che vegetali: pesce e carne rossa, vongole e cozze, semi di zucca, ostriche, funghi, tuorlo delle uova, cacao. Per la presenza di ossalati e fitati, semi e cacao sono meno indicati.

La carenza di zinco può determinare un rallentamento della crescita nei bambini o dello sviluppo nell’adolescente, insulino-resistenza, debolezza fisica e immunitaria, ipoproduzione spermatica, cicli anovulatori nella donna. Altri sintomi sono la perdita di capelli e unghie fragili, eruzioni cutanee acneiche, diarrea. L’esclusione di carne, pesce e uova dalla propria alimentazione può portare alla carenza di zinco.

Diversi studi hanno dimostrato che la carenza di zinco è uno dei fattori coinvolti in sindrome depressiva, disturbi ossessivo-compulsivi, irritabilità, insonnia. E’ per questo motivo che la carenza di zinco, determinata dalla restrizione alimentare, si è rivelata essere uno dei fattori di mantenimento della restrizione stessa.

Chiaramente, non è sufficiente integrare lo zinco e gli altri nutrienti.

I fattori di rischio, precipitanti e di mantenimento

Il disturbo dell’alimentazione non ha mai una singola causa. Esistono i cosiddetti fattori di rischio, i fattori precipitanti e i fattori di mantenimento.

I fattori di rischio sono quelli che aumentano la vulnerabilità a sviluppare un DCA ma non è detto però che si sviluppi. Possono essere di natura psicologica (perfezionismo, bassa autostima, desiderio di magrezza, insicurezza) che organici (livelli di dopamina e serotonina a livello cerebrale, la disbiosi intestinale).

I fattori precipitanti danno avvio al disturbo. Si è esposti a tali fattori durante la vita, in particolare tra infanzia ed età puberale: subire abusi sessuali, bullismo a scuola, essere esposti ad eventi traumatici (divorzio dei genitori, lutto, malattia).

I fattori di mantenimento mantengono attivo il circolo vizioso di un DCA: le diete restrittive che spesso portano alle abbuffate, a cui si risponde con una dieta ancora più restrittiva; i commenti negativi che si ricevono riguardo il proprio corpo (“sei paffuta, sei una buona forchetta, mangi troppo, etc.”); i commenti positivi (“stai proprio bene con qualche chilo in meno, beata te che sai resistere ai dolci, etc.”) che rafforzano la propria autostima e la determinazione a continuare la dieta.

Le carenze alimentari: la carenza di carboidrati causa nervosismo e irritabilità che possono sfociare in un’abbuffata; l’eccesso di zuccheri, tipico del binge, attiva pattern cerebrali di dipendenza (inconsciamente si ricerca il piacere e il benessere nell’abbuffata); la carenza di vitamina D concorre a un basso tono dell’umore e a stanchezza cronica e a rafforzare uno stato di apatia e di ossessione verso pensieri disturbanti.

Conclusioni

Per guarire dai DCA bisogna agire su più fronti: il supporto psicoterapeutico integrato e l’educazione alimentare sono indispensabili e vengono prima di qualsiasi tipo di integrazione.

Prima di tentare la strada dell’integrazione è consigliabile rivalutare le proprie abitudini alimentari.

La soluzione si trova nel consumo di tutti quegli alimenti che siano riccamente densi di micronutrienti, così da poter ricostituire le riserve e usarne una parte per le funzioni immediate.

 

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I disturbi del comportamento alimentare (DCA) e le loro conseguenze – Parte 1

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) colpiscono molte persone, uomini e donne, più di quelle che immaginiamo.

Trattare delle origini e della cura dei disturbi dell’alimentazione, richiede l’intervento di uno psicologo. In questa prima parte, invece, mi focalizzerò sui vari tipi di DCA e sui danni che tali comportamenti recano al nostro corpo.

DCA  e DCA atipici

Solitamente i DCA si associano ad anoressia, bulimia, binge o obesità, considerando in maniera marginale i casi dei cosiddetti DCA atipici, che colpiscono quasi una persona su tre.

Tali disturbi sono ancora più insidiosi di quelli conclamati, perché diventa estremamente difficile riconoscere che l’attenzione verso il cibo, in realtà, si è evoluta in un pensiero ossessivo verso di esso. Un pensiero malato che logora e crea disagio quando non si ha tutto sotto controllo.

Un fenomeno, noto come dieting, è lo stare continuamente a dieta, con un’attenzione maniacale del peso corporeo e un rapporto morboso col cibo. E’ un disturbo alimentare per cui la vita quotidiana ruota intorno ad esso.

Per non parlare dell’ortoressia, una forma di ipersalutismo, un’attenzione ossessiva della salubrità del cibo, dando origine a comportamenti compulsivi nella selezione di cibi considerati non contaminati. Per dare un’idea, l’attenzione accurata nello scegliere alimenti non trattati con diserbanti, coloranti, conservanti, additivi vari, oppure che non contengano i “killer” grassi saturi, zucchero, sale, colesterolo.

Questo genere di DCA dovrebbe essere gestiti al pari dell’anoressia e della bulimia: una sinergia tra medico, psicologo e nutrizionista.

DCA e salute

Purtroppo le manifestazioni fisiche dei DCA propriamente detti sono eclatanti e talvolta dolorosi: l’osteopenìa negli anoressici, la gastrite nei bulimici con vomito indotto, perdita dei capelli, corrosione dei denti, etc.

Numerosi sono gli studi scientifici che dimostrano il legame tra DCA, carenza di nutrienti e ripercussioni sullo stato di salute, non inteso come rischio di mortalità, bensì problemi legati al benessere quotidiano:

  • Stanchezza e spossatezza cronica – Carenze: inadeguatoI disturbi del comportamento alimentare (DCA) e le loro conseguenze - Parte 1apporto proteico, ferro, vitamina B12, folati, vitamina D, acidi grassi essenziali, colesterolo
  • Insonnia e disturbi del sonno – Carenze: zinco, carboidrati complessi, triptofano, selenio e magnesio.
  • Problemi ormonali sessuali (amenorrea, cicli anovulatori, estrogeno-dominanza, scarsa libido) – Carenza: acidi grassi essenziali e saturi, colesterolo, zinco, ferro, vitamina B12 e D.
  • Osteopenia e osteoporosi – Carenza: calcio, vitamina D, ipoestrogenismo conseguenza dell’amenorrea.
  • Edema arti inferiori, scarso ritorno venoso e linfatico – Carenza: vitamina B12, ferro, colro e sodio (sale)
  • Sistema immunitario deficitario – Carenza: disbiosi, vitamina D, ferro, zinco.
  • Alternanza di inappetenza e voracità, irritabilità, scarsa I disturbi del comportamento alimentare (DCA) e le loro conseguenze - Parte 1concentrazione, difficoltà di risposta insulinica, ipoglicemia post-prandiale, sonnolenza, spossatezza – Carenze: cromo ed apporto di carboidrati non regolare.
  • Arresti cardiaci – Carenza: potassio (ipokaliemia). Nelle bulimia il rischio di arresto cardiaco si presenta durante l’abbuffata e il vomito successivo, a causa della carenza improvvisa di potassio (perduto con il vomito e o con i lassativi), perché il potassio è una molecola fondamentale per il funzionamento del muscolo cardiaco.

Anche quando il disturbo viene risolto, o perlomeno attenuato, i segni delle carenze nutrizionali subite restano per anni.

Più difficili da individuare sono le carenze nei DCA atipici. Spesso il paziente con DCA atipico non riconosce di avere o aver avuto un problema col cibo e non lo comunica al proprio medico curante che non ha la possibilità di fare le dovute indagini.

Le restrizioni alimentari sono molto pericolose soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza.

I bambini delle scuole elementari e medie che soffrono di DCA, oltre al disagio psicologico, possono evidenziare problemi nello sviluppo di un corpo non ancora completamente maturo.

Ricordo che nei DCA è compresa anche l’obesità, conseguenza di binge e iperfagia (abbuffate incontrollate con andamento ciclico o costante). 
Si può essere iperalimentati ed iponutriti.

Basta pensare a tutti gli snack, merendine, gelati, focacce, pizzette, bevande zuccherate che i bambini hanno a disposizione. Tutti i cibi altamente calorici, ma scarsamente nutrienti, poveri cioè di vitamine e minerali.

 

Nella seconda parte tratteremo in maniera più specifica i disturbi a livello di intestino, scheletro, ciclo e tono dell’umore.

 

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Anche quando il disturbo viene risolto, o perlomeno attenuato, i segni delle carenze nutrizionali subite restano per anni.

Più difficili da individuare sono le carenze nei DCA atipici. Spesso il paziente con DCA atipico non riconosce di avere o aver avuto un problema col cibo e non lo comunica al proprio medico curante che non ha la possibilità di fare le dovute indagini.

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L'attività fisica è necessaria a tutte le età: scegli quale fa per te
L’attività fisica è necessaria a tutte le età: scegli quale fa per te

L’attività fisica è necessaria a tutte le età: scegli quale fa per te

Tutti i giorni, più volte al giorno mangiamo per svolgere le normali attività: andare a lavoro, pulire casa, andare a prendere i bimbi a scuola, andare in bici, etc.

Un’alimentazione scorretta può predisporre, oltre a problemi di sovrappeso e obesità, a malattie croniche importanti. Solo per citarne alcune: ipertensione, ipercolesterolemia, diabete di tipo 2, etc.. Le persone che si rivolgono a me cercano di ritrovare benessere attraverso un’alimentazione equilibrata.

Insieme ad una corretta alimentazione, l’attività fisica è una variabile dello stile di vita più importanti per la salute.

Associare una costante attività fisica è indispensabile per ottenere un più rapido e maggiore benessere  psicofisico.

L’attività fisica aiuta a controllare lo stress, conferisce uno stato di benessere generale, oltre che aiutare a raggiungere e mantenere  un peso corporeo sano e per ridurre il rischio di malattie croniche.

 

Ecco i benefici principali riconducibili alla pratica  regolare dell’esercizio fisico:

 

Il mese di settembre per molti di noi è il mese dei nuovi inizi, dei buoni propositi . Per questo oggi voglio affrontare l’importanza dell’attività fisica in tutte le fasce di età

Muoversi a tutte le età

Il movimento aiuta a prevenire fino a 40 malattie. Non  bisogna rinunciare ad un po’ di sano movimento perché “ormai  siamo vecchi e arruginiti ” ma vedere l’attività fisica come la soluzione per togliere la ruggine e rirendere le forze che pensavamo non possedere più

Ad ogni età il giusto tempo

Questo gioco di parole per dire l’attività motoria dev’essere calibrata all’età:sport

60 minuti al giorno fino a 17 anni, almeno 150 minuti a settimana tra i 18 e i 64 anni, 3 volte a settimana dopo i 65 anni.

  • Da 5 a 17 anni – (60 minuti/die) L’attività fisica è fondamentale in questa età perché migliora lo sviluppo muscolare e  delle ossa, favorisce la socializzazione, permette di raggiungere una maggiore autonomia e anche una migliore autostima. Ottimale sarebbe alternare attività di maggiore intensità (sport agonistico, ma anche una partita di calcio, basket, pallavolo, nuoto) con attività più moderate come giocare all’aperto, andare in bicicletta o praticare un hobby dinamico.
  • Da 18 a 64 anni – (150 minuti/settimana) L’attività può essere  moderata e più frequente (mezz’ora di corsa per 5 giorni) oppure più intensa e meno frequente (75 minuti di corsa 2 volte a settimana oppure2 allenamenti di calcio). Soprattutto dai 18 ai 40 anni, è consigliato abbondare rispetto alla soglia minima!
  • Dopo i 65 anni – (30 minuti/die) L’attività fisica rinforza muscoli e ossa per cui previene e migliora l’osteoporosi, l’equilibrio e il declino fisico e cognitivo in generale. E’ sufficiente alternare una passeggiata di 30 minuti al giorno con alcuni semplici esercizi di rinforzamento muscolare.

Meglio allenarsi a casa o in palestra?

La scelta migliore dipende solo da te.

Personalmente preferisco l’allenamento in casa o fai da te perché uno dei maggiori vantaggi dell’allenamento casalingo è quello di poter eseguire un qualsiasi programma di allenamento, in casa o all’aperto,  in base ai propri tempi e ritmi oltre che risparmiare molto tempo, visto che viene eliminato quello necessario agli spostamenti, senza contare il vantaggio economico. Per fare da se però bisogna essere esperti e soprattutto in salute. Se si soffre di una qualche patologia o disturbo alla schiena, articolazioni o altro, è imperativo evitare di fare da soli.

L’allenamento in palestra lo consiglio per chi si annoia facilmente (Allenarsi in un centro sportivo consente di poter eseguire una notevole varietà di esercizi), oppure ha poca costanza e forza di volontà (la palestra di un istruttore spesso riesce a motivare anche le persone più pigre). L’ambiente allegro e conviviale, l’impegno di aver pagato una quota associativa fanno sì che la frequenza sia maggiormente garantita.

Come scegliere l’allenamento giusto per me?

Scegli quello che più ti piace e ciò che è nelle tue possibilità, non strafare perché potresti farti male.

Ecco alcune considerazioni da fare per scegliere lo sport che fa per te:

  • Individuale o di gruppo: in base alle tue attitudini, preferirai se fare una camminata da sola o in compagnia, fare palestra oppure pallavolo
  • Al chiuso o all’aperto
  • Economico: sport amatoriali come la camminata, la corsa,  andare in bici sono molto economici ed adatti alla maggior parte delle persone
  • Per quale obiettivo: per dimagrire, per ridurre lo stress, per socializzare, per migliorare la salute. Qualsiasi sia la motivazione è sempre un buon motivo per cominciare!
  • Per quanto tempo: già in precedenza abbiamo analizzato il tempo sufficiente da dedicare all’attività fisica, dalle 2 alle 5 ore settimanali, a seconda dell’attività scelta. Non avere tempo spesso può essere una scusa per non adoperarsi. In realtà se analizziamo le nostre giornate troviamo dei grandi spazi di tempo che magari occupiamo facendo cose di cui potremmo fare a meno o in un secondo momento.

La prossima volta valuteremo insieme diverse tipologie di attività fisica e quali sono più indicate per ottenere i risultati desiderati: dimagrimento, miglioramento della circolazione, aumento della forza, etc.

 

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Fonte foto Freepik

 

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Ipertensione, alimentazione e stile di vita

Per ipertensione si intende una condizione nella quale la pressione arteriosa è significativamente più elevata rispetto ai valori considerati normali; vediamo quali sono:

  • Normale: < 110/120 – 70/80 mmHg
  • Al limite: < 130 – 85 mmHg
  • Ipertensione: > 140 – 90 mmHg

L’ipertensione è una delle malattie più diffuse nella popolazione industrializzata, colpendo il 20% della popolazione adulta. Rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per la salute, in quanto concorre a determinare infarto, ictus, aneurismi cerebrali e complicazioni renali. Viene chiamata anche “killer silenzioso” perché non comporta alcun sintomo ed agisce nell’ombra.

Proprio per questo motivo sarebbe bene tener monitorata la propria pressione, in particolare dopo i 50 anni.

 

L’ipertensione si definisce primaria quando è riconducibile all’eccesso di peso e alla sindrome metabolica: correggendo la propria alimentazione e facendo attività fisica costante è possibile regolare i valori pressori, senza la necessità di alcun intervento farmacologico.

L’ipertensione secondaria, invece, rappresenta solo il 10% dei casi totali ed è conseguenza di patologie già in atto o di effetti collaterali di farmaci, per cui i rimedi menzionati per l’ipertensione primaria non sono sufficienti. Anche lo stress contribuisce notevolmente all’aumento della pressione arteriosa.

 

Oltre che al peso corporeo, bisogna puntare l’attenzione sul grasso viscerale, il GIROVITA:

  • un girovita inferiore a 102 cm nei maschi e a 88 cm nelle femmine è un fattore protettivo nei confronti di eventi cardiovascolari. Se vuoi approfondire l’argomento, leggi l’articolo dedicato al girovita e al grasso viscerale.

 

La terapia

La terapia dell’ipertensione consiste sul ristabilire i livelli pressori normali.
Per conseguire tale obiettivo, è fondamentale:

  • ridurre il consumo di sale
  • praticare regolarmente l’attività fisica
  • seguire una dieta sana ed equilibrata: nella maggior parte dei casi (circa l’80-90%) è sufficiente riequilibrare le proprie abitudini alimentari ed il proprio stile di vita
  • seguire una terapia farmacologica appropriata (se i rimedi precedenti non sono sufficienti).

 

Alimentazione abbassa pressione: DASH e Polymeal

Agli inizi degli anni Duemila in America venne messa a punto un protocollo dietetico atto a diminuire la pressione arteriosa, evitando così l’intervento farmacologico: DASH diet (Dietary Approaches to Stop Hyertension).

La dieta DASH

E’ essenzialmente una dieta mediterranea e suggerisce di:

  • Iniziare un protocollo di attività fisica motoria
  • Ripristinare il normopeso, se compromesso
  • Abolire il tabagismo

La strategia alimentare consiglia di:

  • Abolire il consumo di alcol
  • Abolire il sale aggiunto (NaCl – sale da cucina)
  • Abolire gli alimenti conservati per mezzo del cloruro di sodio (NaCl – sale da cucina). Chi soffre di ipertensione dovrebbe fare attenzione anche all’eccesso di altri sali provenienti da alimenti a volte insospettabili. Ad esempio, sarebbe bene evitare il misto di verdure cotte (minestrone) e ad alcuni ortaggi ricchi di sali e ossalati (biete, pomodori, rape).
  • Ridurre significativamente il consumo di alimenti ricchi di grassi saturi/idrogenati e colesterolo come formaggi e carne rossa: nel primo caso per la spiccata concentrazione di sali minerali, che sovraccaricano di lavoro il rene; nel secondo caso per il carico di scorie azotate e di urati che il fegato e i reni di un iperteso non riuscirebbero a bilanciare
  • Ridurre i carichi glicemici eccessivi (iperglicemia post-prandiale)
  • Favorire il consumo di alimenti ricchi di potassio e magnesio (che hanno un’€™azione positiva sulla regolazione della pressione arteriosa)
  • Favorire il consumo di alimenti ricchi di acidi grassi essenziali ω3 (che contribuiscono positivamente sulla regolazione della pressione arteriosa)
  • Bere un’€™acqua oligominerale
  • Integratori utili alla dieta DASH (potassio e magnesio, acidi grassi ω3, arginina e piante o estratti vegetali ipotensivi come le foglie di olivo, l’aglio, etc.
  • ricca di frutta, vegetali, cereali integrali, carne bianca, pesce, legumi e frutta secca. Ad essa si può associare un approccio alimentare conosciuto come:

 

Polymeal diet

Una “superdieta” ideata nel 2004 da alcuni ricercatori, che ridurrebbe il rischio vascolare anche del 75%, con un aumento dell’aspettativa di vita di 6 anni per gli uomini già ipertesi e di 5 anni per le donne.

La Polymeal si focalizza su 5 ingredienti salva-pressione:
Il vino rosso: lo studio afferma che 150 ml al giorno (un bicchiere al giorno e non a pasto!) di vino rosso aiutano ad abbassare la pressione. L’etanolo determina un aumento della pressione ma la presenza di polifenoli del vino rosso lo rendono benefico, soprattutto in quei soggetti che possiedono una particolare forma dell’enzima che degrada l’alcol,  che rallenta il metabolismo dello stesso.

Pesce: 4 porzioni a settimana da 120 gr di pesce, soprattutto quello azzurro,  sarde, acciughe, sgombri, branzini, suri, pesce lama, etc.
Gli omega-3 del pesce hanno un effetto antiaggregante sulle piastrine e antiaritmico.

Cioccolato extrafondente(almeno al 70): i flavonoidi e altre sostanze contenute nel cioccolato extrafondente contribuiscono all’abbassamento della pressione, migliorano la funzionalità endoteliale e diminuiscono la rigidità delle arterie. Ricorda che i flavonoidi sono molto pochi nel cioccolato al latte e assenti nel cioccolato bianco.

Frutta e vegetali, almeno 400-500 g al giorno per la presenza di fibre e Sali minerali che aiutano ad abbassare la pressione.

Aglio: è nota l’azione ipotensiva dell’aglio grazie alla presenza di alliina e allicina (sostanze solforate). Circa 3 grammi al giorno di aglio crudo (uno spicchio) sono sufficienti per abbassare il rischio cardiovascolare.

Mandorle: si consigliano fino a 100 gr di mandorle al giorno per la ricchezza in magnesio e grassi buoni.

 

Menù abbassa pressione

COLAZIONE
Una fetta di pane toscano con olio EVO/crema di mandorle
Alternativa: farinata di ceci con una fetta di pane integrale senza sale

PRANZO
Riso freddo integrale, lenticchie e verdure
Alternativa: Bruschetta con crema di fagioli e funghi
Insalata di radicchio, finocchi e noci

SPUNTINO
Frutta fresca di stagione e scaglie di mandorle

CENA
Bruschetta con pomodorini, aglio e olio EVO
Tortino di orata e zucchine

 

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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15604180
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Il basilico fresco, l’olio essenziale, l’infuso, antiossidante e antinfiammatorio

Come promesso nel precedente articolo, questo martedì puntiamo la lente di ingrandimento sul basilico, un ingrediente della scorsa ricetta, le lasagne vegetariane con melanzane e pesto di basilico fresco.

Il basilico è molto utilizzato nella cucina italiana, oltre che per il pesto, per aromatizzare diverse pietanze.

Il nome deriva dal latino medievale basilicum, con origine dal greco basilikon (phyton) (“pianta regale, maestosa”)

Non tutti sanno però che a questa  pianta sono attribuite numerose proprietà nutritive e salutari.

 

Cosa contiene il basilico

  • Olio essenziale: estragolo (variabile = 0-30%), linalolo, canfora, geraniolo, cinnamato di metile, acetato di linalile, eugenolo (in relazione ai vari chemiotipi), E-beta-cariofillene
  • Flavonoidi, antiossidanti: vicenina, orientina, eugenolo e antociani, betacarotene, zeaxantina, luteina e criptoxantina
  • Ricco di minerali come rame, calcio, manganese, selenio, zinco, ferro, acido folico, magnesio
  • Contiene vitamine come la vitamina C, la vitamina E, la vitamina K.
  • Fonte di acidi grassi Omega 3

 

Proprietà del basilico

Gli studi su questa pianta sono numerosissimi e, benché l’utilizzo del basilico non abbia ottenuto l’approvazione ufficiale per alcun tipo di applicazione terapeutica, vengono attribuite numerose proprietà.

 

Antibatterico e antifungino: l’attività antibatterica dell’olio essenziale di basilico è attribuito al suo elevato contenuto di linalolo e estragolo, verso specifici batteri (Staphylococcus spp., Enterococcus spp., E. coli, Pseudomonas  aeruginosa, A. baumannii, A. hydrophila, B. cereus, Bacillus Subtilis, Enterobacter spp., Listeria spp., Proteus spp., Salmonella Spp., Serratia marcescens e Y. enterocolitica) e funghi (Candida spp., Rhodotorula spp. E Saccharomyces cerevisae)

Visto il suo potere antibatterico, si cerca di utilizzarlo come conservante naturale.

Antinfiammatorio: E-Beta-cariofillene (BCP) può bloccare i segnali che portano alla infiammazione associati all’artrite e intestino infiammato.

È stato dimostrato che l’integrazione di succo di basilico concentrato in pastiglie, può ridurre notevolmente le dimensioni delle articolazioni ingrossate e doloranti a causa dell’artrite.

 

Antiossidante per la sua alta concentrazione di carotenoidi come il beta-carotene (pro vitamina A), un potente antiossidante in grado di proteggere le cellule epiteliali dai danni dei radicali liberi e aiutarne a prevenire l’azione ossidante sul colesterolo. Quindi, aggiungi un bel po’ di basilico ai tuoi piatti per aumentare il sapore e i benefici cardiovascolari.

 

L’olio di basilico è usato principalmente in aromaterapia e per fare massaggi. Inalato e in infuso, può aiutare nei raffreddori, mal di testa, asma, stanchezza mentale, ansia. Quando utilizzato per fare un massaggio, può far aumentare il flusso di sangue e accrescere la quantità di nutrienti che raggiungono i muscoli stanchi e affaticati

 

Fonte di magnesio: favorisce la salute cardiovascolare, andando a migliorare il flusso del sangue, facendo diminuire, così, il rischio di ritmi cardiaci irregolari

 

Avvertenze

Evita l’assunzione di basilico se sei presenti unasensibilità accertata verso uno o più componenti.
L’estragolo contenuto nell’olio essenziale della pianta possiede attività mutagena e cancerogena in vitro; per tale ragione il suo utilizzo è controindicato anche in gravidanza, durante l’allattamento e nei pazienti in età pediatrica.

 

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Mangiare sano e con gusto si può anche se non hai tempo – parte 2

Oggi continuiamo il discorso aperto la scorsa settimana sull’organizzazione in cucina,  concentrandoci sulle strategie per ottimizzare tempi e risorse.

 

Congelare gli alimenti

Personalmente sono contraria ai prodotti del banco freezer: è vero che sono comodi, ma diventa difficile conoscere la provenienza e il grado di qualità del prodotto.

Meglio, quindi, acquistare prodotti freschi da congelare, come tali oppure dopo cottura, per poter organizzare pasti sani.

Ad esempio, preparare un buon minestrone di verdure fresche e poi surgelate, congelare il pane per averlo sempre a disposizione, evitando di andare spesso dal fornaio, congelare porzioni di ragù o altri sughi freschi. E’ possibile anche congelare monoporzioni di torte per la colazione (è difficile consumare rapidamente un dolce se si segue una dieta varia e non ripetitiva).

Io che amo fare il pane da me, ho una piccola scorta di lievito in freezer.

Al posto del ghiacciolo, in estate infilo in un bastoncino di legno (quelli degli spiedini) una fetta di ananas, di mango o papaia, di melone, etc. che diventano degli ottimi ghiaccioli naturali e ricchi in fibre.

Ricorda che per scongelare il cibo è necessario fare un passaggio in frigorifero, fino a scongelamento avvenuto (in genere una notte). Non lasciare il cibo sul tavolo a scongelare. 
Ricorda, inoltre, che il cibo già precedentemente surgelato non può essere messo nuovamente in freezer (quando compri il pesce controlla che non sia decongelato).

 

Le porzioni: usiamo la bilancia!

Per me il concetto di “porzione” è importante: bisogna fare attenzione a non cucinare più del dovuto, altrimenti che succede a quel pezzettino di pollo avanzato o quella cucchiaiata di risotto non finito? Di sicuro, per non buttarlo (e non nego che è un sano principio) finisce che esagero con le quantità.

Per quanto riguarda la pasta, il pane e cereali vari, non aver paura di utilizzare la bilancia! Questo strumento che spesso ci spaventa, potrebbe esserti di aiuto a non esagerare con le quantità e a lasciare spazio nello stomaco alle verdure che, ahimè, spesso saltiamo perché ci sentiamo già pieni.

 

Cucina più porzioni

Solitamente sia a pranzo che a cena il pasto è completo, mangiamo sia il primo che il secondo e verdure. Tuttavia non sempre ho tempo per preparare tutto, per cui mi sono dovuta ingegnare.

Se vuoi avere dei primi piatti pronti anche per i giorni successivi, utilizza cereali integrali come il farro, l’orzo, la segale: rilasciano meno amido e no fanno l’effetto “colla” come per la pasta raffinata. In questo modo potrai conservare in frigo qualche porzione in più e cucinare meno.

La stessa cosa vale per i secondi. Ricorda che una sana alimentazione è basata sulla giusta varietà che garantisce l’apporto di una vasta gamma di nutrienti. Alterna il pesce, la carne, i formaggi, le uova, i legumi. Garantire questa varietà non è impossibile. Come detto nell’articolo della scorsa settimana, organizza una tabella settimanale del menù e tutto diventerà più semplice. In caso di pasti più elaborati, prepara doppia porzione che potrai riproporre dopo 2-3 giorni.

Dopotutto il frigo conserva il cibo per qualche giorno e, se non voglio mangiare il pasto del giorno prima, posso aspettare al giorno successivo ed avere un pasto pronto.

Sughi, salse, vellutate di verdura, preparane porzioni extra da surgelare in vasetti di vetro: in questo modo avrai sempre qualcosa di pronto e buono.

Risparmia tempo: cucina più cose contemporaneamente

L’esempio più semplice è quello del forno: se prepari del pesce o della carne al forno, inserisci anche una teglia con verdure, risparmi tempo ed energia. In inverno potresti anche preparare delle mele cotte (l’acqua di cottura è un ottimo dolcificante da poter riutilizzare per la preparazione di dolci e granite)

Sui fornelli parti dal piatto che richiede più tempo, e successivamente dedicati a quella più breve. In questo modo avrai tutto pronto in tempi ravvicinati. Mentre prepari il ragù da surgelare, potresti lessare del farro per il giorno successivo o per la cena, o preparare delle verdure per i prossimi giorni. Dato che sei impegnata ai fornelli e stai sporcando la cucina, evita di farlo per una singola pietanza!

Condimenti multiuso

Vellutate, pesti e salse

Tutti ottime soluzioni per condire la pasta e non solo!

  • Puoi utilizzare delle creme di verdure per servire secondi piatti alla griglia e farli risultare meno stopposi
  • Puoi insaporire le verdure alla griglia: ad esempio, io adoro le melanzane alla griglia con il pesto
  • Sul pane tostato o gallette come bruschetta-snack

Per realizzare le cremine basta utilizzare un mixer e fino alla consistenza desiderata. Aggiungi del buon olio extravergine di oliva affinché la consistenza sia vellutata: non temere le calorie, l’olio crudo ha un’importante ruolo nel metabolismo dei grassi e nell’assorbimento delle vitamine.

In questa stagione frulla zucchine (anche crude), basilico e mandorle e condisci un primo piatto oppure un semplice filetto di merluzzo in padella. Ottimo anche sul pane tostato come merenda per tuo figlio al posto di una merendina o di un pacco di crackers confezionato.

Altri esempi:

  • Pomodori freschi, tipo San Marzano, basilico, poco aglio, olio EVO
  • Carote, zenzero e scorzetta di limone
  • Rucola, mandorle, grana, olio EVO

Io le chiamo le “creme svuota frigo”: quel gambo di sedano un po’ moscio, l’avanzo di zucchine bollite, quel pezzettino di formaggio avanzato… Non serve una ricetta, basta solo frullare. Per non esagerare con formaggi, frutta secca e oli, ricordati di usare le erbe aromatiche che esaltano i sapori a calorie zero! Utilizza anche i capperi, le olive, acciughe sotto sale e gomasio.

Se le conservi in frigo, ricorda di consumarli in 3-4 giorni, altrimenti prepara delle porzioni da congelare e utilizzare all’occorrenza.

Verdure

Se ti avanzano delle verdure, conservale pure per il giorno dopo. Cotte, crude, al forno, puoi riutilizzare gli avanzi per condire una pasta, arricchendola con un po’ di parmigiano o di pecorino grattugiato, qualche dadino di caprino fresco, un paio di fettine di prosciutto crudo fatte velocemente croccare in padella antiaderente. Se poi hai una fettina di carne a disposizione, potresti preparare degli involtini con le verdure avanzate, da cuocere in padella con un po’ di vino bianco e uno spicchio d’aglio.

Quindi, se cuoci le verdure fanne sempre un po’ di più da riutilizzare.

Carne e pesce

Spesso mi capita che avanzi della carne o del pesce della cena. Chiaramente non butto nulla ma riutilizzo gli avanzi per creare altri piatti.

Ecco degli esempi:

  • Una fettina di carne avanzata può diventare un ottimo condimento per la pasta: trita la carne ed aggiungila alle zucchine spadellate con la cipolla.
  • Del pesce in più può servire condire il riso del giorno successivo o per creare un’insalatona da piatto unico.
  • Se ho tempo, con gli avanzi del pesce cotto preparo i fish-burger.
  • Se ti avanzano dei legumi, puoi frullarli e preparare un ottimo hummus da spalmare sul pane. Oppure puoi preparare un ottimo hamburgher vegetale.

 

Come avrai potuto intuire, se vuoi mangiare in maniera sana e gustosa serve un po’ di organizzazione ed alcuni  accorgimenti che ti semplificano notevolmente la vita in cucina.

 

Cosa non deve mancare in cucina

Di seguito qualche dritta su cosa non far mancare mai in dispensa, per non rischiare di mangiare la prima cosa che capita o, peggio, di mangiare piatti pronti o fast food perchè in casa frigo e dispensa sono vuoti.

  • Legumi, sia secchi che precotti. Fonte di proteine vegetali e fibre, sono ottime soluzioni per preparare piatti unici oppure da aggiungere alle insalate
  • Le uova, altamente versatili in cucina
  • Pesce e carne freschi da porzionare e congelare
  • Un formaggio magro (es. ricotta, fiocchi di latte) e uno stagionato (es. grana)
  • Frutta secca e semi: si possono mangiare a merenda, aggiungere in un frullato o combinare con l’avena e infine aggiungerla a delle salse
  • Aglio, cipolla, erbe aromatiche (rosmarino, alloro, origano, etc.)e spezie (curcuma, curry, peperoncino, tec.) per insaporire i nostri piatti
  • Almeno tre varietà di verdure di stagione
  • Almeno due varietà di frutta di stagione
  • Limoni
  • Olive e capperi (se piacciono)
  • Conserve di pomodori
  • Tonno in scatola (meglio in vetro)
  • Pasta, pane e cereali integrali

 

Prendi allora  carta e penna  e comincia ad organizzare la tua dispensa.

 

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